© Ancila Mettekkatt
Genova, 07/07/2025.
C’è chi, nascosto dietro a una tastiera, le scrive «Torna in cucina», ma questi messaggi sui social non fermano Kim Spolidoro, giovane motociclista genovese fresca di laurea in medicina e fotografa.
Kim ha imparato a rispondere con determinazione, benzina e coraggio a commenti come questo. Il suo mondo è fatto di curve strette, motori che ruggiscono e tanta passione: quella che l’ha portata a scegliere la strada e la pista come ambienti in cui sentirsi libera. Quando arriva all’appuntamento in sella alla sua Triumph, con il casco e lo sguardo deciso, è chiaro che gli stereotipi li ha già trascesi da un pezzo.
Cominciamo con una domanda diretta: com’è essere una donna nel mondo delle moto?
«Secondo me le donne nel motociclismo hanno dei vantaggi, soprattutto nel settore più agonistico e di pista. Riusciamo ad avere più visibilità, più sponsor, più occasioni. In un certo senso, essere donna in questo mondo è anche un privilegio».
Quando è iniziata la tua passione per le moto?
«A 14 anni. Mio papà ha rifiutato di prendermi uno scooter. Mi disse:Ti prendo una moto, è più sicura, ha ruote più grandi e freni più potenti, e ovviamente ho colto la palla al balzo. Così ho iniziato con la moto da strada. Poi, intorno ai 19-20 anni, è arrivata anche la pista».
Chi ti ha influenzato di più in questo percorso?
«Sicuramente mio papà, che non è motociclista ma mi ha trasmesso la passione per la meccanica. Poi mio nonno, che mi portava in moto da piccola, e tanti amici incontrati lungo la strada».
Che sensazioni hai provato quando sei salita in sella per la prima volta?
«È stata un’esperienza traumatica. Mio padre non mi aveva spiegato nulla: Molla la frizione e accelera, mi aveva detto. E la moto continuava a spegnersi. Non sapevo cosa fosse il punto di stacco della frizione, non toccavo a terra e rischiavo di cadere ogni volta… Ma ne è valsa la pena!».
Ti consideri più un'appassionata di strada, pista, offroad o altro?
«In questo periodo uso la moto soprattutto su strada, ma se dovessi scegliere direi pista. Però anche l’offroad è divertente».
Qual è la gara più memorabile a cui hai partecipato?
«È il Winter Trophy. L'ultima volta mi sono tenuta dietro un po' di uomini, ed è stato divertente. Invece la gara che non dimenticherò mai è stata la mia ultima di campionato, Triveneto di Supermotard, in cui la moto mi ha abbandonata a metà gara perché si è rotto il motore».
Che consigli daresti a chi vuole iniziare?
«Di provare con le pit bike. Sono basse, poco potenti e molto divertenti. A Varese c’è una pista che ne ha di molto carine. Oppure iniziare con moto come la 125, opuure uno Z650 o MT-07, che non hanno un’erogazione troppo brusca e ci si riesce ad abituare subito. Ma ho anche un consiglio un po’ più sentimentale: spesso andare in moto fa paura, ma bisogna farlo lo stesso. Anche se sei spaventato, fallo. Prima o poi la paura passa… E restano solo la gioia, il divertimento e la soddisfazione».