Teatro Savona - Venerdì 7 luglio 2017

Festival Teatrale di Borgio Verezzi 2017, il tema è il potere

Genova - Ritorna il doppio palcoscenico, grotte e piazza Sant'Agostino, per la 51esima edizione del Festival Teatrale di Borgio Verezzi. Tracciando un percorso comune ma inteso con sfumature profondamente diverse, quest'anno il cartellone guarda al tema del potere: quello dell'espressione corporea con lo spettacolo in anteprima, Le bal (8 luglio), quello degli equivoci, il potere dell'amore paterno, della seduzione, dei sentimenti in Queste pazze donne (2-4 agosto), dell'amicizia, della solidarietà, della poesia, dell'ipocrisia e dell'accoglienza. E forse, in sintesi, potere del teatro, linguaggio multidisciplinare forte del dialogo tra arti e mestieri da secoli.

«A partire dall'8 luglio e fino al 24 agosto - ricorda il direttore artistico Stefano Delfino - proponiamo il rinnovamento dentro la tradizione con dieci spettacoli, di cui una anteprima e otto prime nazionali, tra cui testi noti e drammaturgia contemporanea, parola e musica, teatro e cinema, grandi nomi e registi liguri, proprio come mi ero ripromesso quando presi l'incarico nel 2002, almeno un regista del territorio. Quest'anno sono addirittura tre: Giorgio Caprile, Laura Sicignano e Silvio Eiraldi».

L'edizione 2016, quella del cinquantenario, ha dato grandi risultati: «oltre 11mila spettatori, con una crescita del 16,1% e incassi cresciuti del 19,8%, in totale in controtendenza rispetto ad altre realtà. La nostra provocazione non passa per sguaiataggini e scandali, ricorda Delfino, ma è fare un tipo di spettacolo che magari non corrisponde alle preferenze di certi algoritmi, ma piace al pubblico».

L'apertura spetta a Le bal. L'Italia balla dal 1940 al 2001, di Jean-Claude Penchenat, per la regia di Giancarlo Fares che guida un gruppo di 16 interpreti sul format francese a cui era ispirato anche il film Ballando, ballando di Ettore Scola. «Uno spettacolo fortunato, non posso trattenermi dal dirlo che sta andando molto bene dappertutto. Ieri a Vimercate alla fine tutto il pubblico era in piedi a ballare insieme a noi. Si tratta di un format unico, senza parole di cui noi abbiamo realizzato l'edizione italiana. L'originale è infatti ambientato in Francia e finisce negli anni Ottanta. Noi l'abbiamo portato fino alle torri gemelle, epoca in cui per un attimo ho pensato che si andasse incontro alla terza guerra mondiale e ho capito molte cose dei racconti dei miei genitori e di chi aveva vissuto la guerra».

Seguono il goldoniano La vedova scaltra (13-15 luglio) con la regia di Gianluca Guidi, figlio di Lauretta Masiero interprete di questo stesso testo nel 1975 e, per la regia di Giorgio Caprile, la commedia Che cosa hai fatto quando eravamo al buio? (17 luglio) da cui nel 1968 fu tratto il film con Doris Day. In questo spettacolo Caprile è anche interprete accanto a Alessandro Marrapodi e Miriam Mesturino.

Al suo terzo debutto al Festival Teatrale di Borgio Verezzi, la regista e drammaturga Laura Sicignano ricorda che «le produzione del Teatro Cargo hanno avuto sempre successo dopo il festival». Dalla grande tourné di Scintille con Laura Curino, testo di Sicignano successivamente tradotto in varie lingue, a Questa immensa notte fino al nuovo lavoro: Vivo in una giungla e dormo sulle spine (6 agosto) che «nasce dalla collaborazione con un gruppo di giovani viaggiatori (profughi) e in particolare è stato scritto con un ragazzo pakistano, Shahzeb Iqbal. Arrivato in Italia ancora adolescente, dopo un lungo e terribile viaggio, oggi Iqbal lavora, parla l'Italia ed è perfettamente integrato credo anche grazie al fatto che lo abbiamo accolto e trattato come una persona e non come un rifugiato o un richiedente asilo». Tradotto e messo in scena in Russia, ma anche prodotto in versione francese e già premiato, il testo ripercorre la storia vera di Shahzeb Iqbal ed «è il dialogo tra questo ragazzo e il nostro modo di vivere, percorso non facile ma inevitabile. Amanda Sandrelli intreta l'avvocatessa tutrice e Luca Giordana veste i panni di Iqbal che resiste a un ambiente che gli provoca un forte spaesamento non raccontando la verità».

Stefano Delfino quest'anno riesce anche a portare in scena due progetti con Vincenzo Cerami che aveva a lungo tenuto nel cassetto: Un borghese piccolo piccolo con musiche originali di Nicola Piovani (20-22 luglio) e La cena delle belve una commedia in parte drammatica sul potere dell'amore paterno di Vahé Katcha di cui Cerami aveva curato la versione italiana.

Sono «505 i provini - ricorda Delfino - che abbiamo fatto per trovare i figli della coppia Cuccarini/Ingrassia» in Non mi hai più detto ti amo (27-30 luglio), dove si tratta del potere della famiglia. Dal 9 all'11 agosto, va in scena il potere dell'amicizia in Sabbie mobili (Angeli e comici persi tra cactus sensibili e salotti mimetici) per la regia di Alessandro Benvenuti.

Prima della chiusura (17-20 agosto), spostandosi alle grotte di Borgio Verezzi la compagnia di Cairo Montenotte, Uno sguardo dal palcoscenico per la regia di Silvio Eraldi porta in scena Inferno con la partecipazione straordinaria di Miriam Mesturino e Manuel Signorelli. «Quest'anno compie 25 anni questo nostro spettacolo e credo che non possa esserci modo migliore per festeggiarli che entrare nelle grotte: è un regalo enorme per la compagnia, che compie 37 anni. Si tratta di uno spettacolo itinerante, con 25 persone per volta, condotte all'interno dei principali episodi della prima cantica della Divina Commedia. In parte ci rinnoviamo sia per il contesto sia per la partecipazione straordinaria di Mesturino e Signorelli e del soprano Monica Russo accompagnata dal chitarrista Maurizio Salvadori, per un'introduzione musical-teatrale».

E se i numeri reali sono incoraggianti, buoni segnali arrivano anche dai followers dell'online: salgono a «39mila i contatti sulla pagina FB, contro i 26mila della scorsa stagione, lo prendiamo come un incoraggiamento per continuare a guardare al futuro» conclude Delfino.

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