Music for Peace
Genova, 26/06/2026.
Dopo nove mesi di tentativi quotidiani per raggiungere Gaza, Music for Peace rende pubblico il risultato di un impegno condiviso anche con l'amministrazione comunale e con la diocesi di Genova: la distribuzione di 9.000 pacchi famiglia alla popolazione palestinese sfollata da Gaza, oggi accolta nei campi profughi al confine con la Cisgiordania.
Un risultato raggiunto nonostante, e non grazie a, gli ostacoli istituzionali incontrati sul percorso molto faticoso: la distribuzione degli aiuti è in corso attraverso la consegna famiglia per famiglia presso i campi profughi palestinesi al confine con la Cisgiordania.
Music for Peace, attraverso le parole di Valentina Gallo, Music for Peace OdV, dichiara senza mezzi termini: «La maggior parte dell’opinione pubblica crede che la tregua garantita dal Board of Peace abbia aperto un accesso umanitario a Gaza. Non è così. A Gaza non si entra, non si esce, e i convogli che transitano sono limitatissimi. Il risultato è che, a seguito di un genocidio in atto, alle ONG, gli enti preposti per definizione a contrastare le sofferenze di guerre e massacri, viene negata la possibilità concreta di intervenire».
«Si tratta di un fallimento collettivo dell’umanità del proteggere le vite di chi fugge dalla guerra. Nonostante questo non ci siamo mai arresi, e non abbiamo mai accettato compromessi sul modo di operare. Le distribuzioni stanno avvenendo con il metodo che da sempre contraddistingue l’azione di Music for Peace, e che l’organizzazione non ha mai tradito in trent’anni di missioni: la consegna diretta, famiglia per famiglia, con la presenza sul campo del proprio staff di missione».
È questa la massima garanzia che un’ONG può offrire a chi ha contribuito alla raccolta: la certezza che ogni materiale arrivi davvero a chi ne ha necessità. Un risultato che Music for Peace condivide pubblicamente con chi lo ha reso possibile: la cittadinanza italiana, il Comune di Genova e la sindaca Silvia Salis, che non hanno mai fatto mancare fiducia e sostegno istituzionale; la diocesi di Genova, attraverso Monsignor Marco Tasca, e con lui il Cardinale Pierbattista Pizzaballa e il Cardinale Matteo Zuppi, che si sono spesi fino all’ultimo per un’intercessione sull’ingresso a Gaza; le volontarie e i volontari di Music for Peace e la Compagnia Unica Lavoratori del Porto di Genova, che con il loro lavoro concreto e silenzioso, verificando i materiali, componendo e caricando i pacchi famiglia – hanno fatto sì che nessun convoglio restasse fermo.
«Il risultato raggiunto viene restituito prima di tutto alla cittadinanza italiana: a chi ha riposto fiducia in Music for Peace, e quella fiducia oggi non è stata disattesa. Tra il 25 e il 30 agosto scorso centinaia di migliaia di persone, da un capo all’altro del Paese, si sono mobilitate per raccogliere oltre 500 tonnellate di generi di prima necessità: 180 tonnellate distribuite già un mese dopo in Sudan, 50 sul territorio italiano, e le restanti 240 che a oggi e nelle prossime settimane stanno raggiungendo, una famiglia dopo l’altra, la popolazione palestinese sfollata nei campi.
Commenta la sindaca di Genova Silvia Salis: «Oggi riconosciamo un risultato di straordinaria importanza e il mio ringraziamento va a Music for Peace per il lavoro portato avanti in questi mesi con grande serietà e un’esemplare ostinazione. Come amministrazione comunale ci siamo fatti parte attiva con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per stimolare su questo tema un’azione governativa di posizionamento dell’Italia che ha tardato molto ad arrivare. La distribuzione dei 9 mila pacchi alla popolazione palestinese sfollata da Gaza è un risultato che appartiene anche alla nostra città e a tutte le persone che hanno creduto in questa mobilitazione. Quando Genova si è stretta attorno a Music for Peace, con una manifestazione che ha portato in piazza circa 50 mila persone, ha mostrato una delle parti migliori della sua identità: la capacità di non restare indifferente e di trasformare la solidarietà in impegno. Oggi quegli aiuti stanno arrivando famiglia per famiglia, ma questo risultato non può bastare. Non possiamo accettare che siano stati necessari nove mesi per consegnare aiuti umanitari a una popolazione costretta a lasciare la propria terra sotto le bombe: serve un accesso umanitario stabile e sicuro, serve la protezione dei civili, serve il rispetto della vita e della dignità delle persone. I 9 mila pacchi consegnati alle famiglie di sfollati stanno svolgendo la loro. Chi riesce a criticare un’operazione del genere non merita risposta ed è un motivo in più per non ascoltare chi fa benaltrismo o populismo. Noi ci siamo e ci saremo sempre per chi vorrà difendere i diritti delle persone, non importa quanto siano vicine o lontane»