A Visionary at Altitude (N vijionar sö alalt), mostra fotografica di Stefano Zardini

The Pioneers n. 39 (Scuola sci - Spazzaneve) © Stefano Zardini The Pioneers n. 39 (Scuola sci - Spazzaneve) © Stefano Zardini
Fabbrica del Vapore Cerca sulla mappa
DA Giovedì12Febbraio2026
A Lunedì13Aprile2026

In occasione dei Giochi Olimpici Milano-Cortina 2026, Ikonos Art Gallery, Lumen-Museum of Mountain Photography e Fabbrica del Vapore aprono le porte alla mostra del fotografo ampezzano Stefano Zardini intitolata A Visionary at Altitude (N vijionar sö alalt): un’esperienza immersiva nel mondo della fotografia contemporanea e dell’arte a servizio della montagna.

Il progetto è una trilogia di collezioni del fotografo molto diverse tra loro per atmosfera e approccio visivo, il cui unico filo conduttore è il pensiero profondo e visionario di Stefano Zardini, che accompagna i visitatori lungo un percorso fatto di luoghi, di rumori e silenzi, ma soprattutto di uomini e donne di montagna. Sono tre le sedi della mostra, che creano un ponte ideale tra la città e le vette dolomitiche che hanno alimentato l’immaginario del fotografo fin dall’infanzia.

Le prime due sono la Konos Art Gallery di Cortina d'Ampezzo (via del Mercato 1, dal 27 dicembre 2025 al 13 aprile 2026) e il Lumen-Museum of Mountain Photography di Plan de Corones (Kronplatz 11, Riscone, dal 27 gennaio al 13 aprile 2026). La terza è la Sala Bianca della Fabbrica del Vapore di Milano (via Procaccini 4), dove la mostra è aperta al pubblico dal 12 febbraio al 13 aprile 2026 presentando la trilogia completa.

La prima collezione è The Pioneers’ Passion, uno dei progetti più visionari del fotografo ampezzano, nato dal monumentale archivio di foto d’epoca di famiglia, trasformato dall’autore in un racconto contemporaneo attraverso interventi cromatici e grafici in chiave pop, che ridanno vita alle immagini storiche dei primi pionieri della montagna. Gli scatti utilizzati come punto di partenza raccontano la nascita del turismo invernale in montagna, una completa novità per l’epoca. Stefano Zardini non cancella e non sovrascrive nulla: amplifica, con un’innovativa operazione concettuale ed espressiva. E cambia la storia. Le immagini monocromatiche di inizio Novecento, rigenerate dai suoi interventi, acquistano nuova luce, e anticipano ciò che sarà, o che potrebbe essere. Trasmettono una nuova energia, una fiducia necessaria per guardare alle sfide del futuro.


Snowland n. 19 © Stefano Zardini

La seconda collezione in mostra si intitola Snowland e propone una chiave di lettura insolita delle celebrate cime dolomitiche, trasformate in un gigantesco fun-park grazie a un sofisticato gioco stilistico e intellettuale di provocazioni. Un lavoro che indaga e ripropone l’ambiente naturale, visto e interpretato in rapporto con le sue genti. Le Dolomiti, patrimonio Unesco, le sue cattedrali di montagna, le sue sculture lignee tra le più importanti in Europa. È la montagna ad essere cambiata o è il turismo?: la provocazione che Zardini lancia per far riflettere sulla necessità di un diverso equilibrio non strettamente ambientale, ma soprattutto mentale.

Infine c'è la collezione Tracce (lasciare che l’occhio squarti il paesaggio), il progetto più intimo dell’autore in cui la protagonista assoluta è la montagna e la neve definita dal fotografo «una tela d’artista pronta per essere utilizzata. La neve che si lascia segnare, disegnare. Sciatori come volontari o inconsapevoli autori. Tracce sormontano altre tracce formando una trama in continua mutazione». Ad arricchire ulteriormente la mostra una rassegna di fotografie d’epoca delle Olimpiadi del 1956, tratta dall’archivio storico della famiglia Zardini.


Tracce (lasciare che l'occhio squarti il paesaggio) n.132 © Stefano Zardini
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