Magazine Lunedì 14 maggio 2018

Gli Arcanoidi di Maicol & Mirco: un'opera d'arte contemporanea. La recensione

Dettaglio della copertina degli Arcanoidi

Magazine - Quando si osserva una ghianda, si guarda un film, si legge un libro o un volume illustrato – è il caso de Gli Arcanoidi di Maicol&Mirco (Coconino Press, 136 pp, 18 Euro) –, occorre diffidare dalla semplicità e soprattutto non fermarsi quando si pensa di averla riconosciuta.

La diffidenza, in certi casi, deve essere il motore che consente di avere la curiosità di indagare, di tornare indietro e leggere, rileggere, saltare le pagine usando tutti i diritti del lettore sanciti da Pennac, in modo da poter comprendere quanto sia sottile la superfice per arrivare a misurare la profondità dell’esperienza che chi scrive ci ha messo a disposizione.

La capacità di narrazione allegorica di Maicol & Mirko l’ho scoperta leggendo Il Papà di Dio, (ed Bao Publishing, 960 pp, 29 Euro), nel quale, partendo da un apparente approccio dissacrante nel rapporto tra Dio, suo papà e satana, offre una riflessione sul rapporto, spesso conflittuale e sempre di reciproca crescita, che si instaura tra genitori e figli. Una lettura che scorre rapida, con pagine che si susseguono quasi come accade con i taumatropio, i libri animati, ma che è allo stesso tempo in grado di lasciare nel lettore dei semi che vanno in profondità e ai quali basta una seconda lettura, volutamente più attenta, per sbocciare. Un volume che sfida a superare la diffidenza inziale e si dimostra lettura ricca quanto interessante, uno spunto che invita a ragionare sul proprio ruolo, ora di figlio, ora di genitore, ora di amico.

Ad un primo approccio, quello che colpisce di Maicol &Mirco è senza dubbio lo stile. Con lui – che i due siano uno è una delle soprese che aspettano il lettore – il fumetto diventa sintesi estrema, tornando a una forma infantile. Il foglio su cui lavora viene affrontato con la stessa sfacciata dedizione di un bambino che disegna un mondo utilizzando solo un gruppo di linee e colori caotici. Il disegno perde dettaglio, prospettiva, sfondo, per trasformare la storia in essenza, puro messaggio, ordinata anarchia. Una prima occhiata, distratta, al loro lavoro fa storcere il naso; scarabocchi, vero, ma con una grammatica dettagliata e una struttura estremamente ricca; sottile, non semplice, e capace di andare in profondità.

Gli Arcanoidi, in questo senso, mostra tutta la capacità di narrazione del loro autore. I disegni che compongono il volume sono vettoriali,  sintesi estrema fatta di forme semplici e colori base, ma allo stesso tempo ciascuna tavola ha uno spessore tale da essere scoperta ogni volta un po’ di più.

Cervello, Celeste, Trappola, Gallina, Latte e Corazza sono sei creature che compongono l’intero popolo di un mondo pacifico, un mondo nel quale però è sufficiente un lutto, l’improvvisa e misteriosa morte di Gallina, per innescare una serie di eventi drammatici.

Proprio come nella vita:
un luogo accogliente e tranquillo
dove, per fortuna, ogni tanto
accade qualcosa di brutto

La morte scatena nei protagonisti, soprattutto in Cervello, una tempesta emotiva, un viaggio che lo porta a sperimentare, fino a farsi sommergere, tristezza, risentimento, ansia, paura, desiderio di vendetta come fossero declinazioni dell’amore per i suoi amici e volontà di preservare il proprio mondo. Sentimenti base che non contenuti diventano ossessioni dalle quali è impossibile liberarsi senza venirne cambiato profondamente.

Innumerevoli i livelli di lettura, nessuno banale, e altrettanti gli spunti di riflessione, tanto che la sua analisi è un’operazione personale, come fosse un messaggio che cambia per ogni lettore. Come avviene con certe opere di arte figurativa, dove forma e struttura sono decontestualizzate, anche con Gli Arcanoidi ci troviamo di fronte ad un’opera che è arte contemporanea, nella quale molto del messaggio dipende dal grado di ricezione, dall’insieme di empatia e vocabolario emotivo di chi lo legge.

Una lettura che, proprio per questo motivo, è possibile tanto per un bambino quanto per un adulto perché – ed è la qualità più grande di questo volume – il percorso che fa non è un’analisi del vissuto ma l’esatto opposto; un volume che si offre alla propria esperienza, che sia personale quanto sociale, come uno specchio attraverso cui poterla osservare e che conferma Maicol & Mirco come artista capace di sorprendere davvero.

Lo leggi una volta e ritrovi i rapporti tra amici, quelli di una vita, e il modo nel quale la loro evoluzione, fisiologica, porti a nuovi equilibri, anche a incomprensioni inattese e persino a rotture, ma anche alla loro evoluzione. Una forma di crescita valida per qualsiasi rapporto, tanto personale, quanto professionale o sociale. In questo senso l’allegoria finale al motto dei tre moschettieri, tutti per uno, uno per tutti, diventa riflessione più ampia sul concetto di rapporto tra singolo e branco, tra unità e collettività. L’epilogo, spietato, scuote nel profondo e, come quando si usa un video gioco, ad un nuovo livello. Analisi personale che diventa sociale.

Un nuovo passaggio potrebbe consentire di affrontare un’analisi critica della società e delle dinamiche che la trasformano continuamente. Interessante osservare, ad esempio, quanto sia permeabile a eventi drammatici, o alla loro percezione; basti pensare al rapporto con la paura, e come la percezione del pericolo, spesso invisibile, comporti cambiamenti radicali nelle scelte e nello stile di vita. Spesso la capacità di adattarsi a nuove dinamiche, alla base dell’evoluzione di qualunque specie, non necessariamente porta a passi in avanti.

Gli Arcanoidi della prima tavola, schiarati come fossero Barbapapà, sono creature profondamente diverse da quelle che troviamo nell’ultima parte, il loro è un percorso lungo e doloroso, segnato, come recita il sottotitolo, da Morte, Avventura e basta. La loro evoluzione però potrebbe essere un’illusione, la crescita un imbarbarimento, un nuovo ordine che abbandona la pace preparando la guerra non necessariamente è un passo in avanti. Il finale lascia uno stato di ansia che non è liberatorio, ma consente riflessioni profonde.

Se si osserva il volume come allegoria alle fasi di elaborazione del lutto si osserva come la fine del percorso, che di norma dovrebbe portare alla crescita, a un nuovo stato di coscienza, genera invece qualcosa che non necessariamente è positivo. Quando si fanno i conti con le emozioni senza essere preparato a gestirle è possibile esserne sopraffatto, è l’abisso che invece di essere osservato, osserva e trasforma.

Quello degli Arcanoidi è un volume capace di sorprendere e turbare, che lascia sul lettore tracce indelebili e che allo stesso conquista. Un volume da affrontare con curiosità e coraggio, e dal quale venire letteralmente travolti.

di Francesco Cascione

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