Galleria Antico Egitto
Milano, 04/03/2026.
Dal 5 marzo 2026 al Castello Sforzesco di Milano apre al pubblico la nuova Galleria Antico Egitto, un ritorno molto atteso che restituisce alla città una delle collezioni più affascinanti del patrimonio civico, con un allestimento ampliato, suggestivo e contemporaneo: in mostra circa 330 reperti tra sarcofagi, amuleti, papiri, bronzetti, vasi canopi e stele, che raccontano la storia millenaria dell’Egitto, dal IV millennio a.C. al V secolo d.C.
«Siamo fieri di tornare a offrire al pubblico milanese, italiano e internazionale un percorso espositivo di valore e affascinante come quello proposto dalla rinnovata Galleria Antico Egitto del Castello Sforzesco», commenta il sindaco di Milano Giuseppe Sala: «grazie al nuovo allestimento, frutto di ricerca, studio e innovazione, è stato sviluppato e realizzato un progetto di qualità che permetterà a Milano di proporre un viaggio nella civiltà, nella cultura e nella storia del popolo egizio. Siamo sicuri che reperti e capolavori esposti sapranno accendere la curiosità e il coinvolgimento dei visitatori di ogni età».
«Restituiamo alla città una Galleria completamente nuova, capace di raccontare la storia millenaria dell’Antico Egitto, la vita quotidiana e l’aldilà, il mondo degli uomini e quello degli dèi», aggiunge l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi: «un allestimento rinnovato nel racconto, nella luce e negli strumenti di didattica, che valorizza una collezione di oltre 3000 reperti, costruita nel tempo grazie a scavi, donazioni e acquisizioni, e oggi restituita al pubblico in tutta la sua ricchezza e bellezza».
Le origini della collezione egizia del Comune di Milano risalgono ai primi decenni dell’Ottocento, nel clima di egittomania che attraversava gli ambienti intellettuali europei. In quegli anni giunsero a Milano - presso il Gabinetto Numismatico e la Biblioteca di Brera - i primi reperti egizi, sarcofagi e frammenti di papiri, poi confluiti nelle raccolte civiche. Da allora la raccolta si è progressivamente ampliata grazie ad acquisti mirati, a generose donazioni di collezionisti e, soprattutto, agli scavi condotti negli anni Trenta nel Fayum da Achille Vogliano, papirologo e docente universitario che nel 1935 a Medinet Madi scoprì un enorme complesso templare con due statue del faraone integre: una di queste, la statua del faraone Amenemhat III, è uno degli oggetti più preziosi dell’intera collezione. Più recentemente, l’ingresso di nuclei provenienti dalle collezioni Bresciani e Ruffini - l’ultima donazione è del 2013, quando Pietro Ruffini regalò al museo la sua collezione, tra cui spicca una statuetta di bronzo raffigurante il dio Osiride, databile al VII secolo a.C. - ha ulteriormente accresciuto il valore della raccolta, che oggi conta circa 3000 reperti.
Durante la chiusura del museo (dal giugno 2017) sono stati realizzati interventi conservativi su sarcofagi, mummia, papiri, materiali lapidei e oggetti in bronzo, accompagnati da indagini diagnostiche che ne hanno approfondito la conoscenza.
La nuova esposizione, curata dalla conservatrice responsabile dell’Unità Musei Archeologici, Anna Provenzali, e dall’egittologa Sabrina Ceruti, vuole offrire al visitatore una chiave di lettura chiara e accessibile della società, della religione e delle pratiche funerarie dell’antico Egitto. Dei 330 reperti in mostra, 80 sono presentati al pubblico per la prima volta. Tra le novità il Papiro Busca, dal nome del collezionista che lo portò in Italia dall’Egitto nel 1826, concesso generosamente in deposito dalla Fondazione Irccs Ca’ Grande Ospedale Maggiore Policlinico: un recente restauro ne ha migliorato la leggibilità e ora è esposto in una teca lunga quasi 7 metri con una illuminazione a pulsante che consente ai papiri di riposare quando in sala non ci sono visitatori. Altra novità è la ricostruzione della cappella della dea Renenutet nella sezione dedicata agli straordinari ritrovamenti del papirologo Achille Vogliano.

Il riallestimento è suddiviso in sei sezioni tematiche, identificate da colori e simboli specifici, dedicate ad altrettanti aspetti della civiltà faraonica. La prima sezione Vivere nell’Antico Egitto illustra le principali figure della società dell’Antico Egitto (il faraone, la famiglia reale e i funzionari), la figura dello scriba e i diversi sistemi di scrittura, i principi dell’arte egizia, sottolineando il ruolo che riveste l’immagine nella cultura antico-egiziana, i canoni figurativi e i materiali utilizzati.
La seconda sezione Vivere in eterno è dedicata alle credenze e alle pratiche funerarie ed è la più ampia della Galleria Antico Egizio: in mostra sei sarcofagi di altissima qualità, e il Papiro Busca affiancato a un altro reperto prezioso, il papiro appartenuto al sacerdote e scriba reale di Hornefer: i due papiri contengono degli estratti dal Libro dei Morti, una raccolta di formule magiche che guidavano il defunto nel suo viaggio nell'aldilà. La sezione Vivere con gli dèi illustra le pratiche votive e magiche del popolo antico più religioso di tutti (come lo definiva lo storico greco Erodoto), mentre Milano in Egitto è lo spazio dedicato agli scavi condotti da Achille Vogliano, professore di papirologia presso l’Università degli Studi di Milano, negli anni 1934-40 nel Fayum, finanziati in parte dal Comune di Milano: gli oggetti qui esposti rappresentano il fiore all’occhiello della collezione milanese.
La quinta sezione L’Egitto greco-romano mette in mostra materiali della vita quotidiana, di ambito votivo e funerario: il periodo greco-romano, caratterizzato dalla convivenza con i Greci e dalla successiva annessione all’Impero Romano, vede profonde trasformazioni nella religiosità e nella produzione artistica egizia, con forti commistioni culturali. Infine, la sezione L’Egitto copto ospita oggetti relativi al periodo copto (IV-VII secolo) che illustrano i cambiamenti nell’arte e nella devozione in atto all’epoca ma anche gli elementi di continuità: il termine copto fa infatti a riferimento al cristianesimo egizio, già largamente diffuso in Egitto a partire dal III secolo, alla sua liturgia, alla lingua e alla scrittura usata.

La nuova sala, progettata dall’architetto Markus Scherer, si ispira alla sala ipostila dei templi egizi: vetrine monumentali a tutta altezza diventano colonne espositive, creando un ambiente solenne e coinvolgente. Materiali, luci e spazi sono studiati per restituire ai reperti il loro contesto originario: pietra di Brera, superfici scure, vetri extra-chiari e una luce calibrata, progettata dallo studio Ferrara Palladino Lightscape, creano una penombra avvolgente e suggestiva, che esalta ogni dettaglio. Il percorso è accompagnato da pannelli tematici, apparati didattici e strumenti interattivi pensati per rendere la visita chiara e coinvolgente per tutti. Tra le novità, la App Pervival, sviluppata nell’ambito di un progetto multidisciplinare del Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano con il supporto di Fondazione Cariplo, che guida i visitatori alla scoperta del rituale funerario egizio, attraverso un’esperienza interattiva. L’apertura della Galleria Antico Egizio si accompagna a un potenziamento dell’offerta educativa, con nuovi percorsi guidati e laboratori per scuole, famiglie e pubblico adulto.
La Galleria Antico Egitto fa parte dei Musei del Castello Sforzesco di Milano èd è visitabile nei seguenti orari di apertura: da martedì a domenica 10.00-17.30 (ultimo ingresso ore 17.00); lunedì chiuso. I biglietti si possono acquistare direttamente in biglietteria ai seguenti prezzi: intero 5 euro; ridotto 3 euro; ingresso gratuito per under 18 e per possessori di Milano MuseoCard (in vendita a 15 euro presso la biglietteria del Castello Sforzesco).