Porta Pila: storia e curiosità di una delle testimonianze più affascinanti della Genova seicentesca

Porta Pila © Ancila Mettekkatt Porta Pila © Ancila Mettekkatt

Genova, 12/06/2026.

Chi passa spesso dalla stazione di Brignole l'avrà notata almeno una volta: una grande porta monumentale che spunta tra il traffico ferroviario e i palazzi della città. È Porta Pila, una delle testimonianze più affascinanti della Genova del Seicento. Oggi si trova lontana dalla sua collocazione originaria, ma continua a raccontare una storia fatta di mura cittadine, devozione popolare e profonde trasformazioni urbane che hanno cambiato il volto della città nel corso dei secoli.

Scopriamo la sua storia insieme ad Antonio Figari, autore del sito I Segreti dei Vicoli di Genova, che da anni raccoglie e divulga curiosità e vicende poco conosciute della città. 

«Oggi siamo in via Montesano, ma questa porta in realtà nasceva di fronte al Bisagno», racconta Figari indicando l’antica struttura. «Guardava verso Levante, verso il Borgo Pila, ed era il principale ingresso orientale della città». 

Porta Pila venne costruita nel Seicento insieme alle cosiddette Fronti Basse, le mura che proteggevano Genova dal lato orientale. Chi arrivava da Levante attraversava il Bisagno e si trovava davanti questa monumentale porta d'accesso. Sul lato opposto della città, verso Ponente, si trovava invece la Porta della Lanterna: entrambe sono accomunate da un elemento simbolico potentissimo, la statua della Madonna, Regina di Genova. 


Statua della Madonna. Foto di Ancila Mettekkatt

Figari ricorda un episodio fondamentale per comprendere il significato di queste immagini: «Il 25 marzo 1637, la Madonna viene incoronata Regina di Genova. È il doge stesso a consegnarle la corona, lo scettro e le chiavi della città». Da quel momento la Vergine non è più soltanto una figura religiosa, ma diventa il simbolo politico e identitario della Superba

Osservando la statua che sovrasta Porta Pila, emerge tutta la forza di quel messaggio. «La Madonna tiene in braccio Gesù Bambino - spiega Figari - e il Bambino ha le chiavi della città. Compare anche il cartiglio Et Rege Eos, cioè Governaci: una supplica dei genovesi affidata direttamente a Maria». 

La presenza della Madonna si diffuse rapidamente in tutta la città. Altre porte urbane vennero decorate con la sua immagine e persino le monete cambiarono volto. «Dal 1637 - continua Figari mostrando una moneta antica genovese - la Madonna sostituisce il vecchio simbolo cittadino. Diventa il nuovo imago civitatis, il logo della città potremmo dire oggi». 


Moneta antica genovese. Foto di Ancila Mettekkatt

Ma la storia di Porta Pila non è fatta solo di devozione. È anche il racconto di una città che cambia. Con l'espansione urbanistica dell'Ottocento e la nascita della moderna via XX Settembre, le antiche mura seicentesche vennero progressivamente demolite. La porta rimase isolata, in mezzo ai nuovi spazi urbani, e il dibattito sul suo destino si fece acceso.

«C'era chi voleva salvarla come testimonianza storica - racconta Figari - e chi invece la considerava un ostacolo da abbattere». Tra i sostenitori della demolizione figurava persino Cesare Gamba, l'ingegnere del Ponte Monumentale

La porta resistette ancora per qualche anno. Nelle fotografie dell'Esposizione Italo-Americana del 1892 compare ancora in piedi, circondata dai nuovi padiglioni cittadini. Poco dopo però venne smontata. Fortunatamente non andò perduta: fu ricostruita inizialmente sul Bastione di Montesano e, dopo ulteriori trasformazioni urbanistiche e i danni del dopoguerra, trovò la sua collocazione definitiva nell’attuale via Montesano

Figari conclude con un aneddoto quasi ironico: «Una curiosità è che la prima ricostruzione della porta venne fatta proprio sotto casa di Cesare Gamba. Insomma, chi voleva eliminarla se la ritrovò davanti ogni giorno». Oggi, Porta Pila è molto più di un monumento sopravvissuto al tempo. È una traccia concreta della Genova seicentesca, un simbolo della città mariana e una memoria silenziosa delle trasformazioni che hanno ridisegnato il volto urbano nei secoli. 

Di A.M.

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