Superare l’isolamento delle persone con decadimento cognitivo e trasformare la città in una rete di “intelligenza relazionale” e accoglienza. Parte da questo cambio di prospettiva il convegno La città aperta per ricordare, che si svolge lunedì 21 settembre 2026 a partire dalle ore 16 nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, in occasione della XXXIII Giornata Mondiale dell’Alzheimer.
L’iniziativa, promossa dall’Associazione Creamcafe APS, mette al centro una nuova visione della cura: quando le malattie neurodegenerative compromettono la memoria individuale, è la comunità a dover diventare custode dell’identità della persona. L’identità, infatti, non è una proprietà privata racchiusa nella mente del singolo, ma una trama di relazioni che vive nello sguardo, nei gesti e nella presenza condivisa degli altri.
Al centro del dibattito c'è il superamento dei modelli residenziali separati dal contesto urbano. L’obiettivo è immaginare una città . a partire dalla complessità umana e dalla conformazione del centro storico di Genova - capace di diventare essa stessa parte attiva del percorso di cura. Il modello proposto è quello di un “villaggio nella città”: alloggi protetti integrati nei quartieri vivi, dove una tecnologia discreta (sensori e intelligenza artificiale) veglia sulla sicurezza senza invadere gli spazi personali, mentre una solida rete umana composta da volontari, studenti, residenti e operatori restituisce prossimità e calore quotidiano.
Richiamando gli orientamenti della ricerca scientifica contemporanea sull’identità e i molteplici volti del sé nella demenza, il convegno ribadirà che chi affronta la fragilità cognitiva non chiede commiserazione, ma riconoscimento: la conferma di continuare a essere parte viva della comunità. Accanto ai progressi tecnologici, la sfida civile e sociale impone di valorizzare l’intelligenza relazionale, trasformando la relazione nella più potente terapia non farmacologica e la cura in una vera e propria infrastruttura urbana.
Il convegno intende riunire istituzioni, università, terzo settore e cittadini per tracciare la strada che porta dall’utopia al prototipo, impiegando le opportunità offerte dai fondi per l'inclusione sociale e le smart communities per fare della fragilità un autentico investimento di civiltà.
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