Milano, 23/08/2025.
Dallo sgombero del Leoncavallo, storico centro sociale di Milano, è nata un’ondata di reazioni che ha coinvolto non solo il mondo politico – dal premier Giorgia Meloni al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – ma anche artisti, associazioni e realtà culturali vicine allo spazio occupato.
Tra le voci più seguite c’è quella del rapper Fedez, che su Instagram ha condiviso una foto dei muri di via Watteau accompagnata da un commento amaro: «L’involucro splendente di una città che è stata svuotata di tutto. Anche della sua stessa identità». Parole a cui si è aggiunto Emis Killa, che ha scritto: «Non capirò mai la giustizia italiana».
Messaggi di solidarietà sono arrivati anche dai Punkreas («Festeggiano i ricchi insieme ai poveri stolti»), dai 99 Posse e dai Modena City Ramblers, che hanno augurato «Lunga vita al Leoncavallo». I Casino Royale hanno invece visto nello sfratto «un’opportunità di rinascita, non solo per il Leoncavallo ma per una città che fatica a trovare qualcosa per cui valga la pena reagire».
Anche Claudio Bisio ha espresso la sua solidarietà al centro sociale in un’intervista a la Repubblica. Lo ha definito «una factory che ha dato molto alla città», criticando lo sgombero come «una prova di forza che fa ridere e piangere allo stesso tempo». Bisio ha auspicato che il Comune si impegni per non disperdere un’esperienza cinquantennale di cultura e socialità, magari trovando nuove forme di legalità.
Il Leoncavallo è un centro sociale occupato dal 1994. Nel novembre scorso la Corte d’Appello di Milano ha condannato il Ministero dell’Interno a versare oltre tre milioni di euro alla famiglia Cabassi, proprietaria dell’area, per il mancato sgombero. Lo Stato ha a sua volta chiesto la somma agli attivisti, individuando come responsabile Marina Boer, presidente dell’Associazione mamme antifasciste del Leoncavallo.
Per fronteggiare la richiesta era stata lanciata una raccolta fondi, mentre lo sfratto veniva più volte rinviato: l’ultimo rinvio lo scorso 15 luglio, il 133°. La nuova data fissata dall’ufficiale giudiziario era il 9 settembre, ma l’intervento è arrivato prima, con un blitz di polizia e carabinieri che ha chiuso la lunga stagione dell’occupazione.
Il futuro del Leoncavallo resta incerto, ma il dibattito acceso e le numerose voci di solidarietà mostrano come lo spazio continui a rappresentare un simbolo della vita culturale e sociale milanese.
Di Giulia De Sanctis