Peste suina, la posizione di Federparchi Liguria sull'ordinanza del Governo - Genova

Peste suina, la posizione di Federparchi Liguria sull'ordinanza del Governo

Attualità Genova Venerdì 14 gennaio 2022

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© Pixabay

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Federparchi Liguria

Genova - In merito al problema dell'epidemia di Peste Suina nell'Appennino ligure, fra le Provincie di Alessandria, Genova e Savona, Federparchi Liguria desidera esprimere il proprio punto di vista, tanto sulla complessiva gestione della presenza del cinghiale, quanto sui provvedimenti adottati dal Ministero della Salute ed in parte dalle Regioni coinvolte. La premessa è che si è giunti a una situazione critica per il dilagare a macchia d'olio della presenza dei cinghiali sul territorio, anche per una confusione di fondo fra l'attività venatoria, peraltro pienamente legittimata dalle normative nazionali, ma da considerarsi attività prettamente ludico-sportiva, e l'attività di selezione e contenimento della specie, che è altra cosa e deve essere praticata con altri strumenti e obiettivi.

Fatta questa premessa, che tuttavia dovrà servire per giungere una volta per tutte alla ricerca di soluzioni durature ed efficaci nel controllo di questo selvatico il problema, nell'attualità, è rappresentato dalle ordinanze del Ministero della Salute, con relativa definizione dell'areale interessato, finalizzate al contenimento dell'epidemia in corso. Senza entrare nel merito dei provvedimenti autonomamente assunti dal Ministero della Salute, va fatto presente tuttavia che la chiusura prolungata (si parla di 6 mesi, e quindi fino al 13 luglio 2022) di interi territori montani ad attività importanti come escursionismo, MTB biking, turismo equestre, ricerca funghi, rischia di trasformarsi in un nuovo "lockdown" per un entroterra ligure già pesantemente colpito da due anni di pandemia portando alla chiusura di innumerevoli attività di ogni tipo il cui reddito proviene, del tutto o in parte, dalla presenza del turismo "outdoor": rifugi, agriturismi, attività alberghiere, guide naturalistiche, accompagnatori turistici, centri educazione ambientale, produttori tipici, in particolare nei settori carne, miele, latte, formaggi, taglialegna, allevatori, centri turismo equestre, ecc.

Federparchi Liguria vede colpiti in questo momento dal provvedimento ministeriale i Parchi del Beigua e dell'Antola, che gestiscono strutture ed attività e che sono stati in grado, seguendo tutti i protocolli di sicurezza necessari, di riaprire dopo il lockdown tutta una serie di iniziative all'aria aperta nel pieno rispetto delle normative. Chiediamo, pertanto, che i provvedimenti restrittivi alla mobilità pedonale e ciclabile siano quanto più possibile temporanei e provvisori, e che essi vengano comunque almeno graduati per livello di rischio territoriale e garanzie di pratica in sicurezza, per esempio evitando chiusure totali ma esclusivamente indicando prescrizioni quali l'obbligo di seguire i sentieri segnalati, non portare cani, consentire l'accesso a gruppi controllati, guidati e numericamente limitati, in particolare se diretti a mete precise quali rifugi, altre strutture di accoglienza, beni ambientali, storici e architettonici. L'ordinanza ministeriale sembra contemplare la possibilità di deroghe specifiche ed è su queste che il territorio dell'entroterra potrebbe contare per non trovarsi chiuso di fatto per mesi, e in tal senso chiediamo anche a Regione Liguria di farsi parte attiva alla ricerca di soluzioni meno penalizzanti.

Federparchi Liguria chiede inoltre che, come accaduto per bar, ristoranti, palestre e discoteche durante le chiusure collegate con la pandemia Covid-19, vengano previsti adeguati ristori per tutte le attività direttamente o indirettamente danneggiate, accelerando comunque per quanto possibile tutte le fasi dell'intervento avviato per evitare ulteriori danni ad una vasta utenza turistica ed all'economia di territori già pesantemente svantaggiati dalle limitazioni derivanti dall'epidemia Covid-19.

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