Happo One III, 2000 © Walter Niedermayr (courtesy l’artista, Ncontemporary Milano, Galerie Widauer Innsbruck)
Dal 12 febbraio al 28 giugno 2026, in occasione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, è aperta al pubblico presso gli spazi espositivi del Mudec - Museo delle Culture di Milano (via Tortona 56) la mostra Il senso della neve, che esplora il tema della neve dal punto di vista scientifico, artistico e antropologico, partendo dalla geometria dei cristalli per poi analizzare l'evoluzione della neve nell'arte, che da sfondo diventa protagonista, con opere che spaziano dalla pittura di paesaggio europea alle stampe giapponesi.
La neve è un fenomeno naturale e quasi magico che ha da sempre condizionato e al contempo ispirato il genere umano. La mostra, curata da Sara Rizzo e Alessandro Oldani e realizzata in collaborazione con la rete Mipam, è un viaggio multidisciplinare che tocca scienza, arte e antropologia esponendo oltre 150 opere tra dipinti, installazioni e oggetti etnografici.
Il percorso si apre con una collezione di boules à neige e con lo studio scientifico della neve. Alle ricerche pionieristiche di Bentley e Nakaya sulla geometria dei cristalli nevosi vengono accostati i fiocchi di neve generati al computer da Barbara T. Smith nel 1972. La sezione etnografica offre uno sguardo sulla neve nelle culture artiche (Sami, Ciukci, Inuit), antartiche (Selk’nam e Yaghan) e del terzo polo (Tibet): nevi perenni e ghiacciai hanno ispirato miti e pratiche rituali legate allo sciamanesimo e hanno modellato la vita di queste popolazioni, influenzando oggetti e strategie di adattamento, dalle abitazioni ai trasporti e all’abbigliamento.
La mostra esplora come la neve e il ghiaccio si siano evoluti da elementi scenografici nell’arte europea, come raffigurati da artisti quali Leytens e Brueghel il Vecchio, fino a diventare soggetti centrali con significati metaforici associati alle visioni divisioniste e simboliste, come si vede nelle opere di Longoni e Maggi, fino nell’approccio naïf di Ligabue.
Nell’arte giapponese il ruolo della neve è profondamente simbolico e rimanda ai concetti di purezza, silenzio e bellezza effimera. Quest’ultima si trova non solo nelle stampe ukiyo-e di Hiroshige e Kunisada, ma anche nell’installazione inedita di Chiharu Shiota che ha anticipato la mostra, The Moment the Snow Melts, realizzata nell’agorà del Mudec.
Nel Novecento ghiaccio e neve diventano materia stessa dell’opera d’arte, come nella storica performance di Judy Chicago Dry Ice Environment #1. La neve viene inoltre interpretata attraverso nuovi linguaggi e media, facendosi veicolo di riflessioni su isolamento, fragilità e questioni coloniali come nel lavoro di Pia Arke o in quello di Xu Zhen.
Nell’arte contemporanea, attraverso le opere di Shimabuku, Walter Niedermayr, Philipp Messner, Irene Kopelman, vengono affrontati i temi del cambiamento climatico e dell’overtourism: lo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai cambia paesaggi ritenuti immutabili e pone interrogativi sul futuro degli ecosistemi e delle comunità montane e sull’impatto delle attività umane.
Nella sezione speciale allestita nelle vetrine ricurve dell’agorà, infine, trova spazio l’installazione inedita When Fox is a Thousand di Summer Mei-Ling Lee, composta da 85 veli di cotone trasparente che evocano un paesaggio innevato animato da apparizioni mitologiche in cianotipia.
La mostra è visitabile nei seguenti orari di apertura: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica 9.30-19.30; giovedì 9.30-22.30. Ulteriori informazioni via email.