Personale Daria Deflorian, con gli spettacoli Memoria di ragazza, La vegeteriana, Chi ha ucciso mio padre e Elogio della vita al rovescio

Monica Piseddu in La vegetariana © Andrea Pizzalis Monica Piseddu in La vegetariana © Andrea Pizzalis
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DA Martedì07Aprile2026
A Domenica19Aprile2026

Dal 7 al 19 aprile 2026 il Piccolo Teatro di Milano dedica una personale alla sua nuova artista associata, Daria Deflorian, e al suo personale ordito tra scena e scrittura, che intreccia quattro lavori da due scrittrici Premi Nobel, Annie Ernaux ed Han Kang, e dallo scrittore francese Édouard Louis. In scena al Teatro Grassi di Milano (via Rovello 2) ci sono gli spettacoli Memoria di ragazza (di Annie Ernaux, 7 e 8 aprile), La vegeteriana (di Han Kang, dal 10 al 19 aprile), Chi ha ucciso mio padre (di Édouard Louis, 11 e 12 aprile) e Elogio della vita al rovescio (di Han Kang, 18 e 19 aprile).

Memoria di ragazza (martedì 7 aprile, ore 19.30; mercoledì 8 aprile, ore 20.30) è uno dei tanti sorprendenti libri di Annie Ernaux, una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese e Premio Nobel per la letteratura nel 2022. Nei suoi libri ha reinventato i modi e le possibilità dell’autobiografia, trasformando il racconto della propria vita in strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale. Daria Deflorian, Monica Demuru e Monica Piseddu, che hanno già lavorato insieme per la prima volta come interpreti nell’Alcesti di Massimiliano Civica (2014), danno voce a quelle pagine. La ragazza del 1958, quella del 1959, quella del 1960. In altri anni, in altri letti, in altri giri di vita, quella ragazza incarna una moltitudine. Con altre canzoni, ma sempre con una canzone in testa, con altri libri, con un’altra miglior amica. Tutte le vite rivivono in questa lettura e in qualche canzone. 

La rassegna prosegue con La vegetariana (dal 10 al 19 aprile: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16; lunedì riposo): Daria Deflorian torna in veste di regista e attrice per portare in scena il gesto misterioso, potente, irrazionale e politico di Yeong-hye, protagonista del romanzo La vegetariana di Han Kang. Il progetto - che ha ricevuto 7 nomination ai Premi Ubu 2025, tra cui quella a Miglior spettacolo di teatro, aggiudicandosi il riconoscimento per la Miglior scenografia (Daniele Spanò) e il Miglior disegno luci (Giulia Pastore) - è l’adattamento per il teatro del romanzo della scrittrice sudcoreana, Premio Nobel per la Letteratura 2024. La vicenda è quella di Yeong-hye che è, nelle parole di suo marito che aprono il primo capitolo, una donna «del tutto insignificante». È una casalinga diligente, una moglie ragionevolmente attenta, una giovane non del tutto infelice, ma senza nessuna grande passione. Suo marito è un impiegato mediocre, non molto ambizioso, leggermente disilluso dalla sua vita, ma non in modo drammatico. Il tempo scorre e i due continuano a vivere la loro vita ordinaria, ma la loro normalità è più fragile di quanto si rendano conto. Le cose cominciano a incrinarsi il giorno in cui Yeong-hye butta via tutta la carne dal congelatore e annuncia che d’ora in poi diventerà vegetariana. L’unica spiegazione che dà al marito è: «Ho fatto un sogno». È un testo sensuale, provocatorio e violento, ricco di immagini potenti, colori sorprendenti e domande inquietanti. Mentre la protagonista cambia, anche la lingua del libro cambia, dall’irritazione sconcertata della narrazione in prima persona del marito nella prima parte, alla prosa misurata del mondo della sorella, dalla narrativa densa e sanguinosa dei sogni di Yeong-hye alle descrizioni vivide di corpi dipinti con fiori che stanno sbocciando o sfiorendo nel capitolo dedicato al cognato. Frase dopo frase, La vegetariana è un’esperienza straordinaria. Lo spettacolo contiene scene di nudo ed è consigliato a partire dai 16 anni.

Terzo spettacolo in scena è Chi ha ucciso mio padre di Édouard Louis (sabato 11 aprile, ore 15.00; domenica 12 aprile, ore 20.30). Il ’68 i padri li voleva uccidere, così si diceva. Quarant’anni dopo, uno scrittore di 26 anni si mette in caccia degli assassini del padre e li scopre tra i dominanti, ma soprattutto rimette all’ordine del giorno della scrittura le vite di cui nessuno vuole più sentir parlare, le nude vite di coloro a cui il potere toglie qualunque protezione. Cercandole e trovandole dove lui non sa nemmeno di essere, nelle profondità di una vocazione subito espropriata dalle dure leggi di una condizione sociale che da sempre è anche un’ideologia, un aspetto della dominazione. Scrittore che visibilmente guarda al teatro, Louis è diventato un logico passaggio verso una drammaturgia performativa che guarda sempre di più alla letteratura: abituati per anni a portare in scena le proprie parole e il proprio vissuto - distillati attraverso il lungo percorso di prove - Daria Deflorian e Antonio Tagliarini hanno scelto di affidarsi al testo di un altro con cui condividono alcune affinità fondamentali. A cominciare, ovviamente, dalla relazione tra vita e finzione. E per compiere un’altra tappa nella ricerca sui legami tra figura e sfondo, tra esperienza singolare ed esperienza collettiva. In scena, Francesco Alberici, vincitore per Chi ha ucciso mio padre del Premio Ubu 2021 per il Miglior attore/performer under 35.

Infine c'è Elogio della vita al rovescio (sabato 18 aprile, ore 15.00; domenica 19 aprile, ore 20.30): titolo preso in prestito da un saggio di Karl Kraus, è una prima produzione attorno all’opera della scrittrice coreana Han Kang, Premio Nobel per la Letteratura 2024. Un'opera che si concentra su uno dei rapporti più raccontati nei suoi libri: quello tra sorelle. Non solo nel più conosciuto La vegetariana, ma anche in Convalescenza e nel Libro bianco, dove si rivela, ogni volta attraverso trame diverse, la potenza di questo legame. Interpretata da Giulia Scotti, in scena si vede solo la sorella che crede di essersela cavata, quella che «fin da bambina aveva posseduto quell’innata forza di carattere necessaria a farsi strada nella vita. Come figlia, come sorella maggiore, come proprietaria di una attività, perfino come passeggera in metropolitana nel più breve dei tragitti, aveva sempre fatto del suo meglio». L’osmosi tra le due sorelle è una corrente infinita, che ribalta concetti come quelli di salute, consapevolezza, giustezza delle scelte e l’elogio della vita a rovescio è il riconoscere che l’altra, la sorella, quella strana, quella crepata, quella che ci ha lasciato, ci sta lasciando, se ne è andata, ha fatto quello che ha fatto anche per noi. Sullo sfondo incessante, la violenza delle relazioni domestiche. Anche le più apparentemente innocue. E sullo sfondo dello sfondo, la violenza del mondo.

Biglietti: platea 33 euro, balconata 26 euro (ridotto 20 euro per under 25 e over 65). Per info 02 21126116.

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