Mario Raciti: opere 1952-2025, mostra antologica

Mario Raciti, Presenze, 1963 Milano, Museo del Novecento © Riccardo Molino Mario Raciti, Presenze, 1963 Milano, Museo del Novecento © Riccardo Molino
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DA Mercoledì01Luglio2026
A Domenica20Settembre2026

Dal primo luglio al 20 settembre 2026 è aperta al pubblico a Palazzo Reale di Milano (piazza del Duomo 12) la mostra antologica Mario Raciti: opere 1952-2025, che ripercorre l’intero itinerario artistico di Mario Raciti, celebrando il legame profondo tra l’artista e Milano, città in cui è nato e con cui ha intrecciato una relazione culturale e umana lunga oltre mezzo secolo.

L’esposizione, promossa da Comune di Milano / Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Silvana Editoriale, è curata da Luca Pietro Nicoletti e si inserisce nel ciclo che Palazzo Reale dedica ai Maestri a Milano, in continuità con le antologiche dedicate negli ultimi anni a Ruggero Savinio, Grazia Varisco e Valerio Adami.

Con circa cento opere provenienti dalle collezioni del Museo del Novecento di Milano, dal Mart di Rovereto e da collezioni private, la mostra a Palazzo Reale riavvolge idealmente il nastro della lunga avventura artistica di Mario Raciti, dai primi passi mossi negli anni Cinquanta fino alle produzioni più recenti, offrendo uno sguardo d’insieme sulla statura di uno dei protagonisti più sensibili della pittura italiana contemporanea.

Nato a Milano nel 1934, Mario Raciti è considerato un maestro del post-informale. Dopo la laurea in giurisprudenza e l’avvio dell’attività legale, nei primi anni Sessanta decide di dedicarsi interamente alla pittura: una scelta radicale, sostenuta da una ricerca incessante che attraversa tutta la sua opera e che si traduce nel tentativo di dare forma a una dimensione ulteriore, sospesa tra realtà, memoria e visione. Per comprendere le origini del suo linguaggio è necessario tornare alla Milano degli anni Cinquanta, città attraversata da fermenti internazionali e da un intenso dibattito culturale. Raciti muove i primi passi in questo contesto, in cui nascono anche gli incontri decisivi con alcune figure centrali della cultura milanese, come il poeta Roberto Sanesi e l’editore Vanni Scheiwiller. È proprio Scheiwiller a pubblicare nel 1970 la prima monografia dedicata all’artista, mentre il rapporto con Sanesi aore la sua pittura a suggestioni poetiche e letterarie che ne avrebbero profondamente arricchito la dimensione concettuale.

Frattanto, la sua pittura si alimenta di intense letture, da Rainer Maria Rilke a Hölderlin, da Goethe a Musil, e di una profonda affinità con il mondo musicale, da Wagner a Mahler e Schubert, che influenzano la temperatura e il tono della sua tensione verso l’altrove e la dimensione trascendente. A partire dagli anni Settanta, Raciti entra a far parte del gruppo della Galleria Morone di Enzo Spadon, accanto ad artisti come Claudio Olivieri, Valentino Vago ed Enrico Della Torre, diventando uno dei protagonisti della Galleria. Il suo lavoro viene progressivamente accolto in importanti collezioni pubbliche e private: dalle raccolte di Intesa Sanpaolo, oggi conservate alle Gallerie d’Italia, al Mart di Rovereto e allo Csac di Parma, fino alle storiche collezioni Pallini e Jucker.

Un momento cruciale nel rapporto tra Raciti e la sua città è rappresentato dalla grande personale al Pac - Padiglione d’Arte Contemporanea del 1988. In quell’occasione la direttrice Mercedes Garberi acquisisce 36 opere dell’artista, oggi custodite al Museo del Novecento: quel nucleo di lavori testimonia il definitivo riconoscimento di Raciti da parte di Milano e costituisce uno dei fulcri della mostra di Palazzo Reale.

Il percorso espositivo accompagna dunque il pubblico attraverso le diverse stagioni della ricerca di Raciti: dalle figurazioni emblematiche degli anni Sessanta alle atmosfere sospese delle Presenze-assenze degli anni Settanta, dai cicli delle Mitologie degli anni Ottanta ai Misteri degli anni Novanta. Negli anni Duemila la pittura di Raciti approda a esiti sempre più complessi e drammatici, spingendo l’immagine verso la dissoluzione. Tra i cicli più recenti figurano le opere dedicate alla crocifissione e Why, parte de I fiori del Profondo, in cui il mito di Proserpina diventa metafora del bisogno umano di comunicazione. Nelle ultime serie, Una o due figure e Fonti, i fiori si trasformano in dardi e la pittura evoca l’impossibilità dell’incontro e la distanza tra gli esseri umani.

La mostra è visitabile a ingresso gratuito nei seguenti orari di apertura: da martedì a domenica 10.00-19.30; giovedì 10.00-22.30; lunedì chiuso (ultimo ingresso sempre un'ora prima della chiusura).

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