Akademie für Alte Musik Berlin (Akamus) in concerto

Akamus © Uwe Arens Akamus © Uwe Arens
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Martedì14Aprile2026

Un’elettricità particolare percorre le sale da concerto quando sul leggio compare il nome di Johann Sebastian Bach, ma l’attesa si fa addirittura febbrile se a dar voce al Kantor di Lipsia è la Akademie für Alte Musik Berlin o Akamus, che la Società del Quartetto di Milano porta martedì 14 aprile 2026, alle 20.30, sul palco della Sala Verdi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano (via Conservatorio 12): un concerto che invita il pubblico a partire per un viaggio filologico e sensoriale nel cuore del Settecento, affidato a quella che la critica internazionale considera, senza iperboli, una delle formazioni più autorevoli e visionarie del nostro tempo. 

Ospite della Società del Quartetto di Milano per la prima volta nel 1999, con programma sacro handeliano, nell’ambito di Musica a San Maurizio, poi nel 2001 e 2003 nell’ambito delle Settimane Bach, la Akamus, nata nel 1982 a Berlino Est, ha saputo abbattere i muri del dogmatismo interpretativo, ritrovando nella produzione bachiana il fil rouge della passione. A differenza di molti ensemble guidati da una bacchetta carismatica, la Akamus preserva spesso la struttura del primus inter pares, dove la responsabilità musicale è condivisa tra le prime parti. Il risultato di questo approccio democratico è un suono vibrante, e una capacità unica di veicolare gli affetti al pubblico moderno con la stessa urgenza con cui Bach parlava ai suoi contemporanei. 

La serata è dedicata alle Quattro Suite per orchestra (BWV 1066-1069), capolavori che rappresentano l’omaggio di Bach allo stile francese, filtrato attraverso la sua inesauribile sapienza contrappuntistica. La Suite n. 1 in do maggiore BWV 1066 apre l'itinerario con una grazia quasi pastorale, definita dal dialogo serrato tra i due oboi e il fagotto che si stagliano sul tessuto degli archi. L'Ouverture iniziale introduce un mondo di nobiltà formale che sfocia in una serie di danze caratterizzate da un'estrema trasparenza timbrica. Qui Bach gioca con la simmetria e l'equilibrio: il Courante e il Gavotte mantengono una compostezza aristocratica, mentre il Forlane, danza di origine friulana, introduce un elemento di vivacità ritmica che la Akamus sa esaltare con quel fraseggio aguzzo e mai scontato che è marchio di fabbrica. È un Bach solare, che guarda alla tradizione di Lully e Couperin con una sapienza strumentale che trasforma il trio dei legni in un organismo vivente e pulsante.

Con la Suite n. 2 in si minore BWV 1067, il registro muta sensibilmente, spostandosi verso una dimensione più intima e, al contempo, virtuosistica. Qui il flauto traverso assume il ruolo di protagonista assoluto, trasformando la suite in un vero e proprio concerto solistico in incognito. La tonalità di si minore conferisce al brano un’ombra di malinconia che attraversa l’Allemanda e il Sarabanda, momenti di altissima introspezione melodica. Tuttavia, è nel finale che Bach scioglie ogni tensione: la Badinerie conclusiva è un gioco di agilità acrobatica, un lampo di spirito francese che richiede all'esecutore una padronanza tecnica assoluta.

La Suite n. 3 in re maggiore BWV 1068 segna l'ingresso del fasto e della celebrazione. L'aggiunta di tre trombe e timpani amplia l'orizzonte sonoro, portando l'orchestra a una dimensione monumentale tipica delle grandi occasioni cerimoniali di Lipsia. È all'interno di questa suite che si incontra l'Aria, nota al grande pubblico come Aria sulla quarta corda, grazie al lavoro di divulgazione operato dal violinista August Wilhelmj che ne curò la trascrizione per strumento solista, nella tonalità di do. Nella sua veste originale, è un prodigio di sospensione temporale: una melodia infinita che fluttua sopra un basso camminante di straordinaria regolarità. L’interpretazione dei berlinesi si distingue per la capacità di evitare ogni sentimentalismo romantico, preferendo una nobile purezza del suono che esalta l'architettura delle voci. Il contrasto con le successive danze, come la Bourrée e il Gigue, sottolinea la versatilità di un Bach capace di passare dall'estasi contemplativa alla gioia più travolgente.

Infine, la Suite n. 4 in re maggiore BWV 1069 conclude il ciclo con un'esplosione di colori orchestrali ancora più complessa. L'organico, che vede la presenza di tre oboi e del fagotto accanto alle trombe, crea una densità polifonica straordinaria. L'Ouverture iniziale è una delle più grandiose mai concepite da Bach, tanto che egli stesso la riutilizzò come coro d'apertura per la Cantata 110. In questa suite, le danze come il Menuetto e la Réjouissance finale si caricano di una forza cinetica irresistibile. Proprio la Réjouissance (la gioia) incarna perfettamente lo spirito di questo concerto: un'affermazione di vitalità che supera i secoli. La Akamus, con i suoi strumenti originali dalle corde di budello e i fiati storici, non si limita a eseguire queste note, ma le parla, restituendo al pubblico della Società del Quartetto l'emozione di una musica che, pur essendo nata in un contesto di rigido protocollo cortese o religioso, possiede una libertà espressiva universale. 

Prima del concerto nel foyer alto della Sala Verdi, dalle 19.45 alle 20.15, si tiene una breve guida all’ascolto a cura del musicologo Giovanni Cestino (accesso con biglietto del concerto o abbonamento).

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