© Ancila Mettekkatt
Genova, 05/08/2025.
Il fototrappolaggio naturalistico è una tecnica videofotografica utilizzata per analizzare e studiare il comportamento degli animali selvatici nel loro habitat naturale senza interferenze umane, grazie a piccole telecamere mimetizzate che si attivano al passaggio della fauna. Per scoprire questa pratica affascinante abbiamo seguito Simone Rutella e Gianfranco Dellacasa di Fototrappolaggio Liguria durante uno dei loro sopralluoghi in un bosco della Val Bisagno.

Simone Rutella (destra) e Gianfranco Dellacasa (sinistra)
Gianfranco ha cominciato più di dieci anni fa, spinto dalla passione per la montagna e la fotografia: «Andavo in montagna con la macchina fotografica e mi sono detto: se esistono videocamere che si attivano da sole, perché non provare?». All’epoca le fototrappole erano costose, ma la curiosità lo ha spinto a fare il primo passo; poi non si è più fermato. Qualche anno dopo, nel 2019, anche Simone si è avvicinato a questo mondo, quasi per caso: «Un amico mi chiese di accompagnarlo a posizionare una fototrappola. Non sapevo nemmeno cosa fosse, ma quando ho visto cosa permetteva di osservare, me ne sono subito innamorato».
Poi Simone e Gianfranco hanno iniziato a collaborare e fino ad oggi hanno realizzato centinaia di riprese di lupi, daini, caprioli, volpi e cinghiali, tutti ripresi nel loro comportamento naturale, lontano dallo sguardo umano. Oggi le loro fototrappole, che documentano la vita della fauna selvatica, sono una decina e sono posizionate tra la Val Trebbia, la Val Bisagno e la Val Brevenna.
Il fototrappolaggio non è però privo di ostacoli. Oltre ai rischi ambientali, le minacce più frequenti arrivano da chi non vede di buon occhio queste attività: «Ci è capitato di trovare le nostre fototrappole distrutte o addirittura sparite». Ma le difficoltà non li hanno mai fermati.
Oltre al monitoraggio, Simone e Gianfranco portano avanti anche un'importante attività divulgativa. Parlano spesso dei comportamenti da tenere in caso di avvistamento di animali selvatici in città, come lupi o cinghiali.
«I lupi che si vedono in città sono spesso esemplari in dispersione», spiegano, «Sono giovani che lasciano il branco per cercare un nuovo territorio dove creare un proprio nucleo. Passano per i centri abitati, ma non si fermano». E sottolineano un concetto fondamentale: il lupo ha paura dell’essere umano, non è pericoloso se non si interferisce con il suo comportamento.
I casi di predazione da parte del lupo sono in realtà una minoranza, e nella maggior parte degli episodi i cani coinvolti sono vittime di incontri con altri animali, in particolare con i cinghiali: «A differenza di caprioli, cervi o daini, che scappano di fronte a un pericolo, il cinghiale può reagire e attaccare se si sente minacciato», spiegano. I suoi cocci, ovvero le zanne, sono armi naturali che lo rendono capace di ferire gravemente — se non uccidere — un cane, specialmente quelli impiegati nella caccia.
L’intento dei due naturalisti non è quello di negare l’esistenza di conflitti tra uomo e fauna selvatica, ma piuttosto di riportare la discussione su un piano razionale, lontano dalla disinformazione e dai giudizi affrettati.
Nel caso di avvistamento della fauna selvatica in città, la regola d’oro è una: «Mai dare da mangiare agli animali selvatici». È proprio questa abitudine, spiegano, che ha favorito la permanenza di cinghiali in zone urbanizzate come la Val Bisagno. «La Liguria è una delle regioni più boscate d’Italia, quindi le risorse alimentari non mancano», spiega Simone. Altra precauzione importante, soprattutto in presenza di lupi, è tenere sempre i cani al guinzaglio: un cane libero può rappresentare un rischio, sia per l’incolumità dell’animale che per il possibile incontro con i lupi, che non sempre attaccano, ma talvolta possono perfino accoppiarsi con i cani.
Ma il vero pericolo nei boschi, a sorpresa, non arriva dai grandi animali. «I rischi maggiori – avvertono – sono rappresentati dalle zecche, che in questa stagione sono particolarmente attive». Le precauzioni sono semplici ma fondamentali: indossare pantaloni lunghi, chiari e controllarsi attentamente al rientro.
In caso di morso, è essenziale evitare rimedi casalinghi come olio o sapone, che possono peggiorare la situazione: «L’unico modo corretto per rimuoverle è usare una pinzetta, afferrarla vicino alla pelle e tirare con decisione». Dopo la rimozione, è importante monitorare la zona per eventuali segni di infezione.
Per conferenze, seminari e mostre contattate fototrappolaggioliguria@gmail.com
Di Ancila Mettekkatt