Milano, 21/07/2022.
Dal 7 luglio 2022 il dipinto Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo è nuovamente visibile nel percorso delle collezioni permanenti, al primo piano della Galleria d’Arte Moderna di Milano: l’opera rientra stabilmente alla Gam dopo un periodo di esposizione al Museo del Novecento iniziato nel 2010 in occasione dell’apertura del museo.
«Siamo felici che Il Quarto Stato sia tornato a casa, con un nuovo allestimento che ne valorizza la qualità pittorica e la forza dirompente, e con una vicinanza da parte del visitatore che consente un emozionante rapporto diretto con il capolavoro», commenta l'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi. La nuova collocazione, infatti, è stata progettata per rendere l’opera visibile nelle migliori condizioni possibili, sia da una distanza che ne restituisce l’imponente impostazione formale, che da una posizione più ravvicinata, da cui il visitatore potrà riconoscere una tecnica pittorica di straordinaria perizia e complessità. Il dialogo tra questo ambiente e l’adiacente Sala da Ballo consente inoltre una serie di inquadrature che esaltano la potenza scenografica del dipinto, lasciando così che l’immagine si esprima in tutta la sua potenzialità.
Esposto tra la sala dedicata a Segantini e quella dedicata a Previati, dove è visibile Maternità, proveniente dalla collezione di Banco Bpm, da poco concessa in comodato per i prossimi tre anni, Il Quarto Stato trova qui una collocazione adeguata anche cronologicamente, che lo pone in continuità e in dialogo con le opere circostanti, in un percorso che riassume in modo esemplare, attraverso una serie di capolavori assoluti, il passaggio dall'Ottocento al Novecento.

Opera emblematica dal punto di vista artistico, tecnico e sociale, Il Quarto Stato è il capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907). La scena, ambientata in una piazza del paese natale del pittore, rappresenta la protesta di un gruppo di lavoratori, la cui marcia verso un futuro luminoso rivendica la forza coesiva e la dignità del lavoro da cui deve partire il riscatto del popolo. È un quadro monumentale a cui Pellizza lavorò tra il 1898 e il 1901, anni caratterizzati da scioperi, proteste e rivendicazioni della classe operaia. La realizzazione del dipinto richiese al pittore un lungo periodo di studio durato dieci anni. Si conoscono infatti tre versioni precedenti: Ambasciatori della fame (1892), Fiumana (1895) e Il cammino dei lavoratori (1899) prossimo all'opera definitiva, che il pittore, ispirato dagli scritti di Jean Jaurès sulla Rivoluzione francese, intitolò poi Il Quarto Stato.
Pellizza ha eseguito una grande quantità di studi arrivando a realizzare grandi cartoni preparatori sia per i personaggi in primo piano che per la schiera alle loro spalle, articolata in gruppi concatenati e studiata facendo posare i suoi compaesani e la famiglia; con delle carte trasparenti ha poi trasferito la composizione sulla tela definitiva. La tecnica è moderna, scientifica e sicura; l’impianto della scena e la gestualità dei personaggi mostrano l’ampia cultura figurativa e storico-artistica dell’autore, arricchita dallo studio di opere del Rinascimento, in particolare la Scuola di Atene di Raffaello - studiata anche attraverso il cartone conservato alla Biblioteca Ambrosiana di Milano -, il Cenacolo di Leonardo con la resa dei moti dell’animo, e la forza simbolica di gesti di Michelangelo. La tela è dipinta con piccoli tocchi, linee di colore puro, ottenendo una fitta trama di pennellate filamentose. Questa tecnica, sviluppatasi a partire dal penultimo decennio dell’Ottocento in parallelo alle esperienze francesi, si basa sull'utilizzo dei colori divisi, ossia non mescolati sulla tavolozza ma stesi puri sulla tela: la sintesi avveniva nell’occhio dell’osservatore. Si manteneva così intatta la brillantezza e luminosità di ogni pigmento, partendo dalle leggi della percezione dei colori teorizzate da Michel-Eugène Chevreul, e Ogden Rood.

Presentato al pubblico alla Quadriennale di Torino del 1902, il dipinto rimase invenduto, ma divenne in breve un simbolo celeberrimo e riprodotto. Nel 1920, nel clima incandescente del Biennio Rosso, Il Quarto Stato raggiunse Milano in occasione di una mostra monografica alla Galleria Pesaro. Il clamore suscitato fu tale da promuovere una sottoscrizione pubblica per assicurare la tela alla città, trovando collocazione nella sala della Balla del Castello Sforzesco per poi passare alla Galleria d’arte moderna nell'attuale sede della Villa Reale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il dipinto fu trasferito a Palazzo Marino, sede del municipio, come simbolo della conquista della democrazia e della riappropriazione dei diritti. Non a caso nel 1979 venne scelto da Bernardo Bertolucci come incipit del film Novecento.
Riscoperto come capolavoro della pittura italiana contestualmente al fiorire degli studi sul Divisionismo e all'esposizione a Londra e Washington, nel 1980 il dipinto tornò nelle sale del museo. Dopo una parentesi di un decennio, durante il quale ha segnato l’incipit isolato e spettacolare del nuovo Museo del Novecento aperto nel 2010, il monumentale capolavoro è ora ritornato alla Galleria d’Arte Moderna.
La Gam - Galleria d’Arte Moderna si trova in via Palestro 16 ed è visitabile nei seguenti orari di apertura: da martedì a domenica, dalle ore 10.00 alle ore 17.30 (ultimo accesso un’ora prima dell’orario di chiusura). Il biglietto di ingresso costa 10 euro (ridotto 8 euro per visitatori dai 18 ai 25 anni, over 65, studenti universitari e di Accademie delle Belle Arti); ingresso gratuito per bambini e ragazzi fino a 18 anni, disabili con accompagnatore, studenti delle scuole superiori. È inoltre previsto un biglietto ridotto speciale a 5 euro il primo e il terzo martedì del mese dalle 14.00 e ogni prima domenica del mese. Per info 02 88445943.
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