Performing Pac 2026: These fragments I have shored against my ruins, mostra collettiva

Performing Pac 2026 © Nico Covre Performing Pac 2026 © Nico Covre
Pac - Padiglione d'Arte Contemporanea Cerca sulla mappa
DA Giovedì02Luglio2026
A Domenica13Settembre2026

Dal 3 luglio al 13 settembre 2026 si svolge al Pac - Padiglione d'Arte Contemporanea di Milano (via Palestro 14) una nuova edizione del format Performing Pac, ideato nel 2018 e curato Silvia Bignami, Iolanda Ratti e Diego Sileo come performance dello spazio che rimette in scena una mostra storica e ne attualizza i temi coinvolgendo artisti contemporanei.

Quest'anno la mostra si intitola These fragments I have shored against my ruins. Come per le precedenti edizioni (Performance, 2018; De genere, 2019; Made of Sound, 2020; Take me to the Place I love, 2022; Dance me to the End of Love, 2023) anche quest’anno il punto di partenza è l’archivio, scandagliato per ricostruire, attraverso documenti, fotografie dell’allestimento, articoli di giornali e alcune opere, la mostra Kurt Schwitters: collages, dipinti e sculture 1914-1947, curata nel 2001 da Karin Orchard, direttrice dello Sprengel Museum di Hannover, città natale dell’artista (1887-1948). L’esposizione ripercorreva i momenti salienti di Merz, termine usato per definire la complessa attività di artista, scrittore, tipografo, grafico ed editore di Schwitters, le cui ricerche si muovono in diversi campi, tra dada e costruttivismo. Schwitters utilizza il principio del montaggio e assemblaggio di materiali differenti, sia nei collage realizzati con materiali di scarto (pezzi di legno, cartone e ferro, francobolli, biglietti del tram, chiodi, sassi, fotografie, veline, giornali), sia nei testi poetici scaturiti da schegge di parole o frasi del linguaggio quotidianoo nel contrappunto di suoni elementari protagonisti della Ursonate (tra 1926 e 1932): una sonata fra poesia e composizione musicale.
 
Al Pac sono esposte quattro opere di Schwitters - i tre straordinari collage Mz 253 Herz, 1921, Für Glaserherz (!Anna Blume?), 1921, e King, 1947; e il rilievo Grasmere, 1942-45) - che nel 2001 erano incluse in una sezione più ampia, a cura di Luigi Sansone, dedicata alle collezioni milanesi che con lungimiranza avevano compreso l’importanza dell’artista tedesco dalla fine degli anni Cinquanta.

Insieme alle opere documenti d’archivio, fotografie dell’allestimento e un singolare libro degli ospiti che riportava le diverse reazioni e i commenti dei visitatori al Merzbau la cattedrale della miseria erotica, l’opera della sua vita: una sorta di installazione ambientale ante litteram, un’architettura, un ambiente percorribile, costruito, modificato e cresciuto su sé stesso a partire dal sovrapporsi di materiali eterogenei che corrisponde al desiderio di voler costruire con le macerie, e che invadeva lo spazio espositivo.

Intorno alle suggestioni di Merzbau è nato anche il titolo These fragments I have shored against my ruins (Questi frammenti ho edificato contro le mie rovine). Sono i versi iconici che chiudono il poema The Waste Land di T. S. Eliot, del 1922, e rappresentano il disperato tentativo del poeta di dare un senso e un ordine all’anarchia della storia contemporanea, raccogliendo i frammenti della cultura occidentale e opponendoli al crollo e alla desolazione del mondo moderno.

Dai primi collage degli anni Venti le opere di Schwitters prendono forma attraverso un processo additivo e di rielaborazione. Sulla base di alcune parole chiave del suo lavoro - montaggio, utilizzo di materiali diversi, assemblaggio, accumulo, sovrapposizione di significati, stratificazione e sperimentazione di linguaggi diversi - sono stati invitati sette artisti che nelle loro opere e installazioni presentano elementi coerenti con il tessuto scientifico del progetto espositivo: Jacopo Benassi, John Bock, Gabriella Ciancimino, Roberto Cuoghi, Thomas Hirschhorn, Lucia Marcucci e Mika Rottenberg.

La mostra al Pac si apre con 25 collage di Lucia Marcucci (Firenze, 1933) - membro del Gruppo 70 e pioniera della Poesia Visiva in Italia - realizzati tra 1964 e 1974 e alcuni lavori più recenti. Incollando slogan, fotografie, ritagli tratti da rotocalchi e annunci pubblicitari, l’artista realizza collage provocatori e ironici che denunciano la mercificazione dell’immagine femminile e svelano contraddizioni e ambiguità dei mezzi di comunicazione di massa.

Fin dagli anni Ottanta la ricerca di Thomas Hirschhorn (Berna, 1970) si sviluppa mescolando materiali quotidiani, tenuti insieme da nastri adesivi, ai quali s’aggiungono collage creati a partire da immagini pubblicitarie e citazioni di testi filosofici, spesso riscritti a mano da Hirschhorn stesso o fotocopiati. In mostra è presentata la serie dei 17 manifesti di cartone I-nfluencer-poster del 2021, i cui hashtag identificano problematiche da sempre care all’artista: #Spazio Pubblico, #Precarietà, #Meno è Meno. More is More, #Spreco, #Coinvolgimento, #Bellezza, #Energia=Sì! Qualità=No!, #Universalità, #Resistenza, #Forma, #Uguaglianza, #Monumento, #Arma, #Collage, #Amore, #Ventilatore, #Fallimento e Successo.

Per la mostra Roberto Cuoghi (Modena, 1973) espone alcuni dipinti recenti e inediti della serie Pepsis, occupando tutto lo spazio della galleria al primo piano del Pac. Pur essendo concepita come un unico sistema, l’installazione presenta i lavori in un insieme non coerente, in cui lo spettatore deve orientarsi lasciandosi guidare dai propri automatismi.

Dall’inizio degli anni Novanta l’artista tedesco John Bock (Gribbohm, 1965) realizza installazioni polimateriche - all’interno delle quali realizza delle ironiche Lectures - nelle quali è evidente l’eredità della poetica disordinata del Merzbau. In occasione della mostra al Pac l’artista ripropone, attualizzandola, l’opera Mien-Gribbohm-Wien-Milano, di proprietà del Museo del Novecento, acquistata in occasione della mostra La forma del mondo/la fine del mondo proprio al Pac di Milano nel 2000.

Il giardino della Chimera è l’intervento site-specific di arte bioenergetica quantistica realizzato da Gabriella Ciancinimo (Palermo, 1978) per il Pac. Nell’installazione, che ricopre interamente una delle sale, si alternano soggetti - astratti e figurativi - e tecniche -, pittura, disegno e assemblaggio - creando una sorta di diorama onirico in cui lo spettatore si muove come uno esploratore.

Mika Rottenberg (Buenos Aires, 1976) con la sua video installazione Cosmic Generator, 2017, crea elaborate narrazioni visive per esplorare la seduzione e la magia, ma anche la disperazione, della nostra realtà ipercapitalista e mercificata, mettendo a nudo e analizzando il lavoro, la globalizzazione, la produzione di valore e il modo in cui le nostre relazioni con il mondo e tra di noi vengono sempre più monetizzate.

Jacopo Benassi (La Spezia, 1970) realizza appositamente per il Pac l’installazione Studio manifesta, 2026, con la quale racconta il suo studio non semplicemente come una stanza, ma come un ecosistema mentale e operativo, artistico e politico. Le sue sono opere con le ruote, autonome nel movimento: non si appendono, non si fissano, rifiutano la contemplazione statica. Lo studio come un organismo vivente ed estensione del corpo dell’artista.

Ulteriori suggestioni per questa edizione sono le immagini del Pac ricostruito, riassemblato, ricomposto nel 1996 dopo la distruzione della strage mafiosa del 27 luglio 1993. Un intero ambiente ristrutturato all’interno del quale in questi trent’anni di attività (1996-2026) si sono avvicendate storie e memorie degli artisti invitati a partecipare alle mostre e del pubblico che ne ha fruito.

Durante il periodo di apertura della mostra sono inoltre in programma le seguenti performance:

  • giovedì 2 luglio, ore 19.00 - John Bock, Mien-Gribbhom-Wien-Milano (opening)
  • martedì 7 luglio, ore 19.00 - Jacopo Benassi, Studio manifesta 
  • martedì 14 luglio, ore 19.00 - Kurt Schwitters, Ursonate, eseguita da Renato Taddeo
  • giovedì 10 settembre, ore 19.00 - Annamaria Ajmone con Laura Agnusdei, Bleah!, omaggio a Lucia Marcucci

La Project Room, in dialogo con la mostra Performing Pac, accoglie Architettura alla prova: il Pac di Ignazio Gardella, un approfondimento che, in occasione dei trent’anni dalla ricostruzione del Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, ne indaga il processo progettuale come campo di sperimentazione e verifica. A cura di Claudia Cavallo e realizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano, l’esposizione raccoglie materiali d’archivio, disegni, modelli e testimonianze, restituendo l’architettura come dispositivo in divenire ed evidenziando la ricerca critica dell’esito formale che ha guidato Gardella. In questa prospettiva, il Pac viene osservato nella sua dimensione civile e simbolica, come opera capace di rigenerarsi nel tempo e di confrontarsi con le stratificazioni storiche e urbane che ne definiscono la persistenza.

L'inaugurazione è fissata per le ore 19.00 di giovedì 2 giugno. Poi la mostra è visitabile nei seguenti orari di apertura: da martedì a domenica in orario 10.00-19.30 e giovedì in orario 10.00-22.30. Biglietti: intero 8 euro, ridotti da 4 a 6,50 euro (ingresso sempre gratuito per bambini sotto i 6 anni e disabili con invalidità pari al 100% con accompagnatore). Per info 02 88446359.

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