Il corpo di Giove
Dal 18 giugno al 13 settembre 2026 è aperta al pubblico presso l'Appartamento dei Principi di Palazzo Reale a Milano (piazza del Duomo 12) la mostra The Breach: il muro rompe il silenzio di Paolo Troilo, inventore del finger painting iperrealista.
Nelle stanze dell'Appartamento dei Principi, The Breach: il muro rompe il silenzio è un progetto inedito in cui Troilo dialoga con il patrimonio artistico e culturale di Palazzo Reale utilizzando le dita come pennelli. Nelle sue mani reinterpretazioni delle tappezzerie di Palazzo Reale, firmate dalla stessa antica tessitura Rubelli che realizzò gli originali, diventano così brecce, varchi temporali che portano all’incontro tra passato e presente.
Attraverso le opere in mostra a parlare sono la storia dell’edificio e i protagonisti che ne hanno abitato le stanze. Da Leonardo da Vinci - cui Troilo ha dedicato una rivisitazione dell’Uomo Vitruviano dipinta in occasione del cinquecentesimo anniversario della scomparsa dell’artista - a Margherita di Savoia e Maria José, prima e ultima regina consorte d’Italia; dai Visconti, che fecero dell’antico palazzo medievale la sede della loro Signoria, fino a Napoleone Bonaparte, che qui volle la Reggia del suo Regno d’Italia: un coro polifonico di voci che evocano le glorie passate e insieme sollevano interrogativi sulla complessità del nostro mondo.

La prima stanza del percorso espositivo introduce i visitatori alla mostra con l’opera My Vitruvian, una rivisitazione dell’Uomo Vitruviano in acrilico steso su tela con le dita, realizzata in occasione dei 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci come tributo al genio che qui visse e stabilì la sua bottega, quando il complesso era ancora il Palazzo Ducale degli Sforza. Unico lavoro non pensato espressamente per il palazzo, è anche una dichiarazione poetica di Troilo sulla contemporaneità: l’uomo che nell’originale è misura di tutte le cose, si trova qui invischiato nel cerchio e nel quadrato che si deformano sotto l’azione del corpo che cerca invano di uscirne. Il tentativo di liberarsi proietta l’individuo in un vuoto in cui le dimensioni, le misure, non esistono più.

Da qui si accede alla Sala della Manica Strappata, che allude alla demolizione della Manica Lunga del Palazzo, voluta dal Regime negli anni Trenta, ma anche all’idea che da una lacerazione - simboleggiata qui dal tessuto strappato - possa emergere una nuova narrazione. Lo spazio presenta, infatti, tre brecce in acrilico su tessuto Rubelli che hanno come protagonista un’umanità anonima e dolente, travolta dalla storia, che reclama il suo diritto all’esistenza.

La Sala Maria Josè del Belgio - intitolata all’ultima Regina d’Italia, nota per le sue idee liberali e per i contatti, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, con esponenti della Resistenza - svela un’opera unica che la ritrae mentre, simbolicamente, solleva un lembo della tappezzeria (riprodotta e tessuta esattamente come l’originale) per scoprire una folla di mani che spezzano i fucili.

La successiva Sala Napoleone ospita due arazzi ispirati all’incoronazione di Bonaparte a Re d’Italia nel 1805. Le opere esplorano il complesso rapporto tra leader e popolo attraverso la raffigurazione di un Napoleone cinto d’alloro, la cui regalità contrasta con un’evidente decadenza fisica. Ridotto al fantasma di se stesso, il sovrano è impresso su un prezioso tessuto con stelle ricamate in rilievo; il motivo riprende le tappezzerie originali della Sala del Trono di Palazzo Reale, eseguite nel 1808 quando il complesso divenne sede del Regno d’Italia napoleonico. Alla base di uno dei due arazzi, che ritrae Bonaparte nudo e inerme, un’iscrizione in latino recita: «Non esiste il numero uno se non esistono tutti gli altri numeri». È un monito su come la storia sia fatta tanto di esistenze rimaste senza volto, quanto di uomini consegnati all’immortalità dalla celebrazione iconografica.

La Sala dei Visconti, dedicata alle radici storiche del Palazzo Reale, mostra una rielaborazione dell’antico stemma della Casata che diede origine al palazzo, raffigurante un serpente, o drago, che divora un moro, antico nemico dell’età delle Crociate. Il serpente è qui costruito in negativo: è il vuoto a definirne la forma minacciosa.
Dopo un contributo video che restituisce il backstage del lavoro in studio di Troilo, il percorso espositivo prosegue nella Sala Margherita di Savoia, dove tre brecce rendono omaggio alla Regina, celebre per essere stata un modello d’eleganza per l’Italia dell’epoca. Uno scarto infinitesimale separa la definizione di modello da quella, più attuale, di influencer: nella prima breccia la regina appare al centro di un fiore, circondata da damigelle che le fanno corona, come followers prive di tratti somatici e di un’identità propria. Le due brecce laterali mostrano due mani, ciascuna con 6 dita - come accadeva nelle immagini generate dalle prime intelligenze artificiali - mentre compiono due gesti opposti: uno di pace o vittoria e, speculare al primo, un gesto di sfida o insulto, quasi che il mondo dell’intelligenza artificiale abbia inglobato in sé le contraddizioni dell’essere umano.
La Sala Madre conclude il percorso con l’opera ∞ In the name of the mothers, un polittico di 8 arazzi, sempre acrilici su tessuto Rubelli stesi con le dita, che raccontano la storia della madre dell’artista, come storia di tutte le madri.
Promossa da Comune di Milano (Cultura), prodotta e organizzata da Palazzo Reale e Nobile Agency, con la curatela del critico Marco Meneguzzo e il contributo scientifico di Domenico Piraina, direttore di Palazzo Reale, e Simone Percacciolo, responsabile della Valorizzazione, la mostra è visitabile a ingresso gratuito nei seguenti orari di apertura: da martedì a domenica 10.00-19.30; giovedì 10.00-22.30; lunedì chiuso (ultimo ingresso sempre un'ora prima della chiusura).