Dal 13 ottobre al 20 dicembre 2023 è aperta al pubblico presso gli spazi espositivi di Maurizio Nobile Fine Art a Milano (c/o Palazzo Bagatti Valsecchi, via Santo Spirito 7) la mostra Morandi e la contemporaneità, che affronta un legame che testimonia la continua - e mai sopita - attualità della poetica del grande maestro bolognese. Poetica che si fonda sul silenzio e sul mistero inquieto che si nasconde dietro la realtà apparente.
Del resto, nulla è di più astratto del reale, afferma Morandi, a testimonianza del suo intimo legame con la quotidianità dell’esistere, con l’intimo rapporto con le cose che lo circondano: un legame continuo sostenuto dal legame tra l’oggetto, protagonista della rappresentazione pittorica, e il soggetto che lo osserva. Con Morandi la rivelazione consiste nel fatto che la novità, la variabilità si inserisce nel contesto di una realtà quasi monocolore, in un digradare di sfumature, che si esercitano su un soggetto ridotto ai minimi termini, in una scena in cui non esiste un apparente racconto, in quel tempo immobile, che ha indotto a designare come nature morte tante opere dove l’assenza della natura organica è riscattata proprio dalla vita che fa lievitare oggetti altrimenti insensibili.
Morandi, sotto l’apparente ripetitività di un discorso figurativo sempre uguale, ha affrontato per tutta la vita, il problema della redenzione della materia. Egli ha raggiunto la vetta della sua spiritualità essendo poeta della materia, addirittura riuscendo a far cantare la polvere. Non tanto la polvere fisica, ma la polvere dell’anima. Una polvere intrinseca al colore, alla materia pittorica, come deposito del pensiero dell’artista per una lunga decantazione della memoria. Per una distanza dal presente e dagli stessi oggetti che egli ha avuto di fronte ogni giorno. Proprio qui risiede la ‘contemporaneità’ di Morandi: artista ‘a metà’ tra la pittura figurativa e quella materica.
Alla poetica del maestro bolognese si relazionano in mostra le opere di due artisti contemporanei: il pittore, Andrea Federici, e lo scultore del vetro, Joan Crous. Personalità diverse fra loro ma a loro modo in sintonia con quella di Morandi. Andrea Federici recupera da questi temi e soggetti, che incanala in un mestiere artistico votato a una minuziosa attenzione nel descrivere la realtà. Eppure l’immagine o la vicenda da lui descritta vanno ben al di là dei confini cari al realismo tradizionale, in quanto tale realtà rappresentata scopre subito una fitta trama di risvolti più profondi. Come nei sogni, allorché capita di vivere una vicenda con estrema precisione e di avere nello stesso tempo la lucida coscienza che si sta trattando appunto di un sogno, così nell’opera di Federici dimensione realistica e dimensione simbolica coesistono; la minuziosa insistenza al vero viene esasperata in modo che appaia in una luce che le toglie credibilità nella dimensione del reale.
Joan Crous condivide con Morandi scelte a più livelli: una vita sull’Appennino bolognese e un interesse artistico per forme e colori del quotidiano. Se le tele di Morandi propongono una solida geometria fortemente semplificata, i volumi di Crous le riprendono con il passaggio del tempo, immortalandole ma nello stesso tempo riproducendone la fragilità. Nei suoi omaggi a Morandi e nelle sue Cenae il presente - ciò che di più quotidiano e consueto avviene nella vita - diventa avvenimento. Obiettivo reso possibile grazie al fatto artistico che, con un processo di fossilizzazione, trasforma l’accaduto in passato. L’opera diventa pertanto immagine di un accadimento trascorso che ci invita al ricordo, attraverso fragili tracce consumate dal tempo. Ricordo che entra nell’eternità.
L'inaugurazione è fissata per le ore 18.00 di giovedì 12 ottobre; la mostra è poi visitabile fino a mercoledì 20 dicembre dal martedì al sabato dalle ore 10.00 alle ore 19.00, a ingresso libero e gratuito. Per info 02 50306384.