Francesca Astrei © Angelo Maggio
Sabato 18 luglio 2026 alle ore 21.00 la rassegna estiva La Corte degli Angeli, presso il Teatro degli Angeli in via Pietro Colletta 21 a Milano, prosegue con Io sono verticale di e con Francesca Astrei (Premio Ubu 2025 come Miglior Attrice Under 35), spettacolo vincitore del Premio della Giuria dell’undicesima edizione di Direction Under 30 – Teatro Sociale di Gualtieri e del Premio Internazionale Yarts Project. Ingresso libero e gratuito.
Il dolore è talmente intimo e personale che non sempre si riescono a trovare delle parole per comunicarlo al mondo esterno. Induce alla chiusura in sé stessi rendendo di volta in volta l’apertura più faticosa, ai limiti dell’insostenibile, al punto da sentirsi non più isolati nella propria sofferenza, ma al sicuro in essa: il dolore diventa casa, culla, e il mondo fuori qualcosa di troppo pesante, ancora più doloroso del dolore stesso, che non si è in grado di affrontare.
La sensazione ossessionante di non essere all’altezza del resto del mondo, induce a visualizzare come unica soluzione per non deludere sé stessi e gli altri, il restare al chiuso, al buio, immobili, soli. Il dolore fa pensare cose sbagliate, ma non è una bugia: è reale, fisico, concreto, anche se invisibile.
E i familiari? Le persone vicine a chi è chiuso nel dolore, come vivono questa sua condizione? L’avere una persona amata murata in se stessa, genera a propria volta dolore. Cosa succede quando gli affetti vengono a bussare alla porta di questo rifugio di angoscia? Come far comunicare il mondo fuori con il mondo dentro, limitando la sofferenza per entrambe le parti?
Chi è depresso racconta che, nei momenti di buio, non si sente né vivo né morto, la sensazione è di non esistere in un corpo che esiste e di percepire il proprio cuore, pulsante, come morto: la figura di Lazzaro, all’apertura del sepolcro, sembra possa raccontare questa condizione. Lazzaro, archetipo del vivo/morto, avrà la forza di tornare alla vita? E che vuol dire per lui vivere? E se alzarsi e camminare rappresentassero per la sua mente una condanna, anziché una salvezza?