Jan Lisiecki © Christoph Koestlin
Martedì 24 febbraio 2026 alle ore 20.30 la Sala Verdi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano (via Conservatorio 12) ospita il pianista canadese Jan Lisiecki, con il concerto World (of) Dance inserito della stagione della Società del Quartetto.
Jan Lisiecki è uno degli interpreti più luminosi e carismatici del panorama pianistico internazionale, avvezzo ai palcoscenici più prestigiosi al mondo, dalla Carnegie Hall di New York alla Philharmonie di Berlino. Nato a Calgary da genitori polacchi, Lisiecki presenta a Milano un viaggio cosmopolita che esplora l’evoluzione della danza in musica, attraverso i secoli e le latitudini, trasformando il ritmo in pura architettura sonora.
Jan Lisiecki non è solo un virtuoso di rara precisione, ma un artista che ha saputo ridefinire il concetto di enfant prodige trasformando il suo precoce percorso giovanile, iniziato all’età di sette anni, in una carriera di solida maturità. Già a diciotto anni Lisiecki è stato il più giovane vincitore del Gramophone Young Artist Award e destinatario del prestigioso Leonard Bernstein Award. Esclusivista dell’etichetta Deutsche Grammophon fin dall’età di quindici anni, la stampa internazionale ne ha costantemente lodato l’equilibrio tra rigore e poesia.
Il programma della serata riflette la curiosità intellettuale di Lisiecki, spaziando dal folklore colto alla stilizzazione delle forme barocche e romantiche. L’apertura è affidata alle Tre Danze ceche (H 154) di Bohuslav Martinů, pagine intrise di una vitalità ritmica che guarda alla tradizione popolare rurale, seguite dalla celebre Danza Española di Manuel De Falla, dove il colore iberico si fa fuoco e tensione gestuale. Il legame con le proprie radici polacche emerge nelle Quattro Danze polacche di Karol Szymanowski, opera in cui il linguaggio del primo Novecento trasfigura il patrimonio etnico in una trama armonica densa e cangiante.
Il cuore del concerto tocca vette di assoluto rilievo storico con le Sedici Danze tedesche (D 783) di Franz Schubert. In queste brevi miniature, Schubert distilla l’anima della Vienna del Biedermeier, elevando il Ländler popolare a forma d’arte introspettiva e malinconica. La transizione verso l’est europeo avviene sul ritmo prima dei virtuosistici Valzer n.3 e 15 op.39 di Johannes Brahms, trascritti da 4 a 2 mani dallo stesso Brahms e dedicati al critico Eduard Hanslick, poi delle Danze popolari rumene di Béla Bartók, un capolavoro di sintesi tra ricerca etnomusicologica e modernismo, mentre l’energia dei ritmi sudamericani esplode nelle Danzas Argentinas di Alberto Ginastera.
La conclusione del recital non può che essere dedicata a Fryderyk Chopin, autore di cui Lisiecki è considerato uno degli interpreti odierni più autorevoli (la sua incisione integrale degli Studi è la prima affidata da Deutsche Grammophon a un pianista dopo quella di Maurizio Pollini nel 1972): con la Grand Valse Brillante op. 18, i Valzer op.34 n. 1 e 2 e la Polonaise op.53, Lisiecki ripercorre il processo con cui Chopin sottrasse la danza al salone mondano per consegnarla all'eternità del repertorio concertistico, rendendola veicolo di un lirismo universale.