Frida Kahlo faisant le ... rait de son père photographe, 1948 ©Gisele Freund
C'è un volto che, più di ogni altro, ha attraversato il Novecento fino a diventare un'icona universale: quello di Frida Kahlo. Ma come nasce un'icona? Quale ruolo ha avuto la fotografia nel trasformare il volto di Frida Kahlo in uno dei simboli più riconoscibili dell'arte e dell'immaginario collettivo del Novecento?
È questa la prospettiva inedita della mostra Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito, che accoglie i visitatori dall'8 ottobre 2026 all'11 gennaio 2027 presso MYOWNGALLERY – Superstudio Più di Milano (in via Tortona, 27).
Attraverso una selezione di immagini realizzate da alcuni dei più grandi maestri della fotografia del Novecento, l'esposizione ripercorre il processo che ha trasformato Frida Kahlo in una delle icone più riconoscibili della cultura contemporanea.
Un tema oggi al centro del dibattito internazionale, come dimostra anche la grande mostra che la Tate Modern di Londra dedica alla costruzione dell'immagine di Frida Kahlo: un segnale di quanto la riflessione sul suo lascito artistico e culturale continui a suscitare interesse e nuove chiavi di lettura.
Pensata e curata da Vittoria Mainoldi appositamente per questo spazio espositivo, la mostra propone un percorso che intreccia fotografia, arte e biografia, invitando il pubblico a leggere la figura di Frida Kahlo attraverso gli sguardi di chi l'ha ritratta e ne ha documentato la straordinaria personalità. Il corpus iconografico, oltre a documentare il volto pubblico e il corpo segnato dalla sofferenza, restituisce la forza, il suo spirito ribelle, la profondità del suo legame con la cultura messicana e la potenza innovativa della sua visione artistica, offrendo al tempo stesso una preziosa testimonianza del lavoro di alcuni dei più grandi fotografi del Ventesimo secolo.
Attraverso gli scatti di Edward Weston, Nickolas Muray, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Toni Frissell, Julien Levy, Lola Álvarez Bravo, Bernard Silberstein, Gisèle Freund, Fritz Henle, la mostra offre uno sguardo intimo e sfaccettato su Frida Kahlo, mettendo in luce le sue passioni, le sue fragilità e la sua relazione con il mondo che la circondava. Ad arricchire il percorso espositivo è una sezione dedicata al materiale documentario, che contribuisce a contestualizzare ulteriormente il mito.
Frida Kahlo era poco conosciuta al di fuori del mondo dell'arte fino a circa 40 anni fa, tanto che quando morì, nel 1954, il New York Times annunciò: È morta Frida Kahlo, artista, moglie di Diego Rivera.
Da allora le cose sono molto cambiate e Frida Kahlo è diventata un'icona culturale. Così come è accaduto per l’Urlo di Munch, il David di Michelangelo, o La notte stellata di van Gogh un'intera industria è cresciuta intorno a lei. Oggi il suo volto, con lo sguardo intenso e le celebri sopracciglia marcate, campeggia su tazze da caffè, magliette, carte da gioco, portachiavi, calamite, cartoline e poster, ma anche su oggetti più insoliti, come piastrelle, cosmetici, detersivi e persino prodotti alimentari. Ciò che colpisce, però, è che — a differenza degli altri esempi — a diventare icona non è stata un’opera, ma l’artista stessa.
La riscoperta di Frida Kahlo come artista è spesso ricondotta alla mostra del 1982 presso la Whitechapel Gallery di Londra, in cui le sue opere furono esposte accanto a quelle della fotografa Tina Modotti, e alla fondamentale biografia di Hayden Herrera — divenuta il principale testo di riferimento sulla sua vita — pubblicata pochi anni più tardi.
A partire dagli anni Novanta, l’immagine di Frida Kahlo ha cominciato a permeare l’immaginario collettivo: numerosi film hanno raccontato la sua vita, stilisti di fama internazionale hanno tratto ispirazione dal suo stile inconfondibile, celebrità di ogni ambito ne hanno celebrato la figura, e le sue opere hanno spesso stabilito nuovi record nelle aste internazionali.
La mostra Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito si propone di indagare il profondo legame tra l’artista e la propria immagine. Pittrice che fece dell’autoritratto uno dei suoi principali strumenti espressivi, Frida Kahlo appartiene a quel ristretto gruppo di figure la cui identità è stata elevata a icona, fino a trascendere — in molti casi — la portata stessa della propria opera.
Diversi fattori hanno contribuito a questo processo di iconizzazione, e non pochi furono consapevolmente orchestrati dalla stessa Kahlo. È noto, ad esempio, che scelse di indossare abiti tradizionali messicani in netta controtendenza rispetto alla moda del tempo, e che arrivò persino a modificare elementi della propria biografia per allinearsi idealmente alla causa rivoluzionaria — dichiarando di essere nata nel 1910, anno d’inizio della rivoluzione messicana, o attribuendosi origini ebraiche. È dunque legittimo affermare che Frida Kahlo costruì con straordinaria lucidità la propria immagine, dando vita a una forma di autorappresentazione totale, anticipando con sorprendente modernità dinamiche oggi diffuse nell’era dei social media e dell’identità visuale.
Di particolare interesse è anche il rapporto dell’artista con la fotografia. Kahlo non solo non rifuggiva l’obiettivo, ma anzi si prestava con naturalezza allo sguardo dei più diversi fotografi e fotografe, generando una documentazione visiva tanto ampia quanto rara nel panorama delle arti visive del Novecento.
Lungi dall’essere un percorso biografico per immagini, la mostra si concentra sul dialogo tra Frida Kahlo e la sua raffigurazione fotografica, interrogandosi su quanto questa narrazione visiva sia stata guidata, influenzata o persino costruita dall’artista stessa.
Lo sguardo dell’amante, quello del gallerista, delle amiche più intime, dei fotografi più celebri, dei reporter, dei connazionali ispano-americani: Frida Kahlo è stata ritratta in innumerevoli fotografie, sin dalla tenera età, quando il padre Guillermo Kahlo — fotografo di professione — la scelse come soggetto privilegiato. Questo lungo e articolato corpus fotografico rappresenta oggi una chiave preziosa per comprendere non solo la figura pubblica dell’artista, ma anche il modo in cui lei stessa desiderava essere vista.
La mostra è visitabile con i seguenti orari: da martedì a sabato dalle 10 alle 13:30 e dalle 15 alle 19, domenica e lunedì dalle 10 alle 13:30.
I costi dell'ingresso:
I biglietti si possono acquistare anche online.
Per info:
Esperienza Vr Luna: esperienza immersiva in realtà virtuale sulla missione Apollo 11
Fever Milano | Immersive Center
Esperienza Planetario Perduto, escape game tra fiction, realtà storica e attualità
Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci
Esperienza Toti Submarine Escape, gioco di ruolo investigativo nel sottomarino Enrico Toti
Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci
Esperienza Visita alla Pinacoteca Ambrosiana e alla Cripta di San Sepolcro
Pinacoteca Ambrosiana
Esperienza Casa Milan Museum, museo dedicato alla storia dell'Ac Milan
Casa Milan Museum
Esperienza Il mondo di Leonardo, mostra interattiva al Leonardo3 Museum
Leonardo3 Museum - Il Mondo di Leonardo
Esperienza Museo Civico di Storia Naturale di Milano, visita con audioguida digitale
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Esperienza Verona e Lago di Garda, gita in giornata con tour guidato da Milano
Milan Visitor Center
Esperienza Tour in barca elettrica sui Navigli e Darsena di Milano
Darsena del Naviglio
Esperienza City Escape, esperienza interattiva di esplorazione urbana a Milano
Gallería Vittorio Emanuele II
Esperienza Inside Monet: Virtual Reality Experience, percorso immersivo tra realtà virtuale e arte
Largo Cairoli 18
Esperienza Titanic: un viaggio nel tempo, esperienza di realtà virtuale
Fever Milano | Immersive Center