Libreria dell’Appennino
È possibile salire gli Ottomila restando tra Appennino e Alpi? Si può immaginare l’Himalaya osservando il profilo delle montagne che attraversiamo ogni giorno?
Se ne parlerà sabato 20 giugno, alle ore 17, alla Libreria dell’Appennino, in Ca’ di Gianchi a Pentema, prendendo spunto dal libro di Massimo Sorci Ottomila dal divano (Stefano Termanini editore). Dialogherà insieme all’autore, giornalista a addetto stampa di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Paolo Bersani, presidente del Centro europeo Giovanni Giolitti.
L’incontro è il primo di una serie di appuntamenti che mirano, insieme alla Cooperativa di Comunità Val Pentemina, a valorizzare il territorio, preservare le tradizioni e migliorare la qualità della vita per residenti e visitatori. La Libreria dell’Appennino è uno spazio inaugurato da poche settimane e nasce da un’idea della Libreria Capurro di Recco. Negli scaffali ci sono i classici della letteratura di montagna, ma anche le novità di un genere che sta vivendo un particolare momento di favore di pubblico, non soltanto tra gli esperti. La Libreria dell’Appennino non è soltanto un luogo dove poter trovare volumi, ma uno spazio di incontro e di riflessione, un pretesto per un approccio “lento” alla vita in grado di esaltare le potenzialità dei borghi dell’Appenino ligure.
Ottomila dal divano è un racconto che attraversa 116.000 metri di dislivello — l’equivalente necessario per conquistare tutte le quattordici cime oltre gli 8.000 metri — senza inseguire la performance, ma scegliendo un altro ritmo. Un invito a guardarsi intorno mentre si cammina, ad ascoltare il paesaggio, i propri passi e le storie che si incontrano lungo il percorso.
L’incontro è aperto a tutti e si rivolge in particolare a chi ama la montagna e crede che il turismo possa continuare a generare valore per il territorio, nel rispetto degli equilibri ambientali e sociali che questi luoghi custodiscono.
Il libro
Una sera di gennaio, un uomo progetta – seduto sul divano di casa – di conquistare tutti gli Ottomila, trasformandosi in alpinista di risulta. La sua intenzione è salire in un anno solare un totale di 116mila metri mettendo in fila metaforicamente le quattordici vette più alte della terra, dall’Everest allo Shisha Pangma, rosicchiando tempo agli impegni familiari e al lavoro.
Inizia così una serie di ripetute scorribande, anche notturne, tra le alture di Liguria e Umbria – suoi luoghi di vita e di origine – con qualche puntatina sulle Alpi e su alcune “cime del cuore” nell’Appennino marchigiano e abruzzese.
Il monte Fasce, un Ottocento sopra Genova, diventa un fantasmatico Nanga Parbat con tanto di parete Rupal, mentre il K2 assume le sembianze di Torre Maggiore, una montagna dei Martani, dalle parti di Terni. E poi ci sono il Gran Sasso d’Italia aka Everest, lo Chaberton in Val Susa, i sentieri della Val d’Aveto, il promontorio di Portofino in un pot-pourri in bilico tra realtà e fantasia.
Le cronache delle “ascese” sono inframezzate dai resoconti delle imprese di chi sulle vette himalayane c’è stato davvero, Hermann Buhl, Walter Bonatti, Reinhold Messner e molti altri.
Una lunga marcia romanzata che è un pretesto per una sana manutenzione dell’umore quotidiano. Un viaggio vero – però – e non soltanto un’appassionata simulazione, iniziata con una scommessa minimale e terminata con un esito sorprendente: la scoperta che non serve fabbricare continuamente orizzonti, che il tempo e lo spazio si possono dilatare e che esiste una forma di Paradiso anche in terra. A patto di svuotarsi un po’.