Le Distanze, da Genova al palco di Firenze Rocks. L'intervista alla band tra sogni e progetti

Genova, 10/07/2023.

Andrea Manuel Pagella alla voce e alle tastiere, Lucas Queirolo alla chitarra, Saverio Campese alla batteria e Corinna Lanari al basso. Neppure sessant'anni in quattro, loro sono Le Distanze, rock band composta da ragazzi giovanissimi, che da Genova si sta facendo strada nel mondo della musica. Questa strada annovera tra le sue tappe l'apertura del concerto di due mostri sacri del rock, come la band britannica The Who e il chitarrista americano Tom Morello, che milita nei Rage Against The Machine e in passato negli Audioslave. Tutto questo è successo lo scorso 17 giugno a Firenze Rocks, alla Visarno Arena.

Iniziamo la nostra chiecchierata al fresco di Spianata Castelletto, con la città di Genova che si apre sotto di noi, partendo dalla genesi della band: «Tutto è partito da Andre e Save, dopo un cambio di chitarrista è arrivato Lulù e io sono arrivata tramite una segnalazione da parte di alcuni insegnanti di musica», ci racconta Corinna, 19 anni, una cascata di riccioli rosso mogano e una passione per il basso. «A volte mi sento un po' la loro mamma, devo rimetterli in riga, ma mi sono subito trovata benissimo con i ragazzi!».

I ragazzi hanno tra i 16 ai 17 anni e vista la loro età, per accedere al palco del Firenze Rocks, i genitori hanno passato una giornata intera a firmare tutte le deleghe necessarie per permettere ai minorenni di partecipare al festival in tutta sicurezza. «Ci siamo esibiti alle 16.30», ci racconta Andrea, che poi aggiunge: «già che ci siamo, lancio un appello... cambiate un po' sta legge, così ci possiamo esibire di notte!»

Nonostante la giovanissima età, Le Distanze sembrano essere dotati di idee già chiare e precise: «Noi saliamo sul palco per divertirci e per far divertire», afferma Andrea, cha sembra avere scintille in quegli occhi azzurri penetranti, oltre che una navigata attitudine da entertainer un po' tenebroso. «Può sembrare una cosa scontata, ma è sul serio così. Noi vogliamo mandare un messaggio, che non è mai lo stesso, dipende dalla canzone, come nel caso di It's life, un pezzo che suoniamo sempre per ultimo nei nostri live perchè è molto coinvolgente. Parla proprio del fatto che noi vogliamo fare questo nella vita».

Come in ogni band, a ciascun membro corrisponde una caratteristica. Andrea è super diretto, Corinna è l'organizzata con i piedi per terra, Lucas, di origini cilene, è un poliglotta che parla spagnolo, italiano, inglese e tedesco e sembra solido come una roccia, Saverio è il pacato, che che però dietro i tom della batteria si sfoga e diventa un vero e proprio motore. C'è una caratteristica che li unisce però, oltre all'amore per la musica, ossia una formazione seria e ponderata, data dalla fequentazione del liceo musicale e del Conservatorio. Ciò ci riporta subito all'assunto secondo cui, quando si possiede una profonda conoscenza delle basi e si conoscono le regole, queste poi si possono eventualmente rompere: «Questa cosa è sacrosanta», afferma Andrea, «prendiamo ad esempio il metal. Se si ascoltano i musicisti che conoscono il passato, la musica classica, le basi della teoria e dell'armonia (entrambe necessarie per la composizione), è evidente la differenza con chi queste basi non le ha. I brani scritti da chi ha una formazione hanno un senso diverso, lo stesso vale per la longevità di una canzone e anche per eventuali errori commessi sul palco o in sala di registrazione. Se si ha un background solido, la consapevolezza dell'aver fatto un scivolone è differente, così come la natura dell'errore stesso». «Essere musicisti è quello che vogliamo fare come lavoro, per svolgere ogni mestiere devi studiare, quindi tutto torna», conclude Corinna.

Vedere dei musicisti così giovani avere le idee così chiare è una vera e propria ventata d'aria fresca. Certo, a quell'età c'è anche un po' di sana incoscienza, ma la passione dei membri della band ha sicuramente radici ben salde: «Io ho iniziato a 6 anni, principalemente per impegnare i miei pomeriggi», ci racconta Saverio, dimostrando una precoce attitudine all'impegno.

«Io giocavo con il pianoforte di mio fratello, perchè a lui non piaceva!», interviene Andrea, «per il canto è andata in maniera un po' diversa. Mia madre aveva un'amica, coinvolta in Sanremo Giovani, che trascorreva dei periodi a casa nostra nel periodo della manifestazione. Aveva le attrezzature per provare i brani, io sono rimasto ionizzato e da lì è iniziato tutto, avevo solo 5 anni».

Corinna proviene da una famiglia di musicisti e la sue sue ninne nanne erano le note del folk irlandese: «Cantavo già da piccola, poi ho iniziato a suonare la chitarra, ma non la sentivo mia. Successivamente ho scoperto il basso, che è diventato il mio grande amore e attualmente mi sto dedicando allo studio della batteria, per completare la mia formazione nella sezione ritmica».

Per quanto riguarda Lucas, si scorre all'indietro fino al momento in cui ha iniziato a camminare in maniera abbastanza stabile da arrampicarsi su uno sgabello da cui dirigeva la sua orchestra immaginaria: «Anche nella mia famiglia siamo tutti musicisti e il pianoforte di mia madre catturava la mia attenzione. Ho suonato diversi strumenti negli anni, ma ora sono specializzato in pianoforte e chitarra».

Nel 2021 Le Distanze hanno fatto tappa a Sanremo, non ancora durante la kermesse ufficiale dell’Ariston, ma a Sanremo Rock, vincendo la sezione Trend. Da quel momento la band ha un produttore e si sono aperte molte porte, tra cui quella che porterà all'uscita del primo album e la partecipazione a Firenze Rocks 2023, che si è rivelata essere non solo l'occasione di calacare lo stesso palco dei The Who e di Tom Morello, ma anche di essere il primo concerto in assoluto di Andrea: «Praticamente il primo concerto a cui ho assistito è stato il mio!».

A proposito di concerti, Lucas è reduce da quello spettacolare dei Coldplay allo stadio San Siro di Milano: «È stato il più bello che abbia mai visto, veramente magico, con una produzione pazzesca!». Perchè le luci e i braccialetti illuminati che colorano gli stadi negli show della band di Chris Martin, secondo Andrea, sono frutto proprio di una sinergia perfetta tra gli artisti e il team della produzione, che mette in pratica, sostiene e amplifica le idee che provengono dai musicisti.

Tornando all'avventura targata Firenze Rocks: «Io ho saputo della nostra partecipazione dopo aver portato fuori il cane e ho cacciato un urlo talmente forte da essere percepito fino al sesto piano del mio palazzo», sorride Corinna. Ancora prima dell'uscita del loro primo album,  i ragazzi sono stati quindi catapultati in uno dei festival più amati in Italia, che ha ospitato negli anni artisti come Eddie Vedder, The Cure, Iron Maiden, Guns 'n Roses e tanti altri.

Dietro le quinte hanno avuto tempo di assorbire tutta la meravigliosa frenesia dei grandi eventi e si sono concessi anche  una partita a calcetto con Tom Morello in persona. Tutto sommato non male per quattro appartenenti ad una Generazione Z, che spesso viene un po' sottovalutata dai più grandi, quando non addirittura tacciata di essere priva di idee e prospettive per il futuro.

I ragazzi spingono per l'uscita del nuovo album, che per ora è ancora in cantiere, aspettando l'assestamento di alcune fasi di produzione: «Tutto sommato, però, meglio aspettare e avere un buon prodotto, invece che fare le cose di fretta», dichiarano in coro Le Distanze.

A proposito di produzioni e di tutto ciò che fa parte della progettualità di una band, anche il look ha una parte importantissima. Loro si definiscono versatili, eccentrici, con un tocco glam, che ricorda i The Struts, band britannica che attinge a piene mani da gruppi come i Queen del periodo primissimi anni Settanta, quando Freddie & Co. facevano largo uso di eye liner, smalto nero e outfit scintillanti.

«Tra poco mi vedrete in minigonna sul palco!» dichiara Andrea. Da questa afferamazione al paragone con Damiano dei Måneskin il passo è brevissimo, anche se un po' scontato. Entrambi i gruppi hanno quattro componenti, l'unica ragazza presente suona il basso: queste caratteristiche hanno effettivamente sollevato qualche titubanza iniziale da parte della casa di produzione, timorosa di un copia/incolla, che però, a pensarci bene, non è molto diverso da ciò che successe alla miriade di gruppi che hanno calcato le scene del rock nelle varie epoche, con look e formazioni simili. Basti pensare agli anni Sessanta, in cui all'apice c'erano i Beatles e le loro divise con giacca e cravatta, riprese oltreoceano da gruppi altrettanto di successo, come i The Animals di The house of the rising sun. Musicalmente Le Distanze e i Maneskin sono diversi e questo basta

L'argomento ci porta ad approfondire una teoria intrigante, che circola da un po', secondo cui i Måneskin avrebbero riportato in auge il rock, in un ambiente musicale dominato (e per alcuni inquinato) da stili come trap e reggaeton, duri da far digerire a molti: «Non è cambiato niente, in realtà», afferma Andrea. «La musica si evolve, non si può fermare. Piuttosto, ci sono dei movimenti, degli stili del passato che non muoiono mai. Uno di questi è il rock, lui non muore mai e quindi ritorna. Chi lo ama, con o senza gruppi che in un determinato momento sono in hype, continuano ad ascoltarlo, anche tra i giovani che sono circondati dalla trap».

Già, la trap! Sia Saverio sia Andrea la trovano interessante, la rispettano come genere, così come rispettano alcuni artisti che la suonano, tipo Sfera Ebbasta, i cui live sono sempre un grande successo di pubblico. Parlando con quattro giovani viene fuori un'opinione stimolante secondo cui, quando si parla di rock si parla di bravura dell'artista, quando si parla di trap si parla di furbizia, scaltrezza e attitude e anche questo merita rispetto. «È questione di gusti, sicuramente», afferma Saverio, «ma stiamo parlando di musica e la musica, di per sé, ha sempre un senso, è cultura, descrive vite ed esperienze diverse». 

A coloro che non capiscono la trap, inoltre, questi quattro giovani dotati di un'apertura mentale ammirevole, che aiuta anche i più vintage ad avere uno sguardo nuovo e fresco su cosa sta accadendo nel mondo musicale, invitano all'ascolto, a cercare di capire cosa c'è dietro ai messaggi, che loro sembrano percepire in maniera più immediata. Da qualsiasi stile, dal trash metal, passando per rock, popreggaeton, reggae, funky, trap e fino al rap, si può imparare qualcosa che può aiutare a migliorarsi e a cogliere nuovi spunti, come del resto è già successo per band crossover come i Linkin Park: «L'uso di sequenze e basi di rap e trap può essere declinato anche per altre occasioni, magari nel rock», conclude Andrea.

Terminiamo la nostra lunga e interessantissima chiacchierata parlando di social. Il profilo Instagram della band Le Distanze conta diciottomila follower, raggiunti senza l'aiuto di un social media manager, segno anche questo di una marcata differenza generazionale tra chi si può definire un nativo digitale e chi è arrivato al mondo un po' prima, magari guardando con malcelata diffidenza la comunicazione social e la progettualità grafica e di immagine che sta dietro ad artisti come Achille Lauro,  liquidando tutto con la frase non ha inventato nulla, è tutta produzione, look e nient'altro.

E qui Andrea sgancia l'ultima bomba: «Beh, se però uno non inventa nulla e raggiunge gli stessi livelli di chi ha inventato...chapeu!».

Pane al pane, vino al vino, tanto entusiasmo e una sincerità disarmante e stimolante per Le Distanze che, dopo Firenze Rocks, tornano nel capoluogo toscano per un live all'Hard Rock, per poi ripassare da Sanremo e intraprendere altri opening act, in attesa dell'uscita del primo album per una vera e propria major.

Di Paola Popa

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