L’Annunciazione di Artemisia Gentileschi
È l’Annunciazione di Artemisia Gentileschi (Roma, 1593 - Napoli, post 31 gennaio 1654), proveniente dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, il Capolavoro per Milano 2026, che il Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano ospita dal 27 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 in una mostra a cura di Mario Epifani e Nadia Righi.
Di seguito gli orari della mostra: martedì - domenica, ore 10-18 (ultimo ingresso ore 17.30). Lunedì chiuso.
L’esposizione è realizzata grazie a Fondazione Bracco, in qualità di Main Partner – che ha contribuito al progetto anche promuovendo analisi scientifiche sull’opera; agli sponsor Fondazione Monte di Lombardia ed Eni; ai sostenitori Gi Group Holding, Fondazione Rocca, Manageritalia Lombardia, Perelli consulting e BSTC; al travel partner: Trenord.
«Siamo molto grati al Museo e Real Bosco di Capodimonte, al direttore Eike Schmidt e a tutto il suo staff per aver lavorato con noi a questo progetto, giunto alla diciottesima edizione e fortemente identitario per il Museo Diocesano», dichiara Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano Carlo Maria Martini. «Attraverso un lento percorso che ogni anno invita a contemplare l’opera sia sotto il profilo storico-artistico sia spirituale, i visitatori potranno ammirare questo straordinario capolavoro di Artemisia Gentileschi, che ci aiuta a entrare nel mistero dell’Incarnazione».
«Quest’anno il progetto assume un valore particolare, inserendosi nelle celebrazioni per il venticinquesimo compleanno del Museo Diocesano, un traguardo che desideriamo condividere e festeggiare con il nostro pubblico e con tutta la città. Il 5 novembre le nostre porte saranno perciò aperte a tutti gratuitamente: un invito a scoprire il museo o a tornare a visitarlo, a vedere l’Annunciazione di Artemisia ma anche a sperimentare percorsi e riscoprire opere d’arte capaci di emozionare e interrogare», afferma Mario Epifani, Museo e Real Bosco di Capodimonte.
«Dopo le precedenti mostre del 2021 sull'Annunciazione di Tiziano e del 2023 sulla Crocifissione di Masaccio», afferma Mario Epifani, Museo e Real Bosco di Capodimonte «quest'anno l'esposizione dell'Annunciazione di Artemisia Gentileschi rinnova la collaborazione ormai consolidata tra il Museo e Real Bosco di Capodimonte e il Museo Diocesano di Milano. Il prestito è stato l'occasione per effettuare un'apposita campagna di indagini diagnostiche su un dipinto che segnò l'arrivo di Artemisia a Napoli nel 1630 e che ebbe evidenti ripercussioni sulla scuola artistica locale. Questa collaborazione offre la possibilità di ammirare uno dei capolavori della pittora in una città le cui collezioni pubbliche non possiedono opere della più celebre artista donna del Seicento, apprezzata già dai contemporanei per la sua capacità di fondere il naturalismo caravaggesco con un impeto e una preziosità pienamente barocchi».
«Donna coraggiosa e indipendente, anche nella sua vita privata, Artemisia Gentileschi mi ha sempre affascinato, perché seppe trasformare il suo dolore in lavori di enorme potenza espressiva», conclude Diana Bracco, Presidente della Fondazione Bracco. «Figura centrale della pittura del Seicento, fu in grado di affermare la propria autorevolezza in un contesto dove le donne erano relegate a ruoli marginali, offrendo così un contributo molto originale alla storia dell’arte. Siamo stati dunque davvero felici di essere al fianco del Museo Diocesano Carlo Maria Martini per questa edizione 2026 di Un capolavoro per Milano, dedicata all’Annunciazione, magnifica opera dell’artista di scuola caravaggesca. E siamo Main Partner nel modo a noi più congeniale: affiancando all’opera esposta una campagna di analisi diagnostiche che permette ai visitatori una comprensione più ricca e consapevole del capolavoro di Artemisia Gentileschi. Da sempre, infatti, crediamo nel binomio vincente tra arte e scienza: il nostro progetto Art from Inside è stato il primo in Italia a far dialogare ricerca scientifica e patrimonio artistico. L’imaging diagnostico, settore delle Life Science in cui il Gruppo Bracco è leader mondiale, applicato all’arte permette di accedere a livelli di lettura altrimenti invisibili - materiali, tecniche, ripensamenti, stratificazioni, tracce del processo creativo - trasformando l’analisi in un’esperienza di conoscenza e di alta narrazione, in cui la trama visibile e quella invisibile si illuminano reciprocamente».
Il dipinto rappresenta una delle testimonianze più significative della piena maturità artistica di Artemisia, in cui la pittrice seppe sintetizzare le diverse influenze assimilate durante i suoi soggiorni a Roma, Firenze, Venezia e, infine, Napoli.
Figura straordinaria nel panorama della pittura del Seicento, Artemisia riuscì a conquistare, grazie al suo eccezionale talento, fama, prestigio e ampi riconoscimenti in un ambiente dominato quasi esclusivamente dagli uomini.
Datata 1630 nel cartiglio in basso a destra e realizzata a olio su tela, l’Annunciazione rappresenta la prima opera nota eseguita dalla pittrice a Napoli, città nella quale giunse intorno al 1629, dopo aver lasciato Venezia. Rimane invece incerta la destinazione originaria del dipinto, anche se il formato e le dimensioni (cm 257 x 179) potrebbero far pensare a una pala d’altare.
Non si esclude tuttavia che la tela ornasse una cappella privata. Risale al 1815 il suo ingresso nelle collezioni dell’allora Real Museo Borbonico.
Grazie a un’attenta regia luministica, i due monumentali protagonisti emergono con forza dallo sfondo scuro di matrice caravaggesca, squarciato dalla luce soprannaturale intorno alla colomba dello Spirito Santo che sembra irrompere fra le nubi verso la Vergine. Gestualità, cromatismo e giochi di luce creano un effetto di grande concentrazione emotiva.
Se da un lato nell’impianto compositivo il dipinto presenta analogie con le eleganti pale dallo stesso soggetto dipinte dal padre Orazio per Genova e Torino, dall’altro è evidente l’influsso su Artemisia dei caravaggisti francesi che aveva conosciuto a Roma, in particolare di Simon Vouet, oltre a un primo aggiornamento sulla pittura napoletana, soprattutto quella di Massimo Stanzione, esponente della corrente naturalistica più moderata in voga nella città partenopea. I panneggi serici gonfi e sontuosi che avvolgono i due protagonisti rimandano inoltre alla lezione di Nicolas Régnier, che Artemisia ebbe modo di vedere durante il suo precedente soggiorno veneziano.
Grazie al sostegno di Fondazione Bracco, da sempre impegnata nel promuovere il binomio tra arte e scienza, in collaborazione con lo spin-off di IUSS-Pavia DeepTrace Technologies, l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, l'Università degli Studi Statale di Milano e la Fondazione Centro per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”, in occasione dell'esposizione, vengono divulgati, grazie a un breve ma intenso video in mostra, i risultati delle indagini diagnostiche non invasive, che aggiungono nuovi importanti tasselli alla conoscenza della tecnica e dei materiali impiegati dall’artista.
In occasione del venticinquesimo compleanno del Museo Diocesano, giovedì 5 novembre, l’ingresso alla mostra e alla collezione permanente è gratuito, grazie al sostegno di Gi Group Holding.
Nel corso della giornata, lo staff del Museo accompagnerà i visitatori alla scoperta delle opere attraverso una serie di visite guidate.
Accompagna la mostra un catalogo Dario Cimorelli editore.
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