We Will Design: Hello Darkness, con mostre, incontri e dj-set - Milano Design Week 2026

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DA Lunedì20Aprile2026
A Domenica26Aprile2026

Da lunedì 20 a domenica 26 aprile 2026 torna, in occasione della Milano Design Week 2026, il grande laboratorio We Will Design, promosso e ospitato da Base Milano (via Bergognone 34, Milano) e dedicato al meglio della ricerca sull’architettura e le sperimentazioni di design da tutto il mondo. Quest'anno il fil rouge Hello Darkness sovverte le aspettative scegliendo di abbassare le luci: mentre il mondo del design insegue l’ipervisibilità, We Will Design trasforma l’ex Ansaldo in un ecosistema radicale: una settimana di installazioni immersive, biodesign e rituali collettivi per esplorare l'oscurità contemporanea - politica, ecologica e sociale - non come crisi, ma come spazio fertile di rigenerazione.

La Ground Hall ospita l’intervento dello studio francese Smarin che presenta Idiorythmia: Re-U construction system, un sistema di arredi reversibile e polimorfo, capace di riconfigurare continuamente lo spazio: da agorà a sala proiezioni, da ambiente di lavoro ad area conviviale, fino a palco per performance o semplice luogo dove stare, con capsule dedicate al riposo. La Ground Hall diventa così un organismo adattivo, che muta funzione e atmosfera in base agli usi e alle comunità che la attraversano. Idiorythmia è un progetto diffuso proposto da Institut Français Milano per Palazzo delle Stelline e Base Milano, con la partecipazione di Emanuele Quinz, realizzato in collaborazione con Base Milano, Scuola del Design - Politecnico di Milano e Fundazione di l’Università di Corsica - progetto interregionale marittimo Marlaine.


Smarin team © Eugénie Schutte

L’approccio sperimentale di We Will Design risuona anche nelle stanze della foresteria CasaBase, che ospita cinque studi temporanei: spazi che diventano al tempo stesso luoghi di vita, sperimentazione, ricerca personale ed esposizione. All’interno di questo progetto, Temporary Home, si inserisce la collaborazione con il British Council, che ha sostenuto la partecipazione di due designer: Bianca Carague, con Technospoonism, un progetto di design speculativo che, attraverso gioielli e sculture, immagina un futuro possibile per il Kamayan, tradizione culinaria filippina; e Lucrezia Alessandroni, con Olfactory Echoes, un archivio vivente di fragranze microbiche che evocano pratiche e tradizioni in via di estinzione nella città di Roma a causa dei cambiamenti climatici. Le altre camere di CasaBase sono popolate da i progetti di Cristina Dezi, che con Red Noise esplora esplora intimità, sessualità e tabù attraverso un dispositivo indossabile di biodesign: sensori integrati e software open source trasformano dati biologici provenienti da fluidi interni ed esterni in comunicazioni sonore, creando un’interfaccia sensibile tra corpo e ambiente. A Dream House di Saúl Baeza e Manuela Valtchanova è un’installazione di gaming collettiva in cui i partecipanti costruiscono una casa digitale in The Sims, trasformando la simulazione domestica in uno strumento politico per interrogare e riscrivere gli spazi invisibili del potere. Jean-Baptiste Durand, in collaborazione con Domaine de Boisbuchet e con il supporto di Institut Français, con Bittersweet Symphony riflette sul paradosso di cercare piacere in un mondo percepito come decadente.

Cuore della settimana è Exhibit, l’esposizione collettiva che vede coinvolti più di 80 designer provenienti da 23 paesi. 4000 mq negli spazi di Base Milano ospitano i progetti di accademie, università, studi di progettazione e designer emergenti che hanno risposto ad una call internazionale lanciata a settembre 2025. Exhibit si configura come una piattaforma collettiva che interpreta il design come strumento critico e trasformativo, capace di confrontarsi con le urgenze contemporanee e, al tempo stesso, di immaginare nuovi rituali condivisi. Più che una mostra tradizionale, si presenta come un paesaggio attraversabile: un ambiente aperto e stratificato in cui il pubblico è invitato a orientarsi liberamente tra progetti, pratiche e narrazioni.

Il percorso espositivo si articola infatti attorno a quattro traiettorie tematiche che guidano l’esperienza senza irrigidirla: Community, Environmentalism, Rituals e Media Tech. Queste direttrici non funzionano come categorie chiuse, ma come campi di risonanza che permettono di leggere trasversalmente i lavori, mettendo in relazione approcci, geografie e sensibilità differenti.


Exhibit © Carlotta Coppo

All’interno della traiettoria dedicata alle Communities, i progetti indagano pratiche di inclusione, rappresentazione e costruzione di nuove soggettività, con contributi di Ache C. Wang, Cezara Pădurean e Claudia Feti (Faculty of Arts and Design Timișoara), Maëlys Venkiah, Gil Monteverde, Catalina Gómez Alvarez, Chloé Terrée, Carol Mortara, Gemma Ferriero, Eugenia Garavaglia e Flavia Franciscone, Kairos Futura, Einaidea (piattaforma di ricerca e programmazione culturale della Fundació Eina, Barcellona).

La sezione Environmentalism raccoglie invece una pluralità di ricerche che spaziano tra biodesign, pratiche rigenerative e riflessioni sui sistemi produttivi, con designer e studi come Anastrophes Collective, Antonia Aschenbrenner, Studio Llotta (Lorenzo Lanzoni, Tommaso Tresso), Micheal McCready, Ivan Donzelli, Giuseppe Campanella, Giulia Braglia, Laurin Böhm, Archeomaterico, Guido Pupulin, Alter Atelier, Elena Tosi Brandi, il collettivo By The End of May (André Trindade e Davide Onestini), Cassie Quinn (Cq Studio), Gigi Totaro, Dafne Argondizza, Camilla Piantanida, Riccardo Zambelli, Matteo Bernasconi, Atelier Atollo x Panneau Piano (Caterina Micucci, Claudia Orsetti), Studio Elisabeth Seidel, Studio Io Wu, Elisabeth Seidel, Christos Voutsas.

Nella traiettoria Media Tech, i progetti esplorano il rapporto tra umano e artificiale, tra dati, percezione e interfacce, con contributi di Avcu Birce, Irene Guerra, Aleksandra Nazarova, Yuhan Fang, Common Index, Dario Formicola, Robert Clark, Sky Feng, Studio Superfluo + Chiara Ciccarelli, Loretta Wong, Melody Liu, Tila Tuzuturk, Gabriele Nasole, Jeongseok Hwang, Minjeong Kim e Soohyun Namkoong (Royal College of Art), Rad - Ramundo Alessandro Design e Carolina Carmona Hermenegildo.

Infine, la sezione Rituals raccoglie pratiche che interrogano il corpo, la memoria e le dimensioni simboliche del vivere collettivo, con progetti di Altra Venezia, Le Ambigue (Giulia Tomasello, Isabel Farina, Cristina Dezi), Cristobal Olmedo, Martina Carbone, Sara Bonaventura, Ginevra Petrozzi, Salicornia Studio (Federico Rizzo), Benedetta Lusi, Pamela Varela ed Ella Hebendanz, Selenia Marinelli, Wilfried Dsainbayonne, Studio Tal Ve Tomer e Tommaso Pardini.


Le Ambigue © Gito Masello

All’interno del percorso espositivo c'è anche The Darker the Night, the Brighter the Stars, bookshop temporaneo con una selezione di titoli - tra le pubblicazioni di Set Margins, Onomatopee, Spector Books e Nero Editions e altre case editrici indipendenti - costruita come strumento per attraversare il presente, tra ombre, crisi e possibilità.

La terrazza di Base Milano si trasforma nuovamente in uno spazio di sperimentazione dedicato a pratiche di convivialità radicale con Live Camp-ing: il progetto, a cura di Lemonot in collaborazione con il Royal College of Art (Londra, Regno Unito) e con il supporto di Kindof, vede la partecipazione di venti studenti provenienti da Londra, chiamati a costruire e abitare per una settimana una comunità temporanea. Attraverso la riattivazione del campeggio urbano sulla terrazza - riconfigurata come un paesaggio conviviale fatto di tende, piattaforme, superfici tessili e dispositivi luminosi - Live Camp-ing indaga le dinamiche sociali, culturali e spaziali che attraversano Milano durante la Design Week. Non solo spazio di coabitazione, ma vera e propria piattaforma di produzione culturale, il camp diventa un osservatorio privilegiato da cui interrogare le forme contemporanee dell’abitare, della collaborazione e della ricerca.


Live Camp-ing © CartaCarbone

A suggellare il programma, We Will Design diventa uno spazio pubblico: Base Milano si apre alla città con conversazioni, incontri e serate tra musica e party. In questo quadro si inserisce anche la collaborazione continuativa con Le Cannibale, riferimento per la club culture e per la ricerca elettronica contemporanea, che attraversa sperimentazione sonora, scene globali e nuove energie locali, portando la programmazione musicale del Fuorisalone di Base Milano su un piano di avanguardia e contaminazione. Da martedì 21 a sabato 25 aprile è in programma un festival musicale di cinque giorni che trasforma gli spazi di Base Milano in un ecosistema sonoro aperto: il cortile si anima ogni giorno con party open-air gratuiti e due notti indoor, venerdì 24 aprile, con Batu, tra le voci più radicali della nuova elettronica britannica, e sabato 25 aprile, con le traiettorie globali con Quantic, maestro delle contaminazioni tra elettronica, funk, soul e ritmi latini. Al centro della scena, il sound system Naoto, aperto e inclusivo, simbolo della cultura dei sound system, capace di restituire tutta la vitalità e la diversità delle scene contemporanee, dalla club culture ai linguaggi più ibridi e sperimentali.


Base Milano Food Court

Per la prima volta Base Milano presenta una food court temporanea che tenta di rispondere alle necessità e sensibilità alimentari di un pubblico più ampio possibile, con attenzione alle trasformazioni ambientali e sociali (incluso il modo in cui produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo.

Il percorso espositivo di We Will Design segue i seguenti orari di apertura: lunedì 10.30-19.00; da martedì a sabato 10.30-20.00; domenica 10.30-18.00. L'ingresso è gratuito: info aggiornate e iscrizioni sul sito di Base Milano.

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