Robert Mapplethorpe: le forme del desiderio © Andrea Avezzu
Milano, 28/01/2026.
Dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 a Milano è aperta al pubblico la mostra Robert Mapplethorpe: le forme del desiderio: un’ampia selezione delle opere più iconiche, potenti, anticonformiste del fotografo statunitense, arricchita da una raccolta di scatti inediti, per offrire ai visitatori di Milano, anche durante il periodo olimpico e paralimpico, l'opportunità di incontrare l’opera di uno tra i più originali, raffinati e controversi artisti del XX secolo.
Curata da Denis Curti, la mostra è allestita nelle sale di Palazzo Reale (piazza del Duomo 12) nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, promossa da Comune di Milano (Cultura) e prodotta da Palazzo Reale e Marsilio Arte in collaborazione con la Fondazione Robert Mapplethorpe di New York.
«Milano rende omaggio a un maestro che ha saputo unire la disciplina della composizione classica alla libertà dell’espressione contemporanea», commenta l'assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi: «nelle sue immagini il corpo umano si fa architettura, cultura, misura ideale. In dialogo costante con la scultura e con la tradizione classica, le fotografie di Mapplethorpe rivelano la sua aspirazione a un ideale di bellezza assoluta, rigorosa e insieme sensuale».
Nato a New York nel 1946 e morto a Boston a soli 42 anni, Mapplethorpe è uno degli interpreti della controcultura tra gli anni Sessanta e Ottanta, quando la creatività si fa gesto politico e le arti si fondono in nuovi linguaggi di libertà e identità. «Tutto cambia quando l’amica regista Sandy Daley regala a Mapplethorpe una Polaroid», racconta il curatore della mostra Denis Curti, «e con questa tra le mani, tra il 1970 e il 1971, Robert inizia un percorso legato allo studio del suo autoritratto, concentrato sulla rappresentazione del sesso omoerotico e partendo da se stesso. Nello stesso momento incontra Tom of Finland (pseudonimo di Touko Laaksonen): il primo a dare vita all’estetica omosessuale. Tra di loro nasce una grande amicizia che cambia per sempre la visione di Mapplethorpe. Entrambi esplorano il tema del feticismo, della pelle e della bellezza classica applicata al corpo maschile. Mentre Tom lo faceva con l'esagerazione del disegno, Mapplethorpe lo faceva con la precisione quasi marmorea della fotografia, ma entrambi hanno contribuito a rendere arte ciò che prima era considerato solo un materiale sotterraneo».
© Andrea Avezzu
A Milano protagonista è la sua ricerca estetica, i suoi nudi sensuali che si distinguono per la perfezione formale, una mimesi greca olimpica, in cui risaltano muscolatura e tensione fisica: il corpo, scolpito dall’uso sapiente della luce e dei contrasti, è il mezzo per la sublimazione della sua indagine artistica. «Autodidatta», continua Denis Curti, «Sam Wagstaff (suo mentore e compagno) gli regala nel 1975 la prima Hasselblad, la macchina a medio formato che gli permette di ottenere quella precisione scultorea e quei bianchi e neri perfetti per cui è oggi universalmente conosciuto. L’obiettivo di questa mostra è proprio quello di ricollocare Robert Mapplethorpe nella dimensione della fotografia più alta, tra i più importanti fotografi del XX secolo, oltre la provocazione e oltre la censura».
La costruzione di un percorso espositivo così completo è stata possibile grazie alla generosa collaborazione con la Fondazione Mapplethorpe di New York, creata dallo stesso fotografo nel 1988 pochi mesi prima della sua morte, non solo a tutela del suo lavoro ma anche per finanziare la ricerca medica e i progetti legati alla lotta contro il virus e alla cura dell’Hiv. La mostra si snoda infatti attraverso diverse sezioni tematiche con oltre 200 opere che ripercorrono l’intera evoluzione del linguaggio di Mapplethorpe, dagli esordi sperimentali alla maturità stilistica.
Il percorso si apre con gli assemblaggi realizzati sul finire degli anni Sessanta: in queste opere, molto rare e poco esposte, in cui Mapplethorpe combina ritagli di riviste, disegni e feticci religiosi, indumenti e oggetti, si riflettono la ricerca sull’identità e il piacere dell’artificio, sperimentati dall’artista con l’obiettivo di creare una relazione con l’altro. Ampio spazio è poi dedicato in due sezioni alle muse fondamentali dell'artista: se i ritratti di Patti Smith immortalano un legame simbiotico e vulnerabile che attraversa decenni, una vera e propria ode indelebile all’amata amica, quelli della campionessa mondiale di bodybuilding Lisa Lyon esplorano una bellezza androgina che trascende le convenzioni di genere, celebrando la potenza fisica attraverso parametri estetici neoclassici.
© Andrea Avezzu
La sezione degli autoritratti rivela un'introspezione dolorosa e fluida: Mapplethorpe usa la macchina fotografica come uno specchio dell'anima, documentando la propria esistenza dalle pose dandy degli anni Settanta fino alle immagini finali scavate dalla malattia. In mostra ci sono poi ritratti di celebrità come Andy Warhol, Peter Gabriel, Yoko Ono, Isabella Rossellini. Per Mapplethorpe il ritratto in studio è un incontro tra due anime: un altare visivo dove la corporeità viene trasfigurata in leggenda grazie a una cura maniacale per l'equilibrio e la luce.
Nudi maschili e femminili celebrano la perfezione classica, sfidando al contempo gli schemi sociali tradizionali. Particolarmente iconiche sono le fotografie dei fiori (calle, orchidee, tulipani), ritratti come apparizioni passionali e muscoli pulsanti, in bilico tra la sacralità della forma e allusioni delicatamente erotiche. La mostra chiude con una sezione che evidenzia il legame tra la fotografia contemporanea e la statuaria classica: Mapplethorpe usa la sua Hasselblad 500C per sciogliere le membra marmoree delle sculture antiche, infondendo loro una scintilla di vita e rendendo la pietra morbida come carne viva.
© Andrea Avezzu
La mostra milanese - secondo atto di una più ampia trilogia, che ha avuto inizio a Venezia nelle Stanze della Fotografia e proseguirà poi a Roma, al Museo dell’Ara Pacis, dal 29 maggio al 4 ottobre 2026 - è visitabile dal 29 gennaio al 17 maggio 2026 nei seguenti orari di apertura: da martedì a domenica ore 10.00-19.30; giovedì ore 10.00-22.30 (ultimo ingresso un'ora prima della chiusura; lunedì chiusa). Aperture straordinarie: domenica 5 aprile (Pasqua), lunedì 6 aprile (Lunedì dell’Angelo), sabato 25 aprile (Festa della Liberazione) e venerdì primo maggio (Festa dei Lavoratori) ore 10.00-19.30.
I biglietti per la mostra Robert Mapplethorpe: le forme del desiderio sono in vendita ai seguenti prezzi (esclusi diritti di prevendita): intero 15 euro (open 17 euro a data libera); ridotto 13 euro per visitatori dai 6 fino a 26 anni, over 65, soci Touring Club, Fai, Coop Lombardia, Fiaf, titolari di CartaEffe la Feltrinelli e Ibs, possessori di biglietti aderenti all’iniziativa Lunedì Musei (Museo Poldi Pezzoli / Museo Teatrale alla Scala) e - dal 15 al 30 marzo 2026 - di biglietto d’ingresso alla Mia Photo Fair, nonché per gruppi da 15 a 25 persone (con ingresso gratuito di una guida/accompagnatore per ogni gruppo); ridotto 12 euro per titolari di Milano Museo Card; ridotto 10 euro per studenti fino a 25 anni, persone con invalidità inferiore al 100%, titolari di abbonamento Card Musei Lombardia e soci Orticola; ridotto 6 euro per gruppi di studenti di ogni ordine e grado scolastico (da 15 a 25 persone, con ingresso gratuito per 2 accompagnatori per ogni gruppo); ingresso gratuito per bambini di età inferiore ai 6 anni e persone con invalidità pari al 100%. Biglietto famiglia (1 o 2 adulti + bambini da 6 a 14 anni), 10 euro ogni adulto e 6 euro ogni bambino. Nelle giornate di sabato 7 marzo, 11 aprile e 9 maggio 2026 sono in programma visite guidate con il curatore con inizio alle ore 11.00 (che prevedono un supplemento rispetto al biglietto di ingresso alla mostra).