Liguria, 20 piccole tartarughe nate ad Arma di Taggia. Deceduto l'esemplare soccorso a Monterosso

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Genova, 01/09/2025.

Sono altre 20 le piccole tartarughe nate nel nido di Arma di Taggia, messo in sicurezza lo scorso giovedì 28 agosto. Gli esemplari sono sbucati dalla sabbia poco prima di mezzanotte. A causa del forte inquinamento luminoso da terra, per l’ingresso in acqua è stato necessario l'intervento dei biologi dell'associazione Delfini del Ponente, di presidio al nido insieme ai numerosi volontari, in accordo e in contatto con il Gruppo Ligure Tartarughe (GLIT).

Il GLIT ricorda che l'inquinamento luminoso ha un impatto importante durante l’emersione dal nido e il raggiungimento del mare. I piccoli esemplari, infatti, sono attratti normalmente dal riflesso della luna sull’acqua che li guida fino al mare e all’ingresso in acqua. Se nelle vicinanze del nido ci sono forti sorgenti luminose a terra, le tartarughine invece di dirigersi verso il mare si dirigeranno verso terra con esiti letali.

La schiusa è stata seguita con grande partecipazione da cittadini che si sono coinvolti a supporto dei biologi e volontari in questa delicata operazione. Nel nido continua il monitoraggio h24 in quanto potrebbero essere presenti altri piccoli, la cui fuoriuscita potrà avvenire nei prossimi giorni.

Prosegue il monitoraggio sugli altri 8 nidi liguri a Laigueglia, Varazze, Alassio, Zinola, Imperia, Sarzana e Riva Ligure, condotta dal GLIT in collaborazione con le associazioni Menkab e Delfini del Ponente e Società Naturalistica Spezzina, in quanto si avvicina per tutti il periodo di possibile schiusa. In particolare, nel nido di Zinola, in questi giorni è prevista una visita di ispezione per verificare la situazione.

Deceduta la Caretta caretta soccorsa a Monterosso

L'esemplare di tartaruga Caretta caretta recuperato a Monterosso venerdì 29 agosto scorso e arrivato nella stessa giornata all'Acquario di Genova, è deceduto nella giornata di domenica. L'animale, 40 kg di peso, 69 cm di lunghezza e 65 di larghezza, riversava in condizioni critiche ed era in prognosi riservata sotto stretta osservazione dello staff dell'Acquario. La tartaruga è stata avvistata di fronte al paese vecchio di Monterosso in evidente difficoltà, segnalata dai bagnanti e recuperata grazie anche all'intervento della Polizia Municipale di Monterosso.

A momento del ritrovamento, è stata allertata la Capitaneria di Porto e sono intervenuti anche il Parco Nazionale delle Cinque Terre e i tecnici dell’Area Marina Protetta per il trasporto verso Genova. La carcassa viene ora presa in carico dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta per gli esami autoptici che consentono di verificare la causa della morte.

Si ricorda che chiunque avvisti un esemplare in stato di difficoltà deve allertare immediatamente la Guardia Costiera - chiamando il numero 1530 o il 112 - che a sua volta contatta immediatamente gli esperti dell’Acquario di Genova, i quali valutano il caso e la necessità effettiva di intervento e danno indicazioni su come operare. Nessuno è autorizzato a recuperare di propria iniziativa (anche se a fin di bene) le tartarughe prima di avere il nulla osta dalla Guardia Costiera. Si ricorda che la cattura delle tartarughe è vietata dalla legge, in quanto specie protetta dalla Convenzione CITES.

L'attività di pronto soccorso tartarughe di Acquario di Genova è svolta in accordo con i Carabinieri Servizio CITES, che coordinano a livello nazionale l'applicazione della Convenzione di Washington che tutela questi animali, e in collaborazione con la Guardia Costiera, nell'ambito delle attività previste dal Protocollo d'intesa vigente tra la Direzione Marittima della Liguria e l'Acquario che ha l'obiettivo di definire e gestire i principi di intervento in caso di segnalazione, avvistamento o ritrovamento di esemplari di fauna marina feriti o in difficoltà, oltre che nel comune intento di rilanciare, in ogni favorevole occasione, un messaggio di massima sensibilità ambientale per stimolare l'utente del mare ad un radicale cambiamento culturale proteso al massimo rispetto dell’ambiente marino.

Diverse sono le cause che portano al ricovero degli animali. Tra le principali: interferenze con le attività di pesca, reti fantasma in cui rimangono imprigionate, ami di palamiti nella cavità boccale o nel tratto digerente, reti a strascico e da posta, ingestione di corpi estranei, quali ad esempio sacchetti di plastica scambiati per meduse che fanno parte della dieta naturale di questi rettili; impatto con imbarcazioni a motore, che arrecano traumi e ferite sul carapace o sul capo, a volte letali; patologie debilitanti che provocano lo spiaggiamento dell’animale; sversamenti o presenza di petrolio.

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