Teatro Genova - Martedì 13 giugno 2017

Turandot al Carlo Felice, la regia di Giuliano Montaldo: «Viva il teatro»

Giuliano Montaldo
© SinixLab, wikipedia commons

Genova - Da venerdì 16 a mercoledì 21 giugno 2017, al Teatro Carlo Felice di Genova (la prima è alle 20.30), va in scena l'ultimo capolavoro di Giacomo Puccini: la Turandot, ultima fatica della stagione lirica del Carlo Felice. Un cast di primissimo livello, con debutti e grandi ritorni in questa classica del palcoscenico, ma in continua trasformazione. L'allestimento è di un maestro del mondo del cinema, del teatro e della televisione (Marco Polo): il regista Giuliano Montaldo (Sacco e Vanzetti, L’Agnese va a morire), genovese doc e genoano, da poco premiato con un Nastro d’Argento speciale per la sua intensa interpretazione del poeta Giorgio nel film di Francesco Bruni Tutto quello che vuoi.

«Ho trovato un entusiasmo molto bello nel teatro: l'orgoglio di dire il teatro c'è, un teatro che ha voglia di vivere e dimostrare la potenza che può esprimere con le note di un grande musicista come Giacomo Puccini - racconta il Maestro Montaldo -. Ho trovato dei collaboratori, come l'amico Fausto Cosentino (riprese, ndr), la mia costumista (Elisabetta Montaldo Bocciardo, ndr) e il direttore artistico Giuseppe Acquaviva. E che dire di questo cast, fatto di meravigliosi attori che partecipano, vivono e si commuovono proprio come l'opera vuole. Spero che il pubblico si accorga di questa passione e desiderio immenso di far bene, e che questo messaggio arrivi a tutti». Poi Montaldo lancia uno slogan a favore della cultura: «C'è chi dice che con la cultura non si mangia? Bene, io rispondo con w la cultura, w Genova e w il teatro». E infine un progetto di finale alternativo di Turandot, accennando a una brutta fine per Calaf e per Ping, Pong e Pang.

Così il direttore artistico del Teatro Carlo Felice di Genova e direttore d'orchestra nella Turandot, Giuseppe Acquaviva: «Il cast parla da solo - commenta - Ci sono molti debutti in quest'opera, come quello italiano di Norma Fantini (Turandot), o quello di Serena Gamberoni nel ruolo di Liù, oltre al debutto del direttore d'orchestra Alvise Casellati. E poi grandi e graditi ritorni; su tutti quello di Giovanna Casolla, che interpreta Turandot. Tutti sono protagonisti, dagli attori al coro».

Norma Fantini sale sul palco nelle vesti di Turandot: «Sono molto affezionata al Carlo Felice e a Genova - racconta - Spero di cantarla ancora per tanti anni, così come la mia madrina spirituale Giovanna Casolla, che mi sta aiutando dandomi consigli preziosi». Proprio Giovanna Casolla è l'altra Turandot: «Genova è una città che assomiglia molto alla mia Napoli - dice - In questo teatro si collabora e lavora tutti insieme per fare un grande spettacolo. In cosa ci distinguiamo io e Norma Fantini? Norma è una ragazza che vale. Ognuna di noi mette in scena ciò che sente dentro».

Altra protagonista nella Turandot di Puccini è Liù, sul palco interpretata da Serena Gamberoni: «Fare un debutto così importante è un piacere per me - dice -. Ho cercato sempre di essere molto fedele al testo, ma soprattutto di fare una Liù non melensa. Perché? Lei sfida molte volte Turandot, soprattutto nelle ultime due arie. Ci sono diversi momenti in cui Liù tiene lo sguardo di Turandot e, proprio all'ultimo momento, decide di morire. Cercherò di essere sempre dolce, ma anche molto incisiva».

L'appuntamento con la Turandot al Carlo Felice è fino al 21 giugno. La regia è firmata Giuliano Montaldo; le scene, memorabili, sono di Luciano Ricceri, i costumi di Elisabetta Montaldo Bocciardo, le coreografie di Giovanni Di Cicco, le luci di Luciano Novelli. La direzione di Coro e Orchestra del Teatro Carlo Felice è affidata a Giuseppe Acquaviva, che, oltre ad esserne il direttore artistico, questa volta ricopre per il Teatro Carlo Felice anche il ruolo di direttore d’Orchestra (il Maestro Acquaviva si alterna con Alvise Casellati nelle recite del 20 e 21 giugno). Il Coro di Voci bianche del Teatro Carlo Felice è guidato da Gino Tanasini. Dopo la rappresentazione genovese del 2003, che prevedeva il nuovo finale composto da Luciano Berio due anni prima, l’incompiuta Turandot viene ora riproposta con il tradizionale completamento di Franco Alfano (come nell’ultima messa in scena del 2012).

Il libretto racconta una fiaba cinese ambientata a Pechino, che i librettisti Giuseppe Adami e Renato Simoni trassero dall’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi (1762). La protagonista, Turandot, è un’algida principessa che dispensa morte per due terzi dell’opera, sciolta solo, nel suo gelo sentimentale, dal Principe Ignoto Calaf, l’unico che, novello Edipo, è in grado di risolvere gli enigmi da lei proposti. Tra personaggi di grande rilievo drammaturgico come quelli dei due protagonisti e altri più leggeri come le macchiette quasi fumettistiche dei tre ministri dell’imperatore Ping, Pang e Pong, uno spazio a sé si conquista la figura di Liù, la dolce schiava che sacrifica la vita per il bene dell’amato principe Calaf.

L’opera, che ha sempre esercitato su tutti, amanti e non di Puccini, un fascino quasi stregonesco per via delle sue inesauribili invenzioni musicali e orchestrali, andò in scena per la prima volta alla Scala il 25 aprile 1926, diretta da Toscanini, che fermò l’esecuzione dopo la scena del sacrificio di Liù, laddove Puccini, cioè, aveva interrotto la composizione per l’aggravarsi della malattia che lo avrebbe portato alla morte di lì a poco.

Tutto andrà come deve andare nelle fiabe: Turandot e Calaf si sposeranno e vivranno felici e contenti. Ma è un lieto fine non lieto del tutto: l’innocente Liù, torturata perché rivelasse il nome del principe, si è sacrificata. E con la sua scomparsa finisce anche la musica composta da Puccini, che lasciò l’opera incompiuta (la scena conclusiva delle nozze è stata completata da Franco Alfano). Un testamento altissimo, in cui gli squarci lirici di Nessun dorma e Non piangere Liù sono controbilanciati da una musica aspra, a tratti persino violenta. Dolcezze e asperità, come il secolo, il Novecento, che Turandot riassume e prefigura dietro la maschera della favola.

Il cast vocale impegnato nel capolavoro pucciniano è di assoluto prestigio: la protagonista è Norma Fantini (16, 18 e 21 giugno), prima volta in Italia nel ruolo, affiancata dall’imponente voce tenorile di Rudy Park nei panni del Principe Calaf (16, 18 e 21 giugno). Sabato 17 e martedì 20 luglio ci sono Giovanna Casolla (Turandot) e Mario Malagnini (Calaf). Ma c’è anche grande attesa per il debutto di Serena Gamberoni nel ruolo di Liù (17 e 20 giugno c'è Maria Teresa Leva).

Completano la Compagnia Mihailo Šljivi, (Timur), Vincenzo Taormina (Ping), Blagoj Nacoski (Pang), Marcello Nardis (Pong), Max René Cosotti (L’Imperatore Altoum) e Alessio Cacciamani (Un Mandarino). Infine Il Principe di Persia con Alberto Angeleri (16, 17 giugno), Giampiero De Paoli (18 e 20 giugno) e Antonio Mannarino; Ancelle con Annarita Cecchini (16, 20 e 21 giugno); Alla Gorobchenko (17,18, 20, 21 giugno); Simona Marcello (16, 17, 18 giugno). Ogni personaggio ha la possibilità di esprimersi, facendo emergere la proprio personalità.

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