Genova Jeans Week, Montanari: «L'evento non si farà. È fuori da ogni criterio di sostenibilità»

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Genova, 14/10/2025.

Quest'anno, la Genova Jeans Week non ci sarà. A dirlo è l'assessore alla Cultura del Comune di Genova Giacomo Montanari, che in consiglio comunale ha risposto a un'interrogazione presentata dalla consigliera Anna Orlando, ex curatrice della manifestazione. Il motivo è una gestione definita dallo stesso Montanari ''fuori da ogni criterio di sostenibilità'', con spese complessive che, in due anni, hanno superato gli 1,5 milioni di euro.

La manifestazione, nata con l'obiettivo di legare Genova alle origini storiche del tessuto denim, aveva ricevuto critiche crescenti per l'elevato investimento pubblico e per l'effettivo ritorno in termini culturali e turistici. Orlando, difendendo l'iniziativa, ha parlato di un ''grande successo'', portando a esempio il raddoppio dei visitatori al Museo Diocesano durante la settimana della manifestazione. Nella sua interrogazione, ha anche chiesto se l'amministrazione intenda valorizzare le opere donate dagli artisti coinvolti e proseguire con eventi collegati. 

All'orizzonte, quindi, nessuna edizione nel 2025 o in futuro, con una chiusura al progetto. Dice Montanari in consiglio: «Relativamente alla Genova Jeans Week e a Genova Jeans devo affermare, dati alla mano, che sono state tutt’altro che un successo. La lettura dei dati relativi a tali eventi ha portato questa amministrazione a dover prendere atto, in maniera inoppugnabile, di spese ampiamente fuori da ogni criterio potenziale di sostenibilità, sia in relazione alla progettazione dell'evento, sia in relazione alla misurazione dell'impatto e delle ricadute su cittadini e turisti, così come sulle attività produttive del tessuto territoriale coinvolto. Su quest'ultimo punto, per altro, non esistono indagini accurate relative alle presunte ricadute di carattere sociale e di carattere economico: gli unici dati certificati sono relativi agli ingressi presso spazi che potevano erogare biglietti o verificare la presenza di visitatori con modalità proprie, mentre per le altre presenze ci si affida a stime, di cui non sono note - nella documentazione disponibile - le modalità di accertamento''.

Prosegue l'assessore alla Cultura: ''Ho fatto ulteriori verifiche, notando che non erano state calcolate nelle spese per le edizioni 2023/2024 i costi a gravare sul bilancio 2022, ma previsionali per il 2023: al netto di queste verifiche i costi complessivi risultano quindi più alti di quelli da me precedentemente comunicati, salendo a 1.597.272 euro. I dati delle presenze certificate, quelli di accessi museali, si attestano - secondo i documenti in nostro possesso - a 4.713 nel 2024 e 2.860 nel 2023, che avevo arrotondato (al rialzo) a diecimila presenze nella mia precedente comunicazione. Sono poi indicati numeri non verificabili in generale sul pubblico, di cui però - ripeto - non sono noti i sistemi di calcolo e verifica, come anche specificato dagli uffici competenti. Da parte di questa amministrazione, dunque, non sono attualmente previste attività su queste tematiche in ragione di questi squilibri, risultati in una enorme perdita di credibilità del format che - se vorrà essere replicato - dovrà essere completamente trasformato e ristrutturato, guadagnando - in primis - una sostenibilità economica e, in seconda battuta, ricevendo una concreta valutazione degli impatti sul territorio, a livello sociale ed economico».

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