Magazine Mercoledì 4 aprile 2018

«Ho difficoltà a relazionarmi: sono donna ma dentro mi sento un uomo»

Se vuoi contattare il Dottor Marco Ventura scrivi una email a lettinovirtuale@mentelocale.it

Magazine - Salve,

sono una ragazza di 23 anni. Non so da dove cominciare, ci sono tante cose che vorrei dire... e così inizierò da quando avevo più o meno 4 anni e mio cugino mi ha molestata. È successo solo una volta, credo lui avesse 15 anni, questa cosa mi è ritornata di nuovo in mente poco tempo fa.

Fin da bambina ho sempre avuto problemi a relazionarmi con gli altri e venivo sempre esclusa dai miei compagni, da mia sorella più grande e altri cuginetti, mentre giocavamo. E ancora oggi non riesco a relazionarmi con nessuno.

Un'altra cosa, da sempre non mi identifico col mio corposono donna ma dentro mi sento uomo e questa cosa mi ha sempre fatto soffrire. A 16 anni ho anche lasciato la scuola, perché non ce la facevo più a essere esclusa e non riuscire a farmi conoscere per quello che ero davvero.

Conclusione: non ho né un lavoro né la patente, non frequento nessuno e sono sempre chiusa in casa. Esco raramente per andare da mio nonno o in città a fare compere con i miei (io abito in un paesino di campagna) non ho più sogni né hobby e non so cosa fare della mia vita e come risolvere la situazione. Spero possa aiutarmi.

Aspetto la sua risposta, grazie.

Buongiorno ragazza (?) di 23 anni,

nel breve riassunto della sua vita fino a oggi, vi sono alcuni aspetti che meriterebbero un'attenzione e comprensione che vanno al di la delle risorse di questo lettino. Senza nulla togliere all'importanza dei suoi ricordi, quello che mi ha più colpito è la sua difficoltà a relazionarsi con gli altri, presumibilmente anche a causa del fatto che, lei scrive: ...da sempre non mi identifico con il mio corpo: sono donna, ma dentro mi sento uomo e questa cosa mi ha sempre fatto e mi fa soffrire. E questo sicuramente è un aspetto che merita davvero di essere affrontato seriamente. E posso capire che, essendo lei in confusione e in difficolta con se stessa, si sia trovata in difficolta a integrarsi con gli altri. 

Ma immagino che, oltre a questo suo stato intimo, ci siano anche altri aspetti critici, meno intimi, e la spiegazione che, a 16 anni ho lasciato la scuola, perché non ce la facevo più a essere esclusa e non riuscire a farmi conoscere per quello che ero davvero, non mi basta. A 16 anni è difficile per tutti farsi riconoscere per ciò che si è davvero, visto che a quell'età si è tutti in una fase di transizione e neppure noi stessi sappiamo davvero chi siamo, e men che meno riusciamo a capire chi e  cosa saremo.

In tutto questo sarebbe anche molto interessante sapere come si sono comportati i suoi genitori e che aiuto le hanno dato. O non le hanno dato.

In ogni caso sono cose che appartengono al passato. Oggi lei ha 23 anni e anche se vive in un paesino, siamo pur sempre in Italia, nel 2018; e in questo Paese e in questo millennio ci sono molte attività che possono essere fatte senza dover specificare se si è uomini o donne, o tutto ciò che sta tra Uomo e Donna. Prendere la patente è una di queste.

Non vi sono più confini cosi rigidi tra abiti maschili o femminili e anche andare in palestra e studiare sono unisexCi sono molti sport che si possono fare a prescindere dal sesso e anche molti lavori e hobby. E se, ora come ora, non sente alcuna voglia, ne scelga lo stesso un paio e si costringa a impegnarsi.

E, visto che me lo chiede, per uscire dalla sua situazione questa è la prima cura.

Le suggerirei di incominciare uscendo da casa più che può, per fare la spesa o varie commissioni. Si iscriva in palestra o a qualsiasi altra attività che la mette in contatto con gli altri e lo faccia il più possibile a testa alta. Vada a scuola guida e si aspetti di sentirsi inadeguata e fuori posto, perché all' inizio sarà così. Per il semplice fatto che quando si comincia qualcosa di nuovo  tutti si sentono inadeguati e imbranati, a prescindere dalla propria identità sessuale più o meno definita. Nel fare questo si guardi intorno. Se non si limita a guardare solo i visi sorridenti (spesso finti o forzati) vedrà, che non è solo lei a sperimentare che le relazioni con gli altri sono sempre complicate, difficili, frustranti e solo raramente, piacevoli.

Poi,  se sentirà ancora un profondo bisogno, di fare chiarezza nel suo sentirsi uomo in un corpo di donna, la invito a prendere appuntamento con un bravo psicoterapeuta-sessuologo,  che la aiuti a fare pace con se stessa e trovare la strada a lei più congeniale per il suo futuro. Che le auguro più roseo del suo passato....

Saluti

Dott.Marco Emilio Ventura
Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
Genova

di Marco Ventura

Potrebbe interessarti anche: , Doc Omosex? Forse è solo ipocondria , «Mi piacciono le donne ma guardo gli uomini», il dubbio di Alessandro , «Nessuno riconosce i miei sforzi», lo sfogo e la risposta dello psicologo , «Mi sento più uomo che donna, sarò lesbica?», i dubbi di una ragazza , «La mia ragazza è attratta da un'altra ragazza ma non mi vuole lasciare. Cosa devo fare?»

Oggi al cinema

Risate di gioia Di Mario Monicelli Commedia Italia, 1960 Una notte di capodanno a Roma, Anna Magnani con uno spiumato boa di struzzo, Totò con il suo vecchio frac (e Ben Gazzara, compagno astuto nell’arte di arrangiarsi). Cercano compagnia, cercano d’infilarsi in tavolate che li rifiutano,... Guarda la scheda del film