Una danzatrice e un ambiente sonoro che reagisce: Mariella Celia attraversa uno spazio abitato da strumenti elettromeccanici costruiti da Ivan Macera, che producono suoni instabili a partire da errori e attriti. Indossa una protesi scultorea che ridisegna il suo corpo in forme ibride, animali, vegetali, minerali. Il titolo richiama la macchina del teatro greco che sollevava gli attori oltre la scena.