I corpi che non avremo, con Fabrizio Calfapietra e Simone Tudda

Fabrizio Calfapietra e Simone Tudda © Gaia Capone Fabrizio Calfapietra e Simone Tudda © Gaia Capone
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DA Martedì03Febbraio2026
A Sabato14Febbraio2026

Dal 3 al 14 febbraio 2026 la Sala Tre del Teatro Franco Parenti di Milano (via Pier Lombardo 14) ospita lo spettacolo I corpi che non avremo di Francesco Toscani, con Fabrizio Calfapietra e Simone Tudda e la regia di Andrea Piazza (produzione Ensemble Teatro).

Lo spettacolo mette in scena la profonda crisi di ancoraggio dell’individuo contemporaneo rispetto alla propria dimensione corporea, trasformando il palcoscenico nel campo di battaglia tra il sudore della carne reale e l’ascesa verso la perfezione immacolata del pixel. L’azione si apre nel chiuso di un monolocale milanese, dove Mattia (Fabrizio Calfapietra), 33 anni, celebra il suo compleanno in una solitudine meticolosa. Davanti a una ciotola di latte e cereali, cantandosi da solo Tanti auguri a te, il protagonista si rifugia in un’esistenza fatta di notifiche e consumo ossessivo di social media e pornografia.

È proprio durante questo rituale domestico, mentre la luce dei video satura lo spazio, che l’atmosfera si incrina: Mattia percepisce un movimento alle proprie spalle, un’ombra che abita la sua stessa stanza. È l’ingresso dell’Altro (Simone Tudda), una figura enigmatica - metà allucinazione e metà coscienza - che costringe il protagonista a rompere il guscio della propria reclusione per affrontare un duello visionario tra memoria e presente.

Dall'appartamento metropolitano, lo spettacolo scivola a ritroso verso un campetto di provincia, riportando Mattia al momento in cui, a soli nove anni, ha scoperto per la prima volta lo sguardo degli altri. È la ricostruzione di un trauma silenzioso, l’istante in cui la percezione del sé si è frantumata: quel momento in cui il suo corpo ha smesso di essere casa per diventare prigione. Da quel primo senso di inadeguatezza, la narrazione attraversa un’infanzia e un'adolescenza segnate dal confronto brutale con modelli scolpiti e irraggiungibili, trasformando la propria carne in un territorio estraneo e ostile.

Il percorso di Mattia culmina in una trasfigurazione radicale, una sorta di ascesi laica verso l’astrazione digitale. In un rituale di spoliazione fisica e simbolica, il protagonista cerca di liberarsi dalla prigione che è il tempo per farsi pura forma, pura luce. È un approdo paradossale dove l’individuo si annulla per ritrovare un senso di perfezione che la realtà biologica gli nega, marciando finalmente nella luce e nel sempre.

Lo spettacolo esplora come la costante esposizione a modelli estetici filtrati e irraggiungibili alteri radicalmente la percezione di sé, spingendo l’individuo a percepire come difetti insopportabili i segni naturali del proprio corpo. La parabola di Mattia diventa così il simbolo di una patologia contemporanea in cui l'algoritmo non si limita a servire contenuti, ma plasma attivamente le identità, rendendo la carne reale un territorio di conflitto permanente rispetto all'ideale proposto dal mondo digitale.

Orari: martedì e mercoledì ore 20.15; giovedì ore 20.30; venerdì e sabato ore 19.00; domenica ore 16.30; lunedì riposo. Biglietti (esclusi diritti di prevendita): intero 22 euro; ridotto 16 euro per under 30; convenzioni 17 euro. Nello spettacolo sono presenti scene di nudo integrale. Per ulteriori informazioni contattare la biglietteria del Teatro Franco Parenti telefonando allo 02 59995206.

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