Libri Magazine Giovedì 9 maggio 2019

Andy Warhol a fumetti, la graphic novel di Typex racconta la vita dell'artista

Magazine - La Pop art, termine coniato dal critico inglese Lawrence Alloway per descrivere un’arte che riporti attraverso le immagini le dinamiche della vita moderna, nasce come reazione all’abuso stesso dell’uso delle immagini che investì la società post bellica a partire dagli anni ‘50. Nuovi mezzi di comunicazione si impongono con forza con la pubblicità che elabora un linguaggio che crea bisogni e status accompagna la nascita della società dei consumi, una società che, diceva Andy Wharol, là dove non puoi contrastarla, la esponi.

In un contesto storicamente e socialmente nuovo la figura di Andy Warhol si impone come catalizzatore di arte pop, al punto che, attorno alle sue factory, si sono ritrovati in uno spazio di contaminazione reciproca artisti, cineasti e musicisti, che hanno riscritto il concetto di arte come mezzo di comunicazione di massa. In pieno spirito provocatorio, ma non troppo, non risulta osceno il confronto tra la corte di Warhol e quella raccolta di ingegni che ruotava attorno alla Firenze di Lorenzo il Magnifico. Nelle factory di Warhol, i suoi laboratori, sono passati personaggi del calibro di Mick Jagger, Jim Morrison, Salvador Dalí, John Lennon e Yōko Ono, Bob Dylan, Lou Reed e persino un arrogante e piuttosto dozzinale Donald Trump, all’epoca solo miliardario ed estremamente lontano dalla Casa Bianca.

Raccontare la vita di Warhol, spesso confusa tra reale e immaginato, è una sfida imponente che richiede un approccio per forza di cose innovativo, un tipo di narrazione che preveda una continua ricerca di trovate capaci di spiazzare il lettore. La vita stessa di Warhol può essere raccontata come una lunga performance d’artista, un’istallazione senza fine, un prodotto di consumo che richiede che anche il packaging sia proporzionato all’artista che contiene ed è questa la strada intrapresa da Typex.

Dopo una ricerca di 5 anni e un lungo lavoro sullo stile Typex, fumettista olandese che nel 2015 ha raccontato Rembrandt, ha realizzato una monumentale biografia a fumetti dell’artista statunitense partendo dai suoi diari.  Lavoro di grande spessore, oltre 500 tavole, e che è oggetto da osservare a partire dalla copertina prima ancora di essere affrontato come lettura.

Colori intensi e immagine iconografica dell’artista, un titolo accattivante, Andy, I fatti e la favola (Ed Bao Publishing, 562 pp, 29 euro) rimandano a una quarta di copertina curata con altrettanta dovizia mista a una voluta ironia. L’argento del taglio è un tocco che sottolinea come il libro sia oggetto prima che contenitore. Il volume è diviso in 10 capitoli, uno per ogni periodo artistico del protagonista. Ciascun capitolo mostra, in apertura, una carrellata delle personalità raccontate, come se si trattassero di personaggi, le guest star, di una serie TV nella quale al centro c’è, ineluttabile, Andy. Del lavoro colpisce, oltre alla grande perizia storiografica, soprattutto la ricerca stilistica che rende ogni capitolo un lavoro complesso, non banale e completo; si passa dal bianco e nero dell’infanzia, ai colori psichedelici degli anni ‘60, dalle retine monocromatiche dei ‘70, fino al nero macchiato di rosso che racconta i fatti che portarono al 3 giugno 1968, il giorno nel quale Valerie Solanas sparò, ferendo gravemente l’artista e il suo compagno di allora.

Typex non si presta a nessun tipo di atteggiamento critico nei confronti di Warhol o dei fatti che lo riguardano, nemmeno verso i più scabrosi, non è severo né indulgente, ma si limita a raccontarlo in maniera apparentemente distaccata, come si trattasse del risultato di una delle sperimentazioni cinematografiche della pop star. Diverso è l’atteggiamento verso il lettore, che è guidato con pazienza - esemplare la raccomandazione di leggere un capitolo alla volta - ma al quale chiede molto in termini di partecipazione all’opera.

Andy non è un volume semplice, a ben guardare non lo era neppure la vita di Warhol, una lettura faticosa al punto da correre il rischio di restare prigioniera di un comodino per settimane, soprattutto non va affrontato con supponenza, senza il dovuto rispetto verso un linguaggio, il fumetto, non una scelta casuale, perché è il mezzo migliore per raccontare la pop art essendone figlio legittimo. Il grande pregio del lavoro di Typex è quello di essere minuzioso, ma allo stesso tempo capace di sviluppare, tanto in un lettore competente quanto in un profano, la giusta curiosità verso la corrente artistica che Warhol rappresenta.

Una volta chiuso il volume, viene spontaneo cercare altre informazioni e alcune opere del personaggio che può ritenersi la prima pop star della storia, un artista talmente all’avanguardia da risultare complicato, ancora oggi, a oltre trentanni dalla sua scomparsa, ritenerlo semplicemente contemporaneo.

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