Mercoledì 22 gennaio 2025, alle ore 18.00, presso la Sala Buzzati di Milano (via Balzan 3) è in programma la presentazione del libro Le grandi ipocrisie sul clima: contro i burocrati della sostenibilità e i nuovi negazionisti del clima di Roger Abravanel con Luca D'Agnese.
Dopo un prologo a cura dei due autori è in programma un dibattito con interventi di Alfredo Altavilla, Silvia Candiani, Carlalberto Guglielminotti, Corrado Passera e Chicco Testa. I saluti introduttivi sono di Ferruccio De Bortoli. L'ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria (per ulteriori informazioni è comunque possibile scrivere una email alla Fondazione Corriere della Sera).
Il pianeta è a rischio. Mentre l’emergenza climatica si manifesta in tutta la sua gravità, è esploso nelle imprese l’impegno per la sostenibilità. Recentemente sta però emergendo un crescente scetticismo verso la burocrazia nata in nome dell’ambiente e del sociale, nota nelle aziende con la sigla Esg (Environmental, Social e Governance). La contrapposizione tra entusiasti e scettici è rischiosa perché partorisce una nuova forma di negazionismo climatico che ammette il problema, ma vuole rimandare le soluzioni a quando costeranno meno, o ritiene ci debba pensare solamente lo Stato.
Gli errori contrapposti degli entusiasti e degli scettici sono alimentati da alcune pericolose ipocrisie. L’ipocrisia dei neonegazionisti, che si dichiarano preoccupati ma alla fine propongono solo iniziative di facciata. E l’ipocrisia dei nuovi «guru» della sostenibilità, che teorizzano un nuovo capitalismo «buono», che si rivela però una mescolanza di alcune buone regole che i bravi imprenditori hanno sempre seguito, con la pretesa di mettere in secondo piano gli obiettivi di profitto dell’impresa.
Occorre invece un nuovo approccio, sostengono Roger Abravanel e Luca D'Agnese: un «triangolo della sostenibilità», che ha già realizzato progressi prima impensabili sul clima, e che richiede una nuova mentalità delle aziende per sfruttare le opportunità di innovazione offerte dal pianeta, un salto di qualità nelle politiche economiche degli Stati, e un atteggiamento più pragmatico da parte degli attivisti, oggi troppo spesso vittime di estremismi ideologici. Alla base c’è il recupero dell’idea originaria di sostenibilità, che distingue le vere crisi, che se non affrontate sono destinate a esplodere, dagli altri mille problemi sociali e ambientali del mondo, dei quali le imprese non possono occuparsi.
Un saggio illuminante e provocatorio che rivela anche luci e ombre dell’economia italiana nel fronteggiare l’emergenza climatica: se le potenzialità di innovazione sono numerose, la capacità del Paese di sfruttarle è ancora troppo debole.