©Sportmax
Magazine, 18/09/2026.
Vestirsi significa sempre più costruire un linguaggio personale. Non soltanto scegliere un singolo capo d’abbigliamento, ma mettere in relazione volumi, materiali e dettagli, combinando elementi diversi in modo da ottenere un equilibrio che possa cambiare insieme alle occasioni, alle stagioni e alla propria sensibilità.
Da questa prospettiva, il concetto di guardaroba coordinato conserva una particolare attualità. È anche uno dei principi sui quali Achille Maramotti fonda Sportmax nel 1969, insieme alla sartorialità e alla sperimentazione. Il brand nasce dall’esperienza della precedente collezione POP, rivolta alle giovani donne, raccogliendo suggestioni provenienti dallo sportswear americano e dalla Swinging London.
Da allora, la ricerca diventa una componente costante del suo percorso: non soltanto attenzione ai trend, ma esplorazione delle possibilità offerte da silhouette, tecniche, materiali e differenti sensibilità creative.
Nel corso dei decenni, Sportmax attraversa trasformazioni importanti senza rinunciare alla propria vocazione sperimentale. Negli anni Settanta, il contributo di figure come Nanni Strada e Jean-Charles de Castelbajac accompagna lo sviluppo dell’estetica del marchio, che nel marzo del 1976 presenta per la prima volta una collezione in passerella a Milano.
Gli anni Ottanta aprono invece una fase di ricerca orientata verso volumi, nuove tecniche e costruzione delle silhouette, grazie anche a interpreti come Peter Lindbergh e Guy Paulin. Nel decennio successivo lo sguardo si amplia ulteriormente, muovendosi tra tendenze differenti: neo-romanticismo, sportswear, minimalismo e grunge diventano territori da osservare ed esplorare.
Con l’ingresso nel nuovo millennio, Sportmax continua ad accrescere il proprio savoir-faire attraverso innovazione tecnica, inventiva e sperimentazione dei materiali. A restare centrale è la rappresentazione di una femminilità contemporanea, associata negli anni a una donna sofisticata e self-confident.
È nelle collezioni che questo percorso trova una dimensione concreta. Gli abiti eleganti Sportmax, per esempio, possono assumere forme differenti, dalle silhouette a sirena ai modelli in jersey con spalline strutturate, fino alle proposte a tubino, alle tuniche con punto vita definito e ai design caratterizzati da costruzioni asimmetriche.
Accanto a queste interpretazioni trovano spazio chemisier, modelli a collo alto oppure con scollature profonde sulla schiena, in un repertorio che alterna linee più essenziali a soluzioni dal carattere deciso. Anche la scelta dei materiali contribuisce a modificare la percezione del capo: la leggerezza della seta convive con la morbidezza della maglia, mentre jersey e denim introducono consistenze e possibilità espressive differenti.
Pensare al guardaroba come a un insieme coordinato significa però andare oltre il singolo prodotto. Le jumpsuit, proposte anche in denim o impreziosite da strass, ampliano le alternative disponibili attraverso modelli corti e lunghi, mentre cappotti, giacche e blazer permettono di intervenire sulla costruzione complessiva della silhouette.
Anche gli accessori diventano parte attiva del look. Una borsa a mano può accompagnare una composizione più definita, mentre un modello a spalla introduce un’attitudine differente. Allo stesso modo, décolleté e mocassini modificano proporzioni e registro dell’insieme. Gioielli e altri dettagli completano il dialogo tra i capi senza necessariamente occupare il centro della scena.
La contemporaneità, nella moda, difficilmente coincide con un’unica estetica. È piuttosto la capacità di mettere in comunicazione riferimenti differenti, modificandone il significato attraverso nuove proporzioni, accostamenti e materiali.
In questa libertà di costruzione il guardaroba diventa qualcosa di più di una sequenza di capi: uno spazio nel quale sperimentare identità, movimento e trasformazione. Ed è proprio nella possibilità di continuare a reinterpretarlo che la ricerca di Sportmax trova una delle sue espressioni più attuali.