Emma Nolde © Lorenzo Stefanini
Genova, 02/07/2026.
Emma Nolde abita a La Scala di San Miniato, un paese immerso nel silenzio delle colline toscane che attraversa la via Francigena. Si trova proprio lì Emma, a casa sua, quando mi risponde al telefono: il suo tour estivo, che la porterà in giro per l’Italia e all’estero, è iniziato lo scorso maggio proprio in Toscana, a Colle di Val d’Elsa, non troppo distante da casa sua: «Io, durante i tour, torno sempre a casa. Sono nata qui, ma questo posto non offre molto da fare. Riesco ad apprezzarlo davvero proprio nei momenti in cui ho bisogno di ritrovare il silenzio». Ma non è qui che Emma scrive i suoi pezzi, o per lo meno non solo qui: «La scrittura è qualcosa che arriva, e lo fa in momenti diversi e inaspettati: spesso mentre sono in macchina, o in treno».
Emma ha 25 anni, ma parlando con lei – e soprattutto ascoltando la sua musica – l’impressione è quella di una persona che della vita ha già imparato molto: «A volte mi sento 90 anni – scherza – Poco fa ho mangiato una Galatina (la classica caramella della nonna, n.d.r.)»; e poi aggiunge: «Sarà perché quello che mostro agli altri è un’innata tranquillità che fa parte di me da sempre».
Tranquilla, sì, ma sul palco la sua energia è straripante: «Quello che cerco sempre di costruire è uno spettacolo fluido. Cerco di entrare nella testa e nelle orecchie di chi è venuto a sentirmi. Tutto si attiva: quando canto per il pubblico non c’è solo la mia voce; il corpo e i suoi movimenti hanno un ruolo fondamentale nel mio modo di esprimermi».
Quella del live è una dimensione in cui Emma si sente a casa: «Ho iniziato a fare concerti quando avevo 14 anni, sperimentando l’improvvisazione: ho sempre fatto attenzione a quello che accadeva intorno a me e alle reazioni del pubblico per scegliere quali brani portare. Ancora oggi i miei concerti non sono mai uguali tra loro: dipende da chi ho davanti, da quale sia l’energia che sento arrivare da sotto il palco. Per me è importante essere naturale, restare me stessa. Non programmo. O meglio, programmo per poi dimenticare tutto».
Emma osserva il suo pubblico per carpirne le emozioni; per lei uno sguardo catalizzatore è quello dei bambini e delle bambine: «Penso che stiano assistendo al loro primo concerto: per loro è un momento importante e ne avverto la responsabilità. Io, ad esempio, da bambina ho assistito a un saggio di chitarra di alcuni coetanei – suonavano La canzone del sole – e quel concerto ha cambiato la mia vita. Ho cominciato così a seguire un corso di chitarra, ma la vera fonte di ispirazione è stata la mia insegnante, Valentina Bagni, che oggi è anche la mia migliore amica: con lei sono passata dallo studio della chitarra classica a quello della musica d’insieme. Lì non esistevano il giusto o lo sbagliato: ho scoperto così che la musica è ricca di influenze e che i movimenti del corpo fanno parte di questo gioco. Una volta buttata giù la barriera del giudizio ho scoperto che cosa fosse giusto per me».
È stata proprio Valentina a far ascoltare ad Emma i brani di un artista che ha avuto una forte influenza sulla formazione artistica della cantautrice toscana: «Niccolò Fabi per me è una persona magica: tutti portiamo addosso una corazza per difenderci, ma lui, con i suoi testi e la sua musica, trova sempre il varco per entrare dove quella corazza non arriva». L’incontro artistico tra i due si è concretizzato nel brano Punto di vista, estratto dal terzo album di Emma Nolde, intitolato Nuovospaziotempo e pubblicato a fine 2024: Costruirò il tuo letto in aria/Per farti vedere le cose dall’alto/Quello che ti fa paura/Alla fine è sempre solo/Un punto di vista, recita la canzone che Emma e Niccolò cantano insieme.
«Non mi sento una persona spirituale», spiega Emma, «sono anzi molto pratica, anche se ho spesso la testa fra le nuvole. Sono cinica, quando serve, per capire dove quella praticità perde senso. Non voglio farmi ingannare da ciò che brilla solo perché brilla: cerco quello che ha davvero valore. Per me il lavoro vero non è guardare un bel tramonto, ma guardarmi dentro».
Emma è una persona pratica e concreta anche per quanto riguarda il mondo che la circonda: «Gli artisti devono parlare di politica? Assolutamente sì, io lo faccio. La politica deve essere di tutti: deve esserci dialogo, e se ne deve parlare nelle canzoni, a casa, con gli amici. Sempre con rispetto».
Non è facile, però, convivere con questo Nuovospaziotempo che Emma Nolde racconta nel suo ultimo album, nel quale tutto si vive velocemente: «Far collimare i ritmi della scrittura con quelli delle mie giornate è davvero complicato. È sempre più difficile dare spazio alla profondità. Questo mi fa pensare a quanto scrive Antoine de Saint-Exupéry ne Il Piccolo Principe: “È il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”. Ecco, per me la musica è l’unico rimedio a questa velocità che ci travolge. Non posso rinunciare alle ore che dedico alla musica, e per questo a volte ne tolgo agli amici, agli affetti. Ma per me la musica è una cura. E le cure, le medicine, non sono sempre buone: a volte non riesci a buttarle giù, ma alla fine ti fanno stare meglio».
Nei suoi testi Emma parla spesso della necessità di rallentare, di autenticità e di sincerità nelle relazioni, anche e soprattutto nella relazione con se stessi: «Oltre ad essere una mia esigenza personale, penso che in generale la mia generazione senta profondamente lo stress e lo scollegamento da una vita troppo frenetica, performante e quindi superficiale. Noi ventenni non abbiamo mai avuto un momento davvero spensierato, come invece è accaduto alle generazioni passate: io ho ricevuto il mio primo telefono a 12 anni. I social, poi, accendono il confronto con gli altri. Io non ho fame di successo ma, a causa della connessione continua, è più facile sentirsi addosso il peso del mondo. La sfida è più che altro con me stessa: da sempre ho scelto, nella mia carriera, di percorrere la stradina di campagna invece che l’autostrada. Il mio percorso, quindi, è un po’ più lento, ma la crescita è costante».
E i risultati di una scelta basata sulla lentezza e sull’attesa si vedono: anche quest’anno Emma Nolde è entrata nella cinquina delle Targhe Tenco: lo scorso anno è stata finalista nella cinquina come Miglior album in assoluto con il suo Nuovospaziotempo, ma soprattutto ha inaugurato l’edizione 2025 con la sua personale reinterpretazione di Lontano, lontano di Luigi Tenco, brano che da tradizione dà inizio alla rassegna dedicata alla canzone d’autore.
Quest’anno Emma è finalista con Quello che deve essere sarà come Migliore canzone singola: il brano è una riflessione lucida di chi, attraversando i propri vent’anni, si interroga su quale traiettoria voler dare alla propria vita, scansando l’inganno di dover fare per sempre fede a quelle idee che col tempo abbiamo elevato ad assiomi assoluti.
Lunedì 22 luglio Emma Nolde sarà a Genova: porterà il suo tour estivo al Balena Festival, sul palco dell'Arena del Mare del Porto Antico: «È la mia seconda volta al Balena. Genova mi piace, è una di quelle città dove vorrei andare in vacanza, mi dà quella sensazione di città estera da visitare. Mi fa pensare al fascino de Le città invisibili di Italo Calvino».
Di Francesca Baroncelli