Emmanuel Tjeknavorian © Angelica Concari
In occasione dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, la Città metropolitana di Milano e la Fondazione Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano promuovono un evento dal forte valore artistico e simbolico: l’esecuzione della Sinfonia n. 9 di Ludwig van Beethoven diretta da Emmanuel Tjeknavorian.
L'appuntamento è per sabato 14 febbraio 2026 alle ore 17.00 presso la Sala Verdi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano (via Conservatorio 12). Biglietti: intero 20 euro; gold 50 euro; silver 30 euro; ridotto 10 euro per under 35 e 15 euro per over 65. Per info 02 83389401.
L'Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano - diretti rispettivamente da Emmanuel Tjeknavorian e Massimo Fiocchi Malaspina - sono accompatnati dalle voci di Anna Nekhames (soprano), Anja Mittermüller (mezzosoprano), Mauro Peter (tenore) e Günter Haumer (baritono).
È difficile, per l’ascoltatore dei nostri tempi, capire quanto traumatica possa essere stata per il pubblico contemporaneo a Luudwig Van Beethoven l’introduzione di solisti e coro in una sinfonia, fino ad allora appannaggio della sola orchestra. Così come è difficile comprendere la complessità e la meraviglia dell’opera ed in particolare del suo quarto movimento, che si pone di fronte all’uditorio come summa del pensiero, musicale, ma soprattutto umano, del compositore. L’ultima sinfonia composta da Beethoven fu eseguita per la prima volta a Vienna il 7 maggio del 1824 a distanza di dieci anni dall’Ottava sinfonia, la cui tiepida accoglienza da parte dei critici gli aveva lasciato un po’ di amarezza. Il compositore, ormai completamente sordo, si era dedicato negli anni seguenti alla cameristica, e in particolare all’amato pianoforte, regalando al mondo una serie impressionante di capolavori.
Dedicata A Sua Maestà il Re di Prussia Federico Guglielmo III, la Nona ebbe subito un successo enorme ed è ancora oggi una delle opere più note ed eseguite di tutto il repertorio classico, considerata la più grandiosa composizione musicale mai scritta, il cui testo e spartito sono stati dichiarati dall’Unesco nel 2001 Memoria del Mondo.
Da subito il pubblico comprese appieno la portata del messaggio di Beethoven, di quell’uomo burbero e scontroso che senza arrendersi alle avversità della vita aveva tradotto in musica alcuni princìpi dell’Illuminismo, come la rappresentazione di una tensione finalizzata al raggiungimento della felicità universale, condizione perseguibile nell’esaltazione della fratellanza e nel sincero convincimento della presenza di una Bontà Celeste, di un Essere Supremo che dal caos primordiale fonda un ordine morale a cui ogni uomo è chiamato a contribuire, esercitando virtù come la tolleranza, la giustizia, la fratellanza, la lotta contro i pregiudizi e il diritto di ciascun uomo ad essere felice e il messaggio. Attraverso l’uso del coro, inoltre, la partitura trasmette con maggiore energia un concetto filosofico, un programma che diviene evidente e definitivamente riconoscibile nell’Inno alla Gioia, il grande finale vocale basato sul testo dell'omonimo poema di Friedrich Schiller. Il tema, riadattato da Herbert von Karajan nel 1972, viene spesso eseguito durante le cerimonie dell’Unione Europea, anche se non è mai stato ufficializzato come Inno.
Da quel 7 maggio del 1824 la Nona non smise più di circolare, di essere eseguita e di continuare a commuoverci, simboleggiando con forza il testamento spirituale e la forza morale di un uomo con pochi termini di paragone nell’intera storia della nostra cultura; un messaggio che a duecento anni di distanza arriva ancora forte e chiaro sulle note di una sinfonia che come poche sa toccare il cuore di chi l’ascolta. Impossibile del resto non farsi coinvolgere dalla note dell’Inno alla Gioia.