La notte di Šostakovič: maratona musicale con Quartetto Noûs, Quartetto Indaco e Quartetto Prometeo

Quartetto Prometeo Quartetto Prometeo
Teatro Studio Melato Cerca sulla mappa
Domenica29Giugno2025
Evento terminato

Ogni notte, Dmitrij Šostakovič si vestiva, preparava la valigia, portava una sedia sul pianerottolo e aspettava, convinto di stare per essere deportato nei gulag come quotidianamente avveniva a tanti suoi amici e conoscenti, racconta Julian Barnes nel suo romanzo Il rumore del tempo. Ciò non accadde, ma questo rituale mostra quanto fosse forte la sua paura e quanto fosse precaria la sua condizione di uomo e di artista.

Domenica 29 giugno 2025, dalle 15.00 alle 24.00, nel 50° anniversario della morte di Šostakovič, la Società del Quartetto presenta al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano (via Rivoli 6) un evento musicale di straordinaria intensità e respiro storico: l'esecuzione integrale dei 15 quartetti per archi di Dmitrij Šostakovič (1906-1975). Un vero e proprio rito collettivo, affidato all’interpretazione di tre eccellenze del quartetto d’archi italiano - Quartetto Noûs, Quartetto Indaco e Quartetto Prometeo - che guidano il pubblico lungo un percorso musicale e umano unico nel suo genere. Un’esperienza culturale totale, destinata ad appassionati, studiosi o semplici curiosi: la possibilità di entrare nella mente e nel cuore di un compositore che ha saputo trasformare la propria tormentata epoca in arte immortale

Si inizia quindi nel pomeriggio, ancora con la luce del giorno, e si prosegue fino a notte inoltrata, in compagnia di tre tra i migliori quartetti d’archi italiani, a partire dal Quartetto Prometeo. Formazione riconosciuta quale veterana dell’interpretazione del repertorio musicale contemporaneo, all’attivo un rapporto intenso con compositori del calibro di Salvatore Sciarrino, Ivan Fedele e Stefano Gervasoni - vincitore della 50° edizione del Prague Spring International Music Competition già nel maggio 1998 e Leone d’Argento alla Biennale di Venezia, nel 2012 - si compone di Nurit Stark, primo violino, Aldo Campagnari, secondo violino, Danusha Waskiewicz, viola e Francesco Dillon, violoncello.


Quartetto Prometeo © Giancarlo De Luca

Di più recente formazione è il Quartetto Indaco, formato da Eleonora Matsuno, primo violino, Ida di Vita, secondo violino, Jamiang Santi, viola, e Cosimo Carovani, violoncello. Attivo dal 2007, è stato il primo gruppo cameristico a vincere uno dei grandi concorsi per quartetto d’archi nel mondo, il Concorso Internazionale di Musica da Camera di Osaka, nel 2023.


Quartetto Indaco © Lucia Ottolini

Il più giovane dei tre, il Quartetto Noûs fondato nel 2011, con Sofia Manvati, primo violino, Alberto Franchin, secondo violino, Sara Dambruoso, viola, e Riccardo Baldizzi, violoncello, nel 2015 si è aggiudicato il Premio Piero Farulli, assegnato alla migliore formazione cameristica emergente, nell’ambito del XXXIV Premio Franco Abbiati, il più prestigioso riconoscimento della critica musicale italiana.

 
Quartetto Noûs

Šostakovič scrisse i suoi quartetti lungo l’intero arco della sua vita creativa, tra il 1938 e il 1974, l’anno prima della sua morte. A differenza delle sue sinfonie, spesso segnate da dichiarazioni pubbliche e ambiguità politiche, i quartetti rappresentano il suo spazio più intimo, un diario sofferto della sua vita interiore, dove la voce del compositore si fa confessione. La loro scrittura segue uno sviluppo coerente, passando da un linguaggio lirico e classico a uno sempre più introspettivo, frammentato, a tratti angoscioso, ma sempre ricco di invenzione formale e forza espressiva. In queste opere, considerate tra i grandi capolavori della musica da camera del Novecento, il compositore trasfuse i momenti più tragici e più sofferti della sua vita. 

La maratona musicale si apre alle ore 15.00 con il Quartetto Noûs che esegue il Quartetto n. 1 in do maggiore op. 49, composto nel 1938 e caratterizzato da una freschezza melodica che, nonostante l'apparente semplicità, cela una raffinata elaborazione tematica. Segue il Quartetto n. 2 in la maggiore op. 68 del 1944, scritto durante la Seconda Guerra Mondiale, dai toni epici e narrativi, eseguito dal Quartetto Indaco. Il Quartetto n. 3 in fa maggiore op. 73 del 1946, affidato al Quartetto Prometeo, conduce nei paesaggi drammatici del dopoguerra: un’opera concepita quasi come un diario di guerra, articolata in cinque movimenti, come una sinfonia da camera. 

A partire dalle 17.00, si ascolta il Quartetto n. 4 in re maggiore op. 83, del 1949, dalle suggestioni ebraiche e dalla struttura intensa, eseguito dal Quartetto Prometeo, cui segue il Quartetto n. 5 in si bemolle maggiore op. 92 del 1952, eseguito dal Quartetto Noûs; entrambe composizioni segnate dalla necessità di scrivere tra le righe per sfuggire alla censura stalinista. Alle 18.30, il sereno Quartetto n. 6 in sol maggiore op. 101 del 1956, che richiama forme e danze antiche, nell’interpretazione del Quartetto Indaco, seguito dal concentratissimo Quartetto n. 7 in fa diesis minore op. 108, composto nel 1960 in memoria della prima moglie del compositore, eseguito dal Quartetto Prometeo.

Il momento forse più atteso è l'esecuzione del Quartetto n. 8 in do minore op. 110, tra le pagine più struggenti e celebri, definito dallo stesso autore un epitaffio a me stesso. Ricco di citazioni dalle sue opere precedenti, costruito attorno al monogramma musicale Dsch, è una meditazione sulla morte, l’identità, il silenzio. L’esecuzione è del Quartetto Noûs.

La sessione delle ore 20.00 include il Quartetto n. 9 in mi bemolle maggiore op. 117, vitalistico e ritmicamente incalzante, nell’esecuzione del Quartetto Indaco, il Quartetto n. 10 in la bemolle maggiore op. 118, che alterna ironia e lirismo, nell’esecuzione del Quartetto Noûs e il Quartetto n. 11 in fa minore op. 122, composto da sette brevi movimenti che sembrano dissolversi uno nell’altro, nell’esecuzione del Quartetto Indaco.

Alle 21.45, il Quartetto n. 12 in re bemolle maggiore op. 133 del 1968, nell’esecuzione del Quartetto Prometeo, con l’uso sorprendente del glissato nel primo tema, annuncia nuove ricerche linguistiche, mentre il Quartetto n. 13 in si bemolle minore op. 138 del 1970, nell’esecuzione del Quartetto Indaco, scritto per la viola sola, è un’opera cupa, frammentaria, sospesa.

La conclusione, alle 23.00, è affidata al Quartetto n. 14 in fa diesis maggiore op. 142 del 1973, che riflette una luce malinconica e rarefatta, nell’esecuzione del Quartetto Noûs, e infine il Quartetto n. 15 in mi bemolle maggiore op. 144 del 1974, testamento spirituale suddiviso in sei Adagi, immerso in un’atmosfera di contemplazione e rassegnazione, nell’esecuzione del Quartetto Prometeo.

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