Rafał Blechacz in concerto

Rafał Blechacz Rafał Blechacz
Conservatorio Giuseppe Verdi Cerca sulla mappa
Martedì31Marzo2026

Martedì 31 marzo 2026 alle ore 20.30 la Sala Verdi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano (via Conservatorio 12) ospita un nuovo appuntamento della stagione della Società del Quartetto di Milano, imperdibile per chiunque voglia riscoprire il pianoforte non come strumento di potenza, ma come mezzo di indagine filosofica e poetica.

Ospite un pianista che ha fatto della coerenza e della dedizione assoluta la propria norma di vita: Rafał Blechacz, considerato uno dei poeti più schivi e profondi del pianismo contemporaneo. Dalla sua storica vittoria al Concorso Chopin di Varsavia nel 2005, dove sbaragliò la concorrenza aggiudicandosi ogni premio possibile, il pianista polacco ha tracciato una rotta solitaria e luminosissima nel panorama internazionale. In Blechacz, che ha anche conseguito un Dottorato in Filosofia della musica nel 2016 all'Università Nicolaus Copernicus di Torún in Polonia, la tecnica non è mai esibizione, ma uno strumento per rivelare la struttura segreta della musica, un tratto distintivo che lo ha reso l'erede naturale della grande tradizione polacca, intrisa di una nobiltà d'accento che rifugge ogni sentimentalismo di maniera.

Il programma scelto per la milanese si muove sul crinale sottile tra la regola e l'emozione, esplorando come i giganti del passato abbiano scardinato le strutture canoniche per inventare nuovi linguaggi. Il percorso si apre con Ludwig van Beethoven e la sua celebre Sonata op. 27 n. 2. Troppo spesso ridotta all’immagine suggestiva del chiaro di luna, coniata dal critico Rellstab, questa pagina viene restituita da Blechacz alla sua vera natura: Quasi una fantasia. Qui l'ordine tradizionale è sovvertito: un adagio introduttivo dalle tinte funebri prepara il terreno a un minuetto che Liszt definì un fiore tra due abissi, portando lo spettatore verso l'esplosione finale, dove la forma sonata emerge solo alla fine del viaggio, quasi come una conquista necessaria.

Dall”esperimento beethoveniano, il testimone passa a Franz Schubert e ai suoi Improvvisi op. 90. In queste pagine, Blechacz esplora il paradosso schubertiano: forme apparentemente leggere, nate per lo svago dei salotti viennesi, che però nascondono una densità armonica e una complessità strutturale sorprendenti. L’interpretazione del pianista polacco si annuncia preziosa proprio in questa capacità di distillare l’impeto romantico senza mai cadere nel virtuosismo muscolare, restituendo a Schubert quella spontaneità artefatta che lo rende un artista unico nel suo tempo.

La seconda parte del recital è un omaggio all’universo di Frédéric Chopin, con cui la sensibilità di Blechacz vive un rapporto di assoluta simbiosi. Il racconto si snoda attraverso la Barcarola, un notturno cullante che trasfigura i canti dei gondolieri veneziani in una struttura di alta complessità, e prosegue con la Ballata n. 3, dove il principio del bitematismo si fa narrazione pura, libera da testi ma densa di significati politici e rivoluzionari. Prima del gran finale affidato alla forza gestuale dello Scherzo n. 3, spazio alla dimensione più intima e quotidiana dell’identità polacca con le Tre Mazurche op. 50. In questi brani, il rigore di Bach - punto di riferimento costante in Chopin - si fonde con la precarietà formale di una pagina di diario. Nel coevo Scherzo op. 39, la forma - prima dipendente dalla sonata o dalla sinfonia - si rende autonoma.

Argomenti trattati

Newsletter EventiResta aggiornato su tutti gli eventi a Milano e dintorni, iscriviti gratis alla newsletter

-->