L'ARTE DEL QUARTETTO, Camerata Musicale Barese - 85ima stagione 2026/2027

Un evento imperdibile a Bari
venerdì11dicembre2026

KURSAAL SANTALUCIA Cerca sulla mappa
Venerdì11Dicembre2026
Il quartetto d'archi è forse la forma musicale che più di ogni altra ha saputo raccontare l'evoluzione del linguaggio cameristico: uno spazio di confronto, ricerca e libertà espressiva, nel quale ogni epoca ha lasciato la propria impronta. Il programma di questo concerto mette in dialogo due compositori lontani nel tempo ma accomunati dalla volontà di spingersi oltre i confini della tradizione: Robert Schumann e Béla Bartók, protagonisti di un percorso che attraversa quasi un secolo di storia musicale, dal pieno Romanticismo alle nuove frontiere del Novecento. A dar voce a questo itinerario è il Quartetto Eos, tra le realtà più interessanti della nuova generazione cameristica italiana. Fondato nel 2016, l'ensemble si è rapidamente affermato sulla scena internazionale grazie a prestigiosi riconoscimenti – tra cui il Premio Farulli della Critica Musicale Italiana – e a un'intensa attività concertistica nelle principali istituzioni europee. Le sue interpretazioni, accolte brillantemente da pubblico e critica, si distinguono per maturità, coesione e profondità espressiva, qualità che ne fanno “un interprete” ideale di un programma che mette in dialogo due capolavori lontani nel tempo ma uniti dalla stessa inesauribile forza creativa. Composto nel 1842, l'anno che Schumann dedicò quasi interamente alla musica cameristica, il Quartetto in la minore op. 41 n. 1 inaugura una stagione creativa di eccezionale intensità. Alla solidità della scrittura contrappuntistica, frutto dello studio di Bach e Beethoven, il compositore unisce un lirismo profondamente romantico e una continua ricerca di equilibrio tra slancio emotivo e rigore formale. Ne nasce una pagina di grande eleganza, in cui il dialogo fra i quattro strumenti si sviluppa con naturalezza, alternando momenti di intima cantabilità ad altri di intensa vitalità. Con il Quartetto n. 5 del 1934, invece, Béla Bartók conduce il linguaggio cameristico nel cuore del Novecento. Considerata una delle sue opere più compiute, la partitura si distingue per la perfetta simmetria della costruzione, l'invenzione ritmica, la ricchezza timbrica e la costante presenza di richiami al patrimonio musicale dell'Europa orientale, rielaborato attraverso un linguaggio del tutto personale. La tensione espressiva, l'alternanza fra energia e raccoglimento e la straordinaria varietà di colori sonori rendono quest'opera uno dei vertici assoluti della letteratura quartettistica.
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