Moby Dick, con Moni Ovadia e la regia di Guglielmo Ferro

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DA Martedì03Marzo2026
A Domenica08Marzo2026

Dal 3 all'8 marzo 2026 (da martedì a venerdì ore 19.30; sabato ore 20.30; domenica ore 16.30) il Teatro Carcano di Milano (corso di Porta Romana 63) ospita lo spettacolo Moby Dick di Herman Melville, interpretato da Moni Ovadia con Matteo Milani, Giorgio Borghetti, Nicolò Giacalone, Pap Yeri Samb, Filippo Rusconi, Giuliano Bruzzese, Moreno Pio Mondì e Marco Delle Fratte (adattamento Micaela Miano; regia Guglielmo Ferro; produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Quirino, Compagnia Molière).

Moby Dick è la storia di un’ossessione epica che ha la fisionomia di una tragedia shakesperiana, tale è il senso drammatico dei suoi personaggi. Moby Dick non è una balena, è una condanna, una maledizione che diventa sfida tra uomini. Il Pequod è il vascello stregato che porta la ciurma verso la perdizione. Il doblone d’oro sull’albero del Pequod e il patto di sangue dei marinai sono la chiamata mefistofelica verso gli abissi della non-conoscenza.

Achab è ossessionato dalla vendetta, è uomo empio che disconosce Dio, l’uomo dell’oltre e della violazione. Starbuck è il suo alter ego, voce della prudenza, della coscienza, testimone di una visione teocentrica che si scaglia contro la blasfemia dell’odio di Achab verso la balena bianca.

In questo Moby Dick la narrazione teatrale inizia sul Pequod, dove si consumerà la tragedia di tutti i personaggi - Queequeg, Pip, Ismaele, Lana caprina, Tashtego, Flask, Daggoo, Stubb, Fedallah - in un susseguirsi frenetico di tempeste, battute di caccia, avvistamenti, bonacce, canti, riti pagani e preghiere. E se nella ricerca maniacale di Moby Dick è la follia a guidare il capitano Achab, è sul piano del conflitto umano contro Starbuck che Achab conosce l’orrore: la parte recondita della sua stessa coscienza.

La malattia di Achab è Moby Dick, ma Starbuck ne è la manifestazione clinica. Moby Dick gli fa male con la sua assenza lì dove Starbuck lo fa con la sua presenza. Un conflitto posto sullo stesso piano, uno specchio dove galleggia il peccato originale, una balena bianca in un abisso nero. E poi lo specchio si crepa. Non c’è redenzione sul Pequod, solo una fitta nebbia.

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