Igor Levit © Felix Broede / Sony Classics
Martedì 3 marzo 2026 alle ore 20.30 la Sala Verdi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano (via Conservatorio 12) ospita il pianista Igor Levit, uno dei più interessanti e originali musicisti del nostro tempo.
A tre anni dalla sua prima esibizione per la Società del Quartetto di Milano, il pianista russo-tedesco ritorna in Sala Verdi con un recital il cui programma, scalando le vette dell'architettura sonora classica, si tuffa poi nelle profondità dell’animo, instaurando un dialogo appassionato nella forma e nei contenuti tra Classicismo e Romanticismo, spaziando dalla Sonata n. 1 op. 2 e dall’Appassionata, op.57 di Ludwig van Beethoven, ai Nachtstücke di Robert Schumann, alla Sonata n. 3 in si minore op. 58 di Fryderyk Chopin.
Gramophone Artist of the Year nel 2020, Levit sembra aver ridefinito il ruolo del solista nel XXI secolo. Nato a Nizhny Novgorod, si è trasferito in Germania all’età di otto anni. Ha completato gli studi di pianoforte con il punteggio più alto nella storia della Hochschule für Musik, Theater und Medien di Hannover, istituzione presso la quale è docente dal 2019. Nel 2005 è stato il partecipante più giovane al Concorso Arthur Rubinstein di Tel Aviv, dove ha vinto la Medaglia d’argento, il premio speciale per la musica da camera, il Premio del pubblico e il Premio speciale per la migliore esecuzione di brani contemporanei. Nel 2018 ha ricevuto il Gilmore Artist Award, riconoscimento conferito ogni quattro anni e considerato tra i più prestigiosi al mondo.
Artista dalla mente vigile e critica, ha infatti il talento di saper collocare la sua arte nel contesto degli eventi sociali, intendendosi come inscindibilmente legato a essi: 53 sono stati i suoi house-concert trasmessi in streaming durante il lockdown, che gli sono valsi nel 2020 il riconoscimento dell’Ordine al merito da parte della Repubblica Federale Tedesca. È stato insignito della Statua B dal Comitato Internazionale di Auschwitz nel gennaio 2020 per il suo coraggioso impegno contro l'antisemitismo e l'odio razzista, nonché per la difesa dei valori democratici. In risposta all’attacco subito dalla comunità ebraica, il 7 ottobre 2023, ha pubblicato l’ album - una dichiarazione in musica, a un evento che lo lascia senza parole - Mendelssohn: Lieder ohne Worte.
Il concerto milanese si apre con un dittico beethoveniano di opere speculari: la Sonata n. 1 in fa minore op. 2 n. 1 e la Sonata n. 23 op. 57 Appassionata, nella medesima tonalità. Se la prima, composta nel 1795, si inserisce ancora nel solco del classicismo viennese, mostrando affinità con i modelli di Haydn e Mozart, segnando il debutto ufficiale di un giovane Beethoven che già sfida i limiti della forma classica con energia - in rotta con l’eleganza galante - l'Appassionata, completata tra il 1804 e il 1806, tra le opere preferite del compositore stesso, appartenente al cosiddetto periodo eroico, vira verso un linguaggio pienamente maturo, in cui la struttura viene ampliata e resa più complessa, con una forte integrazione tra i movimenti e una coerenza espressiva che attraversa l’intera composizione. Qui il materiale tematico è ridotto a gesti primordiali e ribattuti ossessivi che incrinano la stabilità tonale, trasformando la tastiera in una compagine orchestrale pronta a sfidare la modernità.
La seconda parte del programma vira verso l'estetica del sogno e dell'ombra. I Nachtstücke op. 23 di Robert Schumann, composti nel 1839, in un periodo di profonda inquietudine personale (seguiti dalla morte del fratello), sono quadri visionari dove il termine notturno assume sfumature sinistre e grottesche. I brani contenuti nella raccolta non seguono nessuno schema prestabilito, articolandosi come una successione di episodi dal carattere contrastante. Alla dimensione notturna e fantastica contribuisce una scrittura frammentaria, nella quale prevale la libera associazione poetica.
La chiusura è affidata alla sintesi monumentale offerta dalla Sonata n. 3 in si minore op. 58 di Chopin, completata a sua volta nel 1839, un capolavoro in cui la cantabilità d’ispirazione popolare si fonde con una struttura ciclica rigorosa, richiedendo all'interprete quel mix di virtuosismo trascendentale e lirismo che è il sigillo distintivo di Levit. In quest’opera, il compositore riesce a conciliare l'audacia armonica e il lirismo più libero con un rigore architettonico supremo, nobilitando la forma classica e rendendola il veicolo finale di una complessità formale ed emotiva che travalica il suo tempo.