The Boys in the Band © Erik Klef De Gregorio
Da venerdì 20 a domenica 22 marzo 2026 va in scena all'Argomm Teatro di Milano (via Luigi Bianchi d'Espinosa 6) una nuova edizione dello spettacolo The Boys in the Band firmata dal giovane collettivo Raccolta Differenziata Teatro, per la regia di Riccardo Uccioli. I biglietti sono in vendita a 12 euro.
Il melodramma di Marc Crowley, nato scenicamente negli Stati Uniti nel 1969 e arrivato poi sul grande schermo in Italia con il titolo evocativo di Festa per il compleanno del caro amico Harold, racconta le dinamiche relazionali di un gruppo di
amici gay in un appartamento newyorchese, riuniti insieme al padrone di casa Michael, in un crescendo rivelatorio e cinico, crudo e dolce.
Quella che inizia come una serata leggera di festeggiamenti di compleanno, con il passare delle ore fa emergere dinamiche sempre più intense: affiorano il bisogno di riconoscimento, la paura del giudizio e il desiderio di essere visti davvero. L’equilibrio si incrina quando un elemento esterno al gruppo entra in scena, mettendo in discussione le certezze di tutti e costringendo ciascuno a confrontarsi - anche grazie al ruolo-specchio del festeggiato, Harold - con ciò che ha sempre evitato di nominare.
A tracciare la traiettoria di questa parabola identitaria, tra accettazione e nevrosi, i nove personaggi interpretati da Alberto Badilini, Mattia Caglio, Filippo Cuccarini, Davide Gadiaga, Vincenzo Garofalo, Davide Gnasso, Filippo Nardozza, Simone Nicoli e Graziano Ostuni, parte del collettivo milanese Raccolta Differenziata Teatro.
The Boys in the Band ha avuto una lunga vita oltre il palcoscenico e ha ispirato due adattamenti cinematografici: una prima versione per il grande schermo è del 1970, poco dopo il debutto della pièce teatrale; la nuova - prodotta nel 2020 per Netflix da Ryan Murphy per la regia di Joe Mantello – vanta il cast della recente riedizione di Broadway, in scena a cinquanta anni di distanza dall’originale. Una lunga traiettoria che conferma quanto il testo non sia un documento chiuso nel passato, ma un’opera la cui attualità si riverbera nel presente, interrogando questioni di identità, relazioni, desiderio e libertà personale che restano profondamente riconoscibili ancora oggi.