Castello Mackenzie: il primo capolavoro di Coppedè a Genova. Storia, stile e accessibilità

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Genova, 20/10/2025.

Passeggiando lungo le Mura di San Bartolomeo, nel quartiere genovese di Castelletto, si rimane subito colpiti da un edificio fiabesco, con torri, logge e scalinate che sembrano usciti da un racconto medievale: il Castello Mackenzie. Costruito tra il 1893 e il 1905 dall’architetto fiorentino Gino Coppedè per volere dell’assicuratore scozzese Evan Mackenzie, rappresenta uno dei massimi esempi dello stile eclettico a Genova, una fusione armoniosa di elementi medievali, gotici e rinascimentali. 

La residenza sorge poco sopra piazza Manin, a pochi passi dalla stazione della ferrovia Genova-Casella, e rappresenta uno dei pochi esempi dello stile Coppedè presenti in città, insieme a Villa Coppedè, Castello Bruzzo e Castello Türcke.

 

Il Castello Mackenzie è noto anche come il capriccio da re, un nome che ben descrive il suo carattere sontuoso e scenografico. Ogni dettaglio architettonico parla di lusso e raffinatezza, dalla complessità delle facciate alla ricchezza delle decorazioni interne. 

La costruzione nacque sopra i resti di una villa seicentesca, della quale vennero recuperate e ampliate alcune parti, con l’aggiunta di grotte artificiali e altri spazi. L’intero complesso si estende su oltre 4.000 metri quadrati, comprendendo il parco, le grotte e l'edificio principale. 

In origine destinato a residenza privata della famiglia Mackenzie, l’edificio cambiò più volte la funzione nel corso del Novecento. Dopo la morte di Evan, nel 1935 la figlia decise di venderlo: da allora il castello divenne sede del Comando dei Carabinieri, poi Comando Militare durante la Seconda Guerra Mondiale. E, in seguito, ospitò la Società Ginnastica Rubattino, che lo utilizzò come palestra.


Foto di Ancila Mettekkatt

Negli anni Ottanta il castello fu acquistato dal collezionista americano Mitchell Wolfson Jr., fondatore della Wolfsoniana di Nervi, che avviò un importante progetto di restauro, purtroppo mai portato a termine. A riportare nuova vita al castello fu infine il restauratore toscano Marcello Cambi, che negli anni Novanta lo trasformò nella sede della sua Casa d’Aste Cambi, restituendo all’edificio il suo antico splendore.  

Entrando dal cancello principale, situato lungo le Mura di San Bartolomeo, si accede al cortile interno, da cui partono le scale che conducono alle grotte artificiali e al chiostro. All’interno del castello, gli ambienti visitabili includono l’atrio, la cappella sconsacrata e il terrazzo.

L'atrio ospita una copia della celebre Venere di Capua, un grande affresco che rappresenta un corteo di personaggi in costume e la nascita del Banco di San Giorgio a Genova nel 1408 attribuita a Carlo Coppedè, fratello di Gino, e un camino. La cupola è dominata da un maestoso lampadario costituito da due cerchi concentrici raccordati da montanti e alternati a figure di putti che poggiano i piedi sul cerchio inferiore e che reggono con la testa e le braccia su quello superiore e illumina l’atrio e le scale.


Foto di Ancila Mettekkatt

Salendo, si incontra un altro affresco che ritrae lo stesso Gino Coppedè mentre mostra a Evan Mackenzie il progetto dell’edificio. Nella cappella, oggi sconsacrata, sono presenti dipinti, lampadari, vetrate dipinte e un organo. Subito vicino alla cappella si trova un terrazzo accessibile con in mezzo un pozzo a forma cilindrica, scolpita in pietra con un supporto in ferro battuto. 

Oggi il Castello Mackenzie è aperto al pubblico solo in occasioni speciali, come nei giorni che precedono le aste organizzate dalla Casa Cambi, grazie alle visite guidate come quelle di Discover Genova, durante le Giornate FAI e i Rolli Days. Tuttavia, il parco, il giardino, il cortile e le grotte artificiali sono sempre accessibili, per chi vuole fare un salto per ammirare questo goiello di Coppedè dall’esterno e per fare qualche scatto.

Di Ancila Mettekkatt

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