Liturgia, la mostra di Concetta Modica alla Casa degli Artisti

Madonna dei Sepali ©Francesco Lillo Madonna dei Sepali ©Francesco Lillo
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DA Martedì22Settembre2026
A Domenica04Ottobre2026

Concetta Modica apre il proprio atelier al pubblico alla Casa degli Artisti, in corso Garibaldi 89 a Milano. L'appuntamento è martedì 22 settembre 2026 alle ore 18.30 per l'inaugurazione di Liturgia, il nuovo capitolo dell'artista sulla preghiera contemporanea. Una liturgia senza confessione ma non senza comunità: un tentativo di capire se abbiamo ancora bisogno di condividere qualcosa insieme e quali parole, gesti e immagini possiamo inventare per farlo.

 Abbiamo ancora bisogno di pregare insieme? E se sì, come? È possibile pregare fuori dalla religione? È da queste domande che nasce Liturgia, il nuovo progetto di Concetta Modica a Casa degli Artisti, a cura di Ilaria Mariotti e Susanna Ravelli. Una mostra che non cerca di dare una risposta, ma prova a costruire uno spazio nel quale interrogarsi, sostare e condividere un’esperienza. Un progetto che nasce all’interno della residenza dell’artista e che trasforma l’atelier in un luogo di lavoro, incontro e partecipazione.

La ricerca di Modica sulla preghiera parte da un’esperienza di preghiera collettiva realizzata alla II Biennale d’arte di Malta, dove l’artista ha ricevuto l’award per la migliore opera internazionale, e prosegue ora a Milano in un contesto urbano e laico. Qui la preghiera viene sottratta a un’appartenenza confessionale per essere osservata nella sua dimensione più essenziale: il bisogno umano di rivolgersi a qualcosa, di prendersi cura, di chiedere protezione, di condividere parole e gesti.

Per l’occasione, l’Atelier Nagasawa viene trasformato in uno spazio attraversabile e abitabile, a metà tra mostra e laboratorio. Una piccola cappella temporanea, raccolta e separata dal resto dell’ambiente, costituisce il cuore del progetto: un luogo di sosta, ascolto e concentrazione, pensato per essere vissuto individualmente ma anche collettivamente.

Al centro si trova la Madonna dei Sepali, figura ricorrente nella ricerca di Modica, circondata da piccole sculture di pomodori con i sepali in volo. Tutte diverse tra loro, alcune isolate, altre riunite in piccoli gruppi, queste presenze costruiscono un paesaggio fragile e vitale, nel quale elementi botanici e immaginario devozionale si incontrano. La Madonna dei Sepali non appartiene a una tradizione religiosa precisa: è una figura sincretica, inventata dall’artista, attraverso la quale natura, sacro e immaginazione possono entrare in relazione.

A delimitare la cappella sono teli di organza stampati e ricamati, membrane leggere che lasciano filtrare immagini e parole. I ricami e le stampe nascono da un’antica preghiera greca incisa su una pietra rinvenuta in contrada Margi, a Modica. Si tratta di un testo esorcistico e apotropaico, destinato alla protezione delle colture, in particolare di un vigneto e di un oliveto. Traslata, frammentata e reinterpretata, quella preghiera passa dalla pietra al tessuto e da un gesto antico a una pratica artistica contemporanea.

Intorno alla cappella si sviluppa una costellazione di opere che appartengono alla ricerca di Modica sul sacro come necessità umana di costruire immagini, rituali e figure di mediazione tra visibile e invisibile. Ci sono le aureole provenienti da un antico negozio di articoli sacri, ricomposte dall’artista in strutture circolari che ricordano dei mandala; le sculture ispirate alle divinità della natura, alle api, alla fertilità e all’impollinazione; le Notti figurate, disegni bianchi su fondo nero nei quali il Sepalo diventa una figura errante che attraversa luoghi, episodi e trasformazioni.

Un ruolo centrale è affidato anche al tavolo di lavoro, composto da appunti, schizzi, materiali preparatori e piccole opere. Non un semplice apparato documentario, ma una parte dell’installazione: un luogo nel quale osservare la costruzione progressiva dell’immaginario della Madonna dei Sepali, tra immagini, tentativi di classificazione, reliquie inventate, annotazioni e frammenti di liturgia. È attorno a questo tavolo che il lavoro dell’artista incontra il pubblico e la ricerca individuale diventa occasione di relazione.

La dimensione partecipativa è infatti parte integrante del progetto. Nei giorni che precedono l’apertura, sino al 20 settembre, l’atelier è aperto al pubblico per Lavoriamo insieme, un momento di ricamo collettivo con l’artista. Il lavoro manuale diventa così un gesto condiviso, lento e ripetitivo, capace di trasformare una pratica tradizionalmente individuale in un’esperienza comunitaria.

Il 22 settembre, alle ore 19, il public program si apre con Hora d’arte, incontro con Giovanni Salonia, frate cappuccino e presbitero. Il 23 settembre, alle ore 17, è la volta di Pizzo di Stato, dialogo con Marta Russo durante il lavoro in atelier. Il 29 settembre, infine, la dimensione rituale e conviviale del progetto trova una forma concreta nella condivisione delle Croxette propiziatorie, pasta tradizionale realizzata durante la residenza insieme a Irene Biolchini.

È proprio in questa oscillazione tra opera e gesto, tra contemplazione e partecipazione, che Liturgia trova la propria forma. La mostra non propone una nuova religione né una risposta alla domanda iniziale. Piuttosto, mette alla prova la possibilità che alcune pratiche antiche - pregare, ricamare, preparare il cibo, stare insieme, rivolgersi alla natura - possano ancora diventare strumenti per costruire una dimensione comune.

La mostra è visitabile tutti i giorni dalle 12 alle 20, fino al 4 ottobre 2026.

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