I Macchiaioli © Jule Hering
Milano, 02/02/2026.
Nell’anno in cui l’Italia ospita i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano-Cortina 2026, la città di Milano inaugura anche un’altra Olimpiade, quella Culturale. Per offrire ai visitatori provenienti da tutto il mondo l’occasione di scoprire o riscoprire uno dei movimenti più affascinanti della pittura europea dell’Ottocento - espressione artistica degli ideali del Risorgimento italiano e fondamentale per la costruzione dell’identità dell’Italia unita - il Comune di Milano ha promosso a Palazzo Reale (piazza del Duomo 12, Milano) un’ampia retrospettiva dedicata ai Macchiaioli, che espone oltre 100 opere.
Aperta al pubblico dal 3 febbraio al 14 giugno 2026, la mostra «offre l’occasione di sottolineare un'evidenza storica», commenta l’assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi: «è in Italia, con i Macchiaioli, che si consuma per la prima volta in Europa la rottura più radicale con le regole dell’accademia. Ben prima degli Impressionisti francesi, questi giovani pittori ebbero il coraggio di sfidare i canoni ufficiali, di dipingere all’aria aperta, di scegliere la vita quotidiana e la luce vera come nuovi orizzonti dell’arte. La loro rivoluzione - estetica, morale e civile - ha aperto la via alla modernità pittorica ed è parte profonda dell’identità culturale italiana. Con questa retrospettiva Milano celebra dunque non solo un movimento straordinario, ma una pagina fondativa della storia europea dell’arte».
Prodotta da Palazzo Reale, 24 Ore Cultura - Gruppo Il Sole 24 Ore e Civita Mostre e Musei, la mostra I Macchiaioli è frutto degli ultimi studi da parte dei tre piu autorevoli esperti italiani del movimento: il progetto espositivo e infatti ideato e curato da Francesca Dini, Elisabetta Matteucci e Fernando Mazzocca e rappresenta un momento di recupero, riflessione e valorizzazione di una pagina fondamentale di storia dell’arte italiana, che ha costruito le nostre comuni radici culturali. L’esposizione vede coinvolti come prestatori i più importanti musei italiani che custodiscono le opere dei Macchiaioli, come l’Accademia di Belle Arti e la Pinacoteca di Brera, le Gallerie degli Uffizi e Palazzo Pitti, il Museo del Risorgimento e la Galleria di Arte Moderna di Milano, la Galleria Civica di Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno, nonché numerose collezioni private.
A partire dalla loro rivalutazione avvenuta tra le due guerre e proseguita sino a oggi, le opere dei Macchiaioli - incompresi dai contemporanei come in seguito capitò agli Impressionisti -sono entrate nei grandi musei e in prestigiose collezioni private. Al movimento nel suo complesso, come ai singoli protagonisti, in particolare a Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, sono state dedicate molte mostre, soprattutto negli ultimi decenni. Può apparire allora singolare che proprio a Milano, città dove a partire dagli anni Venti del Novecento è avvenuta la loro riscoperta sia sul versante della critica che del collezionismo, non sia mai stata realizzata fino a oggi una grande esposizione su questa fondamentale vicenda della storia dell’arte italiana ed europea. La mostra a Palazzo Reale intende ricostruire la breve ma intensa esperienza del movimento in un arco cronologico che va dal 1848 al 1872, data della morte di Giuseppe Mazzini, esule e clandestino in patria. A quel punto i Macchiaioli, convinti sostenitori delle idee politiche mazziniane, avevano ormai esaurito la loro carica rivoluzionaria; ma questa intensa vicenda artistica, politica e umana aveva segnato una delle svolte piu radicali nella lunga storia dell’arte italiana.
Giovanni Fattori, In vedetta, 1872 © Trissino, Fondazione Progetto Marzotto Ets
Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Vincenzo Cabianca, Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati e Raffaello Sernesi: attraverso le loro opere piu significative emergono lungo il percorso espositivo le singole personalità di questi giovani pittori. Le biografie delineano il ritratto di una generazione che, già nel 1848, aveva iniziato a intravedere quel cambiamento che sarebbe stato realizzato tra la seconda metà degli anni Cinquanta e il decennio successivo. Pur uniti e solidali tra loro, i Macchiaoli conservarono ciascuno la propria individualità, come si nota dagli accostamenti delle opere nelle sale.
In questo coro di personalità diverse, a essere comune fu la scelta della macchia, una tecnica pittorica innovativa modulata con il contributo di tutti gli esponenti del movimento, la cui estetica trovò una formulazione teorica non in un semplice manifesto, bensì in un periodico, Il Gazzettino delle Arti del Disegno, fondato a loro sostegno dal critico Diego Martelli. Diversamente dagli Impressionisti, che si presentarono in mostre alternative ai Salon ufficiali, i Macchiaioli esposero le loro opere rivoluzionarie nelle pubbliche mostre di società promotrici costituite dai notabili delle più importanti citta, come Firenze, Genova, Torino, Napoli, offrendosi con grande coraggio alle incomprensioni del pubblico e della critica. Amavano poi riunirsi in un ambiente informale come il leggendario Caffè Michelangiolo di Firenze, aperto al dibattito internazionale; frequentavano gli stessi luoghi e dipingevano all’aria aperta, affrontavano temi e battaglie comuni contro un pubblico e una critica ostili.
Firenze, destinata a diventare dal 1865 al 1871 capitale provvisoria del nuovo Regno d’Italia, fu negli anni Sessanta dell’Ottocento il vivace laboratorio di questa esperienza unica che vide coinvolti, oltre a loro, toscani di origine, altri giovani pittori ribelli provenienti dalle diverse citta della Penisola. I Macchiaioli però seppero esprimere con maggior consapevolezza il progetto di creare un linguaggio pittorico comune e condiviso in cui si potesse riconoscere un paese che aspirava a realizzare, insieme a quella politica, un’unità culturale. I curatori della mostra hanno pensato comunque di valorizzare la coralità del fermento artistico che animò il movimento, accostando alle già numerose opere dei Macchiaioli presenti in mostra quelle di altri pittori del tempo, come i fratelli Induno o Domenico Morelli, che a Milano o a Napoli si sarebbero confrontati con gli stessi temi e cimentati in analoghe sperimentazioni formali.
Vincenzo Cabianca, Sul mare, 1864 © collezione privata, courtesy Archivio Dini
In un percorso di grande respiro narrativo, scandito in nove sezioni, la mostra ripercorre l’esperimento nazionale, o il progetto risorgimentale, dei Macchiaioli, troppo spesso indebitamente circoscritto in un ambito regionale, all’insegna di una toscanità fiera e vernacolare. Furono invece pittori colti, consapevoli, ispirati dagli ideali razionali e illuministi della maggiore rivista del nostro Ottocento, la celebre Antologia (Firenze, 1821-1832). Si riconobbero tanto nelle idee di Mazzini quanto nelle istanze del Positivismo venute dalla Francia. In loro il culto della ragione si tradusse in quello del vero e, sotto questa insegna, combatterono con determinazione per ricollegare l’arte alla realtà, alla vita.
Queste le nove sezioni della mostra I Macchiaioli a Palazzo Reale:
Silvestro Lega, Ritratto di Giuseppe Garibaldi, 1861 © Comune di Modigliana, Pinacoteca Comunale Silvestro Lega
Il percorso della mostra ricostruisce, a partire dalla svolta epocale rappresentata dai moti risorgimentali del 1848, vista come imprescindibile momento fondante, le vicende della formazione dei Macchiaioli a Firenze, culla culturale animata dal culto di Dante e di Lorenzo il Magnifico e dalla passione per il Medioevo e il Rinascimento, visti come un passato esemplare in cui riconoscere le proprie radici (sezioni I e II). Si passa poi al‘presente, che li vede partecipare, sui campi di battaglia e attraverso le loro opere, a quella esaltante epopea contemporanea che è stata la Seconda Guerra d’Indipendenza (sezione III). Si prosegue con la presenza alla prima Esposizione Nazionale allestita a Firenze nel 1861, che fu la grande occasione per proporre le loro novità, suscitando scandalo (sezione IV).
Attraverso il focus della sezione I percorsi della macchia (sezioni V, VI e VII), viene analizzata la varietà del repertorio dei Macchiaioli, fondato su un radicale rinnovamento dei generi: dal paesaggio, indagato in luoghi prediletti, al ritratto, dove gli artisti restituiscono un nuovo mondo di affetti legati alla famiglia, fino alle scene di vita quotidiana che riflettono la dignità del popolo. Quest’ultimo soggetto nei Macchiaioli rappresenta non solo un punto di rottura totale con le convenzioni accademiche imperanti all’epoca, ma risponde alla necessità del movimento di affermare una nuova visione artistica e storica dell’Italia, unita anche grazie, e soprattutto, al quotidiano lavoro e sacrificio del popolo. Infine (sezione VIII), due capolavori, impressionanti nella loro dimensione di denuncia, testimoniano la consapevolezza condivisa della mancata realizzazione, o del tradimento, degli ideali del Risorgimento.
La chiusura (sezione IX) è dedicata a Milano, la città della rivalutazione critica del movimento e della fortuna collezionistica dei Macchiaioli. La mostra ospita un capolavoro assoluto come La toilette del mattino di Telemaco Signorini, appartenuto a Toscanini e fonte di ispirazione, come i dipinti militari di Fattori, per il grande film di Luchino Visconti Senso (1954) che riflette sulle contraddizioni del Risorgimento italiano, di cui i Macchiaioli rimangono i più significativi interpreti. Ad approfondire questo straordinario legame tra pittura, collezionismo e cinema un video realizzato ad hoc per la mostra dalla società 3D Produzioni.
Telemaco Signorini, Pascoli a Castiglioncello, 1861 © collezione privata, courtesy Archivio Dini
La mostra I Macchiaioli è visitabile a Palazzo Reale (piazza del Duomo 12, Milano) dal 3 febbraio al 14 giugno 2026 nei seguenti orari di apertura: martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 10.00-19.30; giovedì 10.00-22.30; lunedì chiuso (apertura straordinaria lunedì 6 aprile 2026, giorno di Pasquetta, 10.00-19.30). Ultimo ingresso sempre un'ora prima della chiusura.
I biglietti sono in vendita ai seguenti prezzi (esclusi diritti di prevendita): intero 15 euro (open 17 euro, a data aperta, valido fino al 14 giugno 2026); ridotto 13 euro per visitatori dai 6 fino a 26 anni, over 65, soci Touring Club, Fai e Coop Lombardia, possessori di biglietti aderenti all’iniziativa Lunedì Musei (Poldi Pezzoli / Museo Teatrale alla Scala) e per gruppi da 15 a 25 persone; ridotto 12 euro per possessori di Card Musei Civici di Milano e di tessera annuale Atm Milano; ridotto 10 euro per studenti fino a 25 anni, titolari di abbonamento Musei Lombardia, soci Orticola; ridotto 7,50 euro per possessori di bigietti Frecciarossa, Frecciargento e Frecciabianca (in formato digitale o cartaceo) con destinazione Milano e con data del viaggio nel periodo compreso tra i 2 giorni antecedenti la data di ingresso alla mostra; ridotto 6 euro per gruppi di studenti di ogni ordine e grado o per gruppi organizzati direttamente dal Touring Club e dal Fai; ingresso gratuito per bambini di età inferiore ai 6 anni, disabili con invalidità pari al 100% e per accompagnatori (uno per ogni gruppo, due per ogni gruppo scolastico, uno per disabile che presenti necessità). Biglietto famiglia: 16 euro per un adulto e un bambino dai 6 ai 14 anni.