Ilaria Gibelli © facebook.com/ilaria.gibelli/photos_of
Genova, 27/04/2026.
Ilaria Gibelli, consulente del Comune di Genova per la tutela dei diritti della comunità LGBTQIA+, è da giorni al centro dell'attenzione cittadina e nazionale in seguito alla pubblicazione di un post su Instagram.
Il post ha suscitato scalpore per i commenti dell'avvocata a corredo di un'infografica: i dati, elaborati da YouTrend sulla base dei sondaggi delle Europee 2024, mostravano come i partiti conservatori avessero una componente di elettori cattolici molto più alta rispetto alla controparte progressista.
Sul suo profilo personale, Gibelli ha commentato l'infografica scrivendo: «Non fa una piega. I partiti più cattolici sono quelli più: omofobi, transfobici, razzisti, islamofobi, maschilisti, si può continuare». Da qui la nascita della controversia. Le parole e le modalità scelte dall'avvocata – seppur confermate dalle statistiche – sono state definite da molti non appropriate per chi ricopre un ruolo pubblico, da altri gravi e inaccettabili. A Gibelli è stato mosso il rimprovero di rappresentare l'inclusione diffondendo al contempo pregiudizi.
I capogruppo del centrodestra di Genova hanno presentato una richiesta formale di revoca del contratto con il Comune.
In risposta, è stata redatta una «Lettera aperta a sostegno di Ilaria Gibelli, Consulente per i diritti Lgbtqia+ del Comune di Genova», accompagnata da una raccolta firme. La lettera, consultabile integralmente allo stesso link della petizione, sostiene che la reazione sia stata sproporzionata e aggressiva, frutto di una strumentalizzazione politica.
Tra i punti principali a sostegno dell'avvocata, la lettera osserva che «il problema non è l'aver sollevato implicitamente una domanda (ovvero, come si spiega questa associazione?), ma il modo in cui è stata espressa, in cui l'assenza di cautele ha fatto apparire come affermazione generale quella che era, più propriamente, un'ipotesi interpretativa». Viene inoltre ricordato come il mondo cattolico non sia monolitico, come sottolineato dalla stessa Gibelli in contesti pubblici.
La lettera aggiunge anche che «una formulazione imprecisa non può essere automaticamente interpretata come un'intenzione discriminatoria. C'è una differenza sostanziale tra chi costruisce consapevolmente uno stereotipo e chi, partendo da dati, esprime in modo maldestro un'ipotesi interpretativa. Se ogni correlazione osservata viene letta come un attacco, si finisce per rendere impossibile proprio quel lavoro di approfondimento che permette di distinguere tra nessi reali, coincidenze e pregiudizi».
Per chi lo ritenga giusto, è dunque possibile supportare l'avvocata Ilaria Gibelli compilando la raccolta firme tramite questo modulo.