Restauro del Toro rampante in galleria Vittorio Emanuele II a Milano
Milano, 27/05/2026.
È partito oggi, 27 maggio 2026, il restauro del Toro rampante in mosaico della Galleria Vittorio Emanuele Il di Milano. A causa della continua giravolta con il tallone dei turisti che visitano Milano, le tessere rosa che compongono i suoi testicoli vengono consumate formando un piccolo cratere.
«Migliaia di persone al giorno, nel corso dei due ultimi mandati, hanno compiuto il famoso gesto della giravolta sul tallone e il punto portafortuna della Galleria si è consumato nel tempo», commentano gli assessori del Comune di Milano Emmanuel Conte (Demanio) e Marco Granelli (Opere pubbliche): «l’ultimo restauro risale al 2017 ed è quindi arrivato il momento di restituire al mosaico della Galleria il suo aspetto originale, grazie a un intervento artigianale. La Galleria è un patrimonio vivo, che può consumarsi proprio perché amato e vissuto: ce ne prendiamo cura perché continui a esserlo».
Un piccolo cantiere circonda ora l’animale ferito e, sotto gli occhi dei passanti, un artigiano restauratore esperto ricompone il mosaico; i lavori proseguono fino alla mattina di sabato 30 maggio 2026. Da lunedì 25 erano state avviate le attività preliminari, ovvero la preparazione manuale delle nuove tessere che sostituiranno quelle consumate sulla base del disegno originale. Ora il cantiere è arrivatoa nell’Ottagono: il programma dei lavori di restauro prevede innanzitutto la rimozione delle parti ammalorate per uno spessore di almeno 2,5 cm di profondità dal piano del mosaico; successivamente si procede con il consolidamento, la posa, la stuccatura e levigatura delle tesserine.

Il Comune di Milano interviene periodicamente per riparare il mosaico del Toro oggetto di un rito scaramantico, già in voga tra i milanesi nell’Ottocento, che assicurerebbe fortuna e l’occasione di tornare in città. L’animale è raffigurato in campo azzurro, all’interno dello stemma che simboleggia Torino, capitale d’Italia ai tempi della realizzazione della Galleria Vittorio Emanuele II ed era stato proprio il re a posare la prima pietra per la costruzione dell’opera nel 1865.