Osservatorio Astronomico del Righi: 90 anni di storia tra attività, laboratori e divulgazione

Walter Riva © Ancila Mettekkatt Walter Riva © Ancila Mettekkatt

Genova, 06/11/2025.

Sulle alture di Righi, poco sopra la città, c’è un luogo in cui Genova smette di guardare il mare e alza lo sguardo verso le stelle: l’Osservatorio Astronomico del Righi, un luogo che racconta quasi 90 anni di storia

«La sua storia comincia nella notte di Natale del 1939, per volere di due professori, Guglielmo Marconi (omonimo di colui che ha inventato la radio) e Alfredo Carlo Murri. Al momento dell’inaugurazione mancava ancora il telescopio, e pochi mesi dopo, il 10 giugno 1940, scoppiò la guerra e i due partirono per il fronte», racconta Walter Riva, direttore dell’osservatorio. 


Quando, a guerra finita tornarono a Genova per riprendere l’attività, trovarono la struttura in condizioni disperate: era stata occupata da una famiglia di sfollati che, per scaldarsi, aveva bruciato il legno originale della cupola. I due fondatori, impegnati poi in altre occupazioni lavorative, abbandonarono la gestione, che passò a due appassionati della zona del Lagaccio, Grasso e Maucero, che per vent’anni lo utilizzarono in forma privata. 

Verso la metà degli anni ’80 l’osservatorio tornò in stato di abbandono finché, alla fine degli anni ’90, il Club Castellaccio decise di intervenire: «Non si poteva sopportare quel degrado — ricorda Walter — ottennero la gestione, ripulirono l’area, ripararono la cupola e le scale».


Osservatorio Astronomico del Righi. Foto di Ancila Mettekkatt

Mancava solo un telescopio, e qualcuno disposto a riaprire le porte. Così, nel gennaio 2001, un gruppo di giovani appassionati – tra cui lo stesso Walter Riva – aprì l’osservatorio al pubblico per la prima volta nella sua storia, utilizzando un telescopio concesso da un astrofilo di Quarto. 

«La notizia fece rapidamente il giro della città. L’arrivo del Festival della Scienza, nel 2003 e la nostra partecipazione fin dal primo anno con un ruolo attivo, ci fece conoscere dal grande pubblico e dalle istituzioni. Da lì è cominciato tutto: è arrivato il telescopio che usiamo ancora oggi, un 28 cm motorizzato collegato al GPS, poi il filtro solare in H-Alpha per osservare e monitorare il Sole», prosegue il direttore.


Il telescopio dell'Osservatorio. Foto di Ancila Mettekkatt

Oggi l’osservatorio partecipa ai progetti dell’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), tra cui PRISMA, che monitora meteore e bolidi 24 ore su 24 con una camera a fish eye. «Il progetto ha già permesso di recuperare due meteoriti, nel 2020 a Cavezzo (Modena) e nel 2022 a Matera. Chissà, magari prima o poi ne troveremo una anche in Liguria anche se è un po’ difficile a causa della forma del nostro territorio accidentato e della presenza del mare», sorride Walter.


Osservatorio Astronomico del Righi con la cupola aperta. Foto di Ancila Mettekkatt

Nel frattempo, è arrivato anche il planetario digitale, che permette di osservare il cielo anche quando le nuvole lo nascondono. Grazie a queste tecnologie, l’osservatorio è oggi un punto di riferimento per scuole, famiglie, turisti e curiosi.


Il planetario dell'osservatorio. Foto di Ancila Mettekkatt

Le attività didattiche, i laboratori e gli eventi speciali — dalle eclissi alle congiunzioni planetarie all’alba — attirano ogni anno centinaia di persone. «Una volta abbiamo aperto alle 4 del mattino a Ferragosto per osservare il bacio tra Venere e Giove. Era pieno!». 

Oggi l’Osservatorio Astronomico del Righi è un ponte tra la scienza e la città. «Il nostro obiettivo è avvicinare tutti, soprattutto i giovani, all’altra metà del paesaggio: il cielo. Quel cielo che tutti vedono, ma che pochi conoscono. La nostra segreta speranza è che qualcuno, soprattutto i giovani, dopo essere stati qui cominci a interessarsi a queste materie e chissà un domani lavorare in questo campo e fare anche delle scoperte importanti, perché ecco in astronomia c'è ancora tanto da scoprire». 

Di Ancila Mettekkatt

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